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Una review recentemente pubblicata sul Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases approfondisce il rapporto bidirezionale apnee del sonno-nefropatia cronica.
Pubblicata sul Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases, una review condotta all’Università della California a Irvine approfondisce il nesso tra le due forme patologiche
Da una parte abbiamo l’apnea ostruttiva del sonno, disturbo respiratorio ampiamente sotto diagnosticato, ma con una prevalenza significativa che negli ultimi vent’anni ha fatto registrare un netto incremento e che si accompagna a un classico corteo di complicanze cardiovascolari e a un aumentato della mortalità.
Dall’altra c’è la nefropatia cronica, insufficienza d’organo che appare estremamente frequente proprio nei pazienti che presentano apnee ostruttive del sonno. Da qualche tempo la correlazione tra queste due forme patologiche rappresenta un campo di studi particolarmente fertile, in quanto si tratta di un rapporto bidirezionale, in cui le apnee ostruttive del sonno favoriscono la progressione della malattia renale e viceversa.
In entrambi i casi siamo in presenza di una chiara e spiccata associazione con la morbilità e la mortalità cardiovascolare, che rende ancora più importante decifrare i meccanismi in gioco. Anche per questo, appare interessante l’approfondita panoramica sul tema che rappresenta una review condotta all’Università della California a Irvine, pubblicata sul Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases.
Quali sono i meccanismi bidirezionali in gioco
Come spiegano gli autori, l’ipossia determinata dalle apnee del sonno produce una serie di effetti dannosi a livello della funzione renale, che vanno dallo stress ossidativo all’infiammazione e all’attivazione simpatica, che contribuiscono alla progressione della nefropatia.
Al danno parenchimale diretto causato dalla ridotta ossigenazione del rene, si aggiungono infatti diverse conseguenze indirette come quelle causate dai ripetuti cicli di ipossia e iperventilazione, che attivano la produzione e il rilascio di catecolamine avviando la disfunzione endoteliale a livello dell’organo.
Da parte sua, la nefropatia cronica va ad aggravare l’entità dell’apnea ostruttiva per via dell’insufficiente clearance dei metaboliti, inducendo neuropatia uremica e miopatia, alterazioni della chemosensibilità e ipervolemia. In questo quadro, la riduzione delle capacità contrattili dei muscoli dilatatori del tratto respiratorio superiore riduce la pervietà faringea, mentre i cambiamenti dell’equilibrio metabolico e la ritenzione idrica attivano rispettivamente una risposta alterata all’ipercapnia e la compressione delle vie aeree, con conseguente apnea.
Come viene sottolineato nel lavoro statunitense, il rapporto bidirezionale tra le apnee del sonno e la nefropatia cronica – già di per sé articolato e complesso – si può comunque complicare per la concomitanza di ulteriori comorbidità che rendono problematico distinguere quali siano le cause e quali siano le conseguenze dell’una o dell’altra patologia.
Il messaggio: bisogna adottare sempre il doppio screening
Affrontando nei suoi molteplici risvolti gli aspetti riguardanti la diagnosi e la terapia, gli autori ricordano che la polisonnografia notturna rappresenta il gold standard diagnostico per i disturbi respiratori del sonno e che il ricorso ai dispositivi di ventilazione meccanica a pressione positiva è il cardine del trattamento delle apnee ostruttive.
In ogni caso, proprio dalla terapia viene una ulteriore conferma del rapporto bidirezionale apnee del sonno-nefropatia cronica: come mostrano alcuni studi, la risposta positiva al trattamento di una delle due malattie, infatti, si riflette positivamente sulla prognosi dell’altra.
Se l’approccio basato sulla ventilazione a pressione positiva continua dell’apnea si traduce in un miglioramento complessivo di parametri renali come l’attività del sistema renina-angiotensina, la frazione di filtrazione glomerulare e i livelli di aldosterone, allo stesso modo il ricorso all’emodialisi notturna nei casi di insufficienza renale riduce in modo significativo gli eventi di apnea e aumenta la saturazione minima dell’ossigeno.
In definitiva, si tratta di una controprova che ribadisce quanto sia importante, di fronte a una delle due condizioni, valutare sempre l’eventuale compresenza dell’altra.
Reference
Hui L, Benca R. The Bidirectional Relationship Between Obstructive Sleep Apnea and Chronic Kidney Disease. J Stroke Cerebrovas Dis, Volume 30, Issue 9, 2021, https://doi.org/10.1016/j.jstrokecerebrovasdis.2021.105652
20 Settembre 2021
Autore: 1952