TUMEFAZIONI DEL COLLO

Tumore differenziato della tiroide: il ruolo dell’ablazione postoperatoria con radioiodio

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L’ablazione postoperatoria dei residui con iodio radioattivo a bassa intensità è da preferire per i pazienti a rischio da basso a intermedio.

Una revisione di studi di letteratura ha cercato di chiarire le modalità più efficaci per effettuare l’ablazione con radioiodio dopo la tiroidectomia nei pazienti con carcinoma a rischio basso e intermedio Il carcinoma differenziato della tiroide, che si presenta soprattutto sotto forma di carcinoma papillare e follicolare, è il tipo più diffuso di cancro della tiroide e ha in generale una prognosi eccellente, con tassi di sopravvivenza a 10 anni superiori a 95%. In parte questo è dovuto alla sempre maggiore possibilità di rilevare precocemente lesioni papillari di piccole dimensioni. Dal punto di vista terapeutico, la tiroidectomia è l’intervento di riferimento con intento curativo, dopo il quale spesso i pazienti sono avviati a una terapia postoperatoria di ablazione con iodio radioattivo (iodio 131). Questa terapia ha un duplice vantaggio: elimina il tessuto tiroideo residuo, facilitando l’individuazione precoce delle eventuali metastasi, e permette di trattare le lesioni microscopiche occulte che persistono dopo la chirurgia, agendo come una terapia adiuvante.

Gli aspetti da chiarire

Le evidenze raccolte indicano un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia associato all’impiego dell’ablazione postoperatoria con radioiodio nei pazienti ad alto rischio, mentre per i pazienti classificati a rischio basso o intermedio, in base al numero, alle dimensioni, all’istologia e alla localizzazione delle metastasi, i dati a supporto di un vantaggio in sopravvivenza sono ancora controversi. Poiché però la prognosi è migliore proprio nei sottogruppi a rischio basso e intermedio, la prevenzione delle recidive rappresenta un obiettivo primario della terapia, e c’è quindi interesse a ottenere dati solidi per valutare l’efficacia dell’ablazione con iodio radioattivo in questi pazienti. Un altro aspetto dubbio è rappresentato dalla dose ottimale da impiegare nei pazienti a rischio basso e intermedio, in quanto nei diversi studi sono stati impiegati regimi molto diversi tra loro. In via teorica, ci si dovrebbe attendere una maggiore efficacia con l’impiego di dosi più elevate, che comportano però anche numerosi svantaggi, come la necessità di isolamento del paziente, la maggiore durata e i costi più elevati del ricovero, l’aumento dell’incidenza degli eventi avversi e delle tossicità. Inoltre, i dati relativi agli esiti a lungo termine e all’insorgenza delle recidive non indicano differenze tra i pazienti trattati con ablazione con iodio radioattivo ad alta e a bassa attività.

Ablazione ad alta o a bassa attività?

Per cercare di chiarire questi aspetti controversi, un gruppo di ricercatori irlandesi ha condotto una revisione sistematica della letteratura con metanalisi degli studi pubblicati sul tema. L’obiettivo principale era valutare il tasso di guarigione a lungo termine associato all’ablazione postoperatoria con radioiodio ad alta e a bassa attività nei pazienti a rischio basso e intermedio. La ricerca è stata condotta nei principali database della letteratura scientifica, selezionando trial controllati randomizzati (RCT) e studi osservazionali che avessero valutato i risultati ottenuti con l’ablazione a radioiodio per un periodo superiore a 12 mesi. Nell’analisi sono stati inclusi 10 studi, 6 RCT e 4 studi osservazionali, per un totale di 3.821 pazienti, in grande maggioranza donne (3.102, 81,2%) e con diagnosi di carcinoma papillare della tiroide (3.449, 90,3%). Di questi, il 42% (1.615 pazienti) è stato trattato con ablazione con radioiodio a bassa intensità e il 58% (2.206) ha ricevuto la terapia ad alta attività. Non sono state rilevate differenze tra i due gruppi per quanto riguarda i tassi di recidive a lungo termine (rischio relativo, RR: 0,88), analogamente, non sono emerse differenze statisticamente significative nei tassi di successo dell’ablazione (RR: 0,95), nel rischio di ripetere l’ablazione (RR: 1,37) e nella durata del ricovero. “I risultati dell’analisi dimostrano che l’ablazione postoperatoria dei residui con iodio radioattivo a bassa e alta attività dà esiti comparabili in termini di tassi di recidiva e successo della terapia per i pazienti con carcinoma differenziato della tiroide a rischio da basso a intermedio” commentano gli autori. “Questi dati suggeriscono che in questi pazienti l’utilizzo dell’ablazione con radioiodio a bassa attività sia preferibile a quella ad alta attività, perché associata a un’efficacia simile e a una ridotta morbilità”.

Reference

James DL, Ryan ÉJ, Davey MG, et al. Radioiodine remnant ablation for differentiated thyroid cancer: a systematic review and meta-analysis. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2021;147(6):544-552.


26 Luglio 2021
Autore: 1951


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