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Secondo un gruppo di ricercatori italiani, il lockdown potrebbe aver favorito la ricomparsa del tinnito in una percentuale significativa di pazienti affetti da acufene cronico.
Secondo quanto osservato da un gruppo di ricercatori italiani, il lockdown potrebbe aver favorito la ricomparsa del tinnito in una percentuale significativa di pazienti affetti da acufene cronico. Le App e le piattaforme che forniscono servizi interattivi ai pazienti potrebbero rappresentare un valido supporto in simili situazioni di emergenza.
Con la fine della fase di lockdown dovuta alla pandemia da Covid-19 in Italia, l’accesso ai reparti di Otorinolaringoiatria è diventato meno difficoltoso e, seppur con le dovute restrizioni, l’attività clinico-assistenziale è gradualmente ripartita.
Con la ripresa delle visite, un gruppo di specialisti, coordinati da Nicola Quaranta dell'Università Aldo Moro di Bari, ha rilevato un numero elevato di accessi per riacutizzazione e aumento dell’intensità del tinnitus in pazienti con diagnosi già nota di acufene cronico, che si erano precedentemente stabilizzati senza ricorrere ad alcun trattamento.
Riacutizzazione dell’acufene cronico: come e perché?
Il tinnito ha effetti importanti sulla
qualità di vita, incidendo negativamente sullo stato emotivo, sulla
qualità del sonno e sulla
concentrazione. La percezione soggettiva da parte dei pazienti dell’impatto dell’acufene può essere quantificata attraverso il questionario
Tinnitus Handicap Inventory (THI), composto da 25 domande.
Grazie a questo strumento è possibile classificare la severità del disturbo percepito in quattro categorie: lievissimo (punteggio compreso tra 0 e 16), lieve (tra 18 e 36), moderato (tra 38 e 56), severo (tra 58 e 76) e catastrofico (tra 78 e 100).
Dopo l’inizio della cosiddetta “f
ase 2”, i ricercatori hanno sottoposto 16 pazienti con acufene cronico al questionario THI, ottenendo i seguenti risultati:
- nel 65,5% moderato
- nel 18,75% severo
- nel 12,5% catastrofico
- nel 6,25% lieve
Per 12 dei 16 pazienti, corrispondenti al 75% del campione, il grado di severità del disturbo è aumentato di un livello, passando da lieve a moderato in 9 pazienti e da moderato a severo negli altri 3.
Una possibile spiegazione per questo aumento della percezione della gravità dell’acufene durante il lockdown potrebbe essere l’assenza di
rumore ambientale in grado di mascherare il sintomo. Infatti, tra le principali cause dell’acufene riportate in letteratura vi è la
riorganizzazione corticale maladattiva dovuta alla
deprivazione sensoriale, che può essere migliorata attraverso il
mascheramento del suono. Inoltre, lo stato di
ansia e l’aumento dello
stress a causa della situazione di emergenza contingente, potrebbe avere contribuito a peggiorare la severità del tinnito.
Un aiuto dalla tecnologia
Secondo quanto dimostrato da un recente studio, il campo della telemedicina negli ultimi anni ha fatto passi da gigante anche per la gestione del tinnito. Esistono infatti alcune
applicazioni web e per
smartphone specifiche per pazienti con acufene sono in grado di fornire in modo efficace e facilmente accessibile un servizio di counseling e di informazione interattiva, oltre a diverse varianti di terapia del suono.
«Certamente implicati nonché interconnessi nella recrudescenza dell’acufene sono sia i pathways di pertinenza del sistema limbico – stress, preoccupazioni, emozioni- sia i meccanismi di plasticità neuronale della corteccia uditiva primaria, per cui ridurre tempestivamente lo stato d’ansia potrebbe consentire il rilascio di risorse neurali fondamentali per ridurre la percezione dei sintomi» commentano gli autori dello
studio, pubblicato a giugno 2020 su
European Archives of Oto-Rhino-Laryngology.
«Ecco perché possiamo aspettarci risultati migliori nel trattamento dell’acufene possono essere ottenuti combinando la tradizionale sound therapy con altri approcci terapeutici cognitivo-comportamentali».
A causa delle severe
restrizioni nei rapporti interpersonali durante il lockdown, tanto nell’ambito lavorativo quanto nell’assistenza sanitaria, si è ampiamente diffuso lo sviluppo di applicazioni e servizi interattivi fruibili via web e mobile. Questi strumenti potrebbero rappresentare una prospettiva promettente per i pazienti con acufene cronico in termini di rapporto costo-efficacia, tollerabilità e semplicità d’uso.
Reference
Anzivino R, Sciancalepore PI, Petrone P, et al. Tinnitus revival during COVID-19 lockdown: how to deal with it? Eur Arch Otorhinolaryngol. 2020;1-2.
27 Luglio 2020
Autore: Redazione