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Nuove evidenze sull’associazione tra ostruzione congenita del dotto nasolacrimale e otite media

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Un nuovo studio pubblicato su Journal of AAPOS collega l’ostruzione congenita del dotto nasolacrimale e otite media, suggerendo un possibile coinvolgimento simultaneo.

Un recente studio pubblicato sul Journal of AAPOS offre nuove prospettive sull’associazione tra due condizioni pediatriche comuni: l’ostruzione congenita del dotto nasolacrimale (cNLDO) e l’otite media (OM). La ricerca, condotta da Taylor J. Linaburg del Children’s Hospital of Philadelphia e dello Scheie Eye Institute dell’Università della Pennsylvania, ha analizzato un ampio campione di bambini per indagare il possibile legame tra queste due patologie.

Anomalie anatomiche condivise

L’ipotesi alla base dello studio è che anomalie anatomiche condivise possano predisporre simultaneamente allo sviluppo di cNLDO e OM. In particolare, è stata approfondita anche la relazione tra le forme più gravi delle due condizioni: la cNLDO che richiede un intervento chirurgico e l’OM che porta all’inserimento di tubi di miringotomia (MT). Entrambe le condizioni sono molto diffuse in età pediatrica: la cNLDO colpisce tra il 5% e il 20% dei bambini sotto l’anno di età, causando epifora persistente o secrezione mucoide oculare; l’OM, invece, rappresenta la seconda diagnosi più comune nei bambini piccoli, con una prevalenza dell’80% nei primi tre anni di vita.

Lo studio ha adottato un disegno retrospettivo trasversale, analizzando i dati di oltre 43.000 bambini di età inferiore ai 5 anni che avevano ricevuto cure sia oftalmologiche sia pediatriche presso il Children’s Hospital di Philadelphia in un periodo di 14 anni (dal 2009 al 2023). Le diagnosi di cNLDO e OM sono state identificate tramite codici ICD, mentre gli interventi chirurgici sono stati tracciati attraverso i codici CPT. L’inclusione di una coorte così ampia e ben caratterizzata rappresenta uno dei punti di forza principali della ricerca.

Cosa emerge dallo studio

I risultati hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa tra la presenza di cNLDO e la diagnosi di OM. In particolare, i bambini con cNLDO avevano quasi tre volte più probabilità di ricevere una diagnosi di otite media (odds ratio [OR] = 2,9). Inoltre, tra coloro che erano stati sottoposti a chirurgia per cNLDO, il rischio di necessitare successivamente anche di tubi di miringotomia risultava significativamente aumentato (OR = 2,8). Questa associazione si è mantenuta anche nell’analisi di sottogruppo sui soli bambini con OM: quelli che avevano avuto un intervento chirurgico per cNLDO avevano una probabilità doppia di necessitare MT rispetto a chi non aveva avuto cNLDO o lo aveva avuto in forma non chirurgica.

Questi dati supportano l’ipotesi che possa esistere una base anatomica o embriologica condivisa tra le due condizioni. Il dotto nasolacrimale e la tuba di Eustachio derivano entrambi da strutture craniofacciali che continuano a svilupparsi nel periodo postnatale. Un arresto o un’alterazione nello sviluppo della regione nasomascellare potrebbe quindi influenzare entrambi i sistemi. In altre parole, uno stesso difetto morfogenetico potrebbe manifestarsi sia come ostruzione del dotto lacrimale sia come disfunzione della tuba di Eustachio, predisponendo allo sviluppo di otite media con effusione.

Le implicazioni cliniche sono rilevanti. Nei bambini affetti da otite media, una storia di chirurgia per cNLDO potrebbe rappresentare un indicatore precoce di rischio per la necessità di inserimento di tubi di ventilazione. Questi pazienti potrebbero beneficiare di una valutazione otorinolaringoiatrica precoce e di un monitoraggio più attento. Inoltre, in presenza di indicazione chirurgica per entrambe le condizioni, potrebbe essere utile valutare un approccio integrato che consenta di eseguire il sondaggio del dotto lacrimale e il posizionamento dei tubi di miringotomia nella stessa seduta anestesiologica, riducendo l’esposizione complessiva del bambino all’anestesia generale.

Naturalmente, lo studio presenta anche alcune limitazioni. La natura retrospettiva non consente di stabilire relazioni causali e non è stato possibile ricostruire con precisione la sequenza temporale degli interventi. Inoltre, la ricerca non includeva un’analisi diretta delle anomalie anatomiche ipotizzate, che resta un aspetto da approfondire con future indagini morfologiche o di imaging.

Conclusioni

In sintesi, lo studio offre una chiave di lettura originale: come in un impianto idraulico, un difetto in un “tubo” del viso del bambino – il dotto lacrimale – può essere il segnale che anche un altro “tubo” vicino – la tuba di Eustachio – potrebbe presentare problemi. Entrambi i sistemi fanno parte della stessa architettura embriologica, e un difetto strutturale nello sviluppo potrebbe spiegarne il coinvolgimento simultaneo. Per il pediatra, l’oftalmologo e l’otorino, riconoscere questi segnali precoci potrebbe contribuire a una presa in carico più efficace e integrata del piccolo paziente.

Reference

Linaburg TJ, Binenbaum G, Buzi A, Spiller A, Yu Y, Ying GS, Katowitz WR. Association between congenital nasolacrimal duct obstruction and otitis media. J AAPOS. 2025 Jun;29(3):104211. doi: 10.1016/j.jaapos.2025.104211. 


13 Agosto 2025
Autore: Redazione


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