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La sindrome di Down è una condizione complessa, sia dal punto di vista della genetica sia da quello degli effetti sull’organismo che possono interessare diversi organi e sistemi e che quindi predispongono a un rischio aumentato di comorbilità. Tra queste ultimerientra l’otite media effusiva, la più comune causa di ipoacusia nei bambini con Trisomia 21.
È quindi importante gestire tale patologia in modo adeguato in termini di diagnosi tempestiva e di trattamento appropriato, per cercare di prevenire l’ipoacusia che può avere importanti ricadute sullo sviluppo del linguaggio.
Per questo motivo, le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) e dell’American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery (AAO-HNS) raccomandano la valutazione dell’udito tramite test appropriati nei bambini con sindrome di Down e diagnosi di otite media effusiva.
Un gruppo di ricerca del Children’s Mercy Hospital di Kansas City, negli Stati Uniti, ha valutato l’aderenza alle raccomandazioni delle linee guida all’interno dell’ospedale, con l’obiettivo di capire se e come diversi fattori clinici influiscano sulla frequenza con cui i bambini con sindrome di Down vengono sottoposti a test dell’udito a seguito di una diagnosi di otite media effusiva.
Sono stati analizzati retrospettivamente i dati di 124 bambini con sindrome di Down, di età compresa tra 1 e 8 anni, che avevano ricevuto una diagnosi di otite media effusiva tra il 2018 e il 2020 in diversi setting: cliniche pediatriche, centri specializzati per la sindrome di Down e centri di otorinolaringoiatria.
I fattori demografici considerati per l’analisi erano: il sesso biologico, l’età alla prima diagnosi, l’etnia e il tipo di assicurazione sanitaria, mentre come parametri clinici sono stati inclusi il numero di episodi e l’eventuale storia di otite, il setting clinico, il rinvio in otorinolaringoiatria dopo la diagnosi, la valutazione per la timpanostomia ed eventuali procedure pregresse, il risultato dello screening uditivo neonatale.
I risultati indicano che 1 bambino su 3 (33,1%) ha eseguito un test dell’udito dopo la prima diagnosi di otite media effusiva. Nella quasi totalità dei casi (91,1%) la diagnosi è stata posta in un centro di otorinolaringoiatria.
Nel periodo analizzato, la maggior parte dei pazienti inclusi nello studio ha avuto un solo episodio diagnosticato di otite (50,8%), ha ricevuto una nuova diagnosi (90,3%), ha superato il test uditivo neonatale (60,5%), aveva una storia di otite media effusiva (67,7%).
Una quota minima dei partecipanti (2,4%) è stata indirizzata a un otorino dopo la diagnosi, mentre circa il 60% aveva una storia di timpanostomia.
L’analisi statistica non ha però indicato correlazioni significative tra i fattori clinici analizzati e l’esecuzione dei test uditivi.
“I risultati della nostra analisi indicano che i test per l’udito vengono effettuati in un numero limitato di casi di bambini con sindrome di Down dopo la diagnosi di otite media effusiva, e i fattori scelti per l’analisi, compreso il setting clinico, non hanno dimostrato un effetto significativo sull’esecuzione o meno di tali test” commentano gli autori. “I risultati dell’analisi statistica suggeriscono, però, che i centri specializzati nella gestione della sindrome di Down, sebbene abbiano meno probabilità di diagnosticare formalmente l’otite media effusiva rispetto ai centri otorinolaringoiatrici, sono in grado di monitorare costantemente lo stato dell’udito dei bambini attraverso lo screening audiologico annuale raccomandato dalle linee guida”.
O’Donnell M, Sultana N, Talib N, et al. The use of hearing tests to assess otitis media with effusion in children with Down syndrome. Int J Pediatr Otorhinolaryngol. 2024 Jul;182:112018.
25 Febbraio 2025
Autore: Redazione
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