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Test di Rosenberg

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Test audiologici avanzati per diagnosticare ipoacusia e differenziare lesioni cocleari da quelle retrococleari.

Una valutazione audiologica completa comprende una serie di esami approfonditi per determinare la salute dell’udito: audiometria tonale, audiometria vocale e impedenzometria. Tra i test di audiometria tonale sopraliminare rientra anche il test di Rosenberg.

L’audiometria tonale ha l’obiettivo di valutare quantitativamente la capacità uditiva misurandone la soglia, cioè il minimo livello di udibilità del suono, mediante l’uso di toni puri, privi di armoniche.

L’audiometria tonale sopraliminare, in particolare, comprende una serie di test audiometrici che utilizzano suoni a livelli di intensità superiori alla soglia uditiva e permettono di differenziare tra sofferenze cocleari (legate all’orecchio interno) e sofferenze retrococleari (legate al nervo acustico e ad altre strutture retrostanti).

L’obiettivo principale dell’audiometria tonale sopraliminare è individuare fenomeni come il recruitment e l’adattamento, e distinguere tra l’adattamento e l’affaticamento: entrambi, infatti, portano a una riduzione della sensibilità agli stimoli sonori, ma con basi fisiopatologiche diverse.

Il recruitment è caratteristico delle lesioni cocleari, a causa delle quali il soggetto colpito percepisce incrementi significativi della sensazione sonora anche con piccoli aumenti di intensità, mentre l’adattamento è una riduzione temporanea della sensibilità uditiva durante l’esposizione a stimoli sonori costanti, e può indicare sofferenze sia cocleari sia retrococleari.

L’affaticamento uditivo è una riduzione temporanea della capacità uditiva che persiste dopo un’esposizione a stimolazioni sonore intense e prolungate. Si tratta di un fenomeno periferico che coinvolge il recettore sensoriale, il quale, a causa dell’esaurimento, non riesce più a trasformare lo stimolo in un impulso nervoso da inviare al cervello. Nell’adattamento, invece, il recettore continua a funzionare normalmente, inviando l’impulso nervoso al cervello che però, abituandosi allo stimolo costante, smette di considerarlo. Quindi, quando un soggetto è esposto a uno stimolo sensoriale costante, dopo un periodo di tempo variabile percepisce lo stimolo in modo attenuato o smette del tutto di percepirlo. L’entità e la durata dell’affaticamento uditivo dipendono dall’intensità e dalla durata della stimolazione sonora, poiché interessano specificamente la frequenza del suono stimolante e le frequenze vicine. 

Questo fenomeno può essere studiato tramite un esame audiometrico, che rivela un innalzamento della soglia uditiva dopo la stimolazione sonora. Un aumento dell’affaticamento uditivo, rilevato attraverso tali esami, può indicare una lesione dell’apparato nervoso dell’udito.

Esiste una correlazione tra valori anormali di adattamento e la probabilità di lesione retrococleare; pertanto, il riscontro di tali valori durante un esame dell’udito completo costituisce un’indicazione precisa per ulteriori approfondimenti diagnostici.

Che cos’è e a cosa serve

Il test di Rosenberg è utile per individuare in particolare fenomeni di adattamento patologico dell’udito ed è uno degli esami audiometrici impiegati per la diagnosi di ipoacusia neurosensoriale retrococleare. Questa forma di perdita dell’udito ha origine in una zona profonda dell’orecchio, in prossimità del nervo acustico, ed è caratterizzata da un’eccessiva velocità di adattamento dell’orecchio al suono.

Il tempo di adattamento a uno stimolo varia in funzione dell’intensità e, nel caso del campo uditivo, della frequenza in Hz dello stimolo. Le vie centrali mostrano un adattamento più rapido per stimoli intensi e frequenze elevate. Quando le vie uditive centrali presentano lesioni patologiche, l’adattamento a uno stimolo diventa più rapido, e questo indica, appunto, una loro condizione di sofferenza.

Il test di Rosenberg è una semplificazione del test di Carhart o TDT (Tone Decay Test) che viene condotto a livello iuxta liminare ed è un esame monoaurale, eseguito per frequenze di 500, 1000 e 2000 Hz. 

Rispetto al TDT, il test di Rosenberg è più veloce, in quanto il tempo di esposizione complessivo è fissato a 60 secondi e non viene riprogrammato per ogni cambiamento di livello di intensità del suono; tuttavia, non è in grado di rilevare un danno al nervo acustico nelle fasi iniziali, poiché questo richiede una stimolazione più prolungata. 

Quando eseguire il test di Rosenberg

Il test di Rosenberg viene solitamente eseguito in caso di sintomi di perdita uditiva o in occasione di una valutazione dell’udito completa. È indicato per persone di tutte le età, compresi i pazienti pediatrici, per i quali esistono specifiche procedure di audiometria pediatrica. Nei bambini un’identificazione tempestiva dei problemi di udito tramite esame audiologico permette infatti di intervenire rapidamente, riducendo l’impatto che queste difficoltà possono avere sull’acquisizione delle competenze linguistiche e comunicative. 

L’audiometria sopraliminare è particolarmente utile in questo contesto, in quanto consente di identificare e differenziare le sofferenze cocleari dalle sofferenze retrococleari, fornendo informazioni indispensabili per una diagnosi accurata e per la pianificazione di interventi terapeutici mirati.

Inoltre, può essere parte di un esame uditivo completo effettuato da un audiologo o da un audioprotesista presso un centro audiologico. Il test di Rosenberg è preferito in alcuni casi perché fornisce una misurazione dell’udito più rapida senza reimpostare il tempo per ogni incremento, semplificando il processo e riducendo l’affaticamento di chi vi si sottopone.

Come si esegue

Questa procedura audiometrica è semplice e non invasiva. Durante l’esame, il soggetto da esaminare viene posizionato in una cabina silenziosa e invitato a indossare delle cuffie collegate a un’apparecchiatura audiometrica specifica, chiamata audiometro.

Il test prevede la presentazione iniziale di un tono a un’intensità di 10 dB sopra la soglia uditiva: il soggetto in esame dovrà segnalare il momento in cui non lo percepisce più. L’intensità del tono viene quindi incrementata di 5 dB, senza resettare il conteggio del tempo, e così via, fino a completare i 60 secondi previsti dal test. In questo modo vengono rilevati i decibel necessari per mantenere la percezione del tono durante l’intero periodo. Il risultato è considerato patologico per incrementi di intensità di 25 dB o superiori nei 60 secondi del test.

Nei pazienti con ipoacusia retrococleare, l’orecchio si abitua rapidamente al suono e smette di percepirlo dopo un breve periodo. Quando il paziente segnala di non sentire più il segnale, viene inviato alle cuffie un suono a un’intensità più alta, e il paziente deve nuovamente indicare quando non percepisce più il segnale. Il test prosegue in questo modo per 60 secondi. Valutando la velocità di adattamento in termini di numero di incrementi effettuati in 60 secondi, il medico specialista può effettuare la diagnosi.

Interpretazione dei risultati

I risultati del test di Rosenberg vengono interpretati attraverso l’audiogramma, un grafico che rappresenta la capacità uditiva del paziente a varie frequenze uditive e che mostra la soglia di udibilità del paziente per ogni frequenza testata. Un’audiometria computerizzata può essere utilizzata per ottenere risultati più precisi. 

Se il paziente riesce a percepire il tono ininterrottamente per 60 secondi al livello di soglia, il decadimento del tono è pari a 0 dB.

Se l’intensità del tono deve essere aumentata per mantenere l’udibilità nei 60 secondi, la quantità di decadimento del tono viene registrata in base al livello di intensità finale al termine del periodo di esposizione.

Un decadimento significativo del tono (per esempio più di 25-30 dB) può indicare una patologia retrococleare, come una lesione del nervo acustico.

Se l’audiogramma diagnostica una perdita uditiva, l’audiometrista può suggerire ulteriori esami, come l’impedenzometria, o consigliare l’uso di apparecchi acustici. Nei casi in cui sia necessaria una diagnosi più dettagliata, può essere eseguito un esame uditivo completo, che include ulteriori test audiometrici e procedure diagnostiche.

Il test dell’udito gratuito e gli esami dell’udito online rappresentano ottimi punti di partenza per chi sospetta di avere problemi uditivi, ma sono comunque opportuni esami più dettagliati e specifici per approfondire la situazione.

Reference

1. Britannica. Hearing tests. Disponibile all’indirizzo: https://www.britannica.com/science/ear/Hearing-tests

2. L. Pignataro et al. Trattato di otorinolaringoiatria ed audiologia. Edises, 2012

3. Livi W, Mezzedimi C. Audiologia pratica. Edizioni Helicon, 2019.


05 Settembre 2024
Autore: Redazione


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