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Audiometria sopraliminare

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Test audiometrici per diagnosticare ipoacusia, valutare il deficit uditivo, e pianificare la riabilitazione uditiva.

Nell’ambito dell’audiologia, con il termine audiometria si indica un insieme di protocolli standard e procedure – chiamati appunto test audiometrici – mirati alla valutazione della funzione uditiva e a individuare eventuali disturbi dell’udito.

I test audiometrici sono fondamentali per la diagnosi di ipoacusia, per la valutazione dell’entità del deficit, per identificarne il tipo (perdita uditiva neurosensoriale, trasmissiva o mista) e le possibili cause (per esempio deficit a carico del condotto uditivo e della membrana timpanica, otosclerosi, patologie cocleari e del nervo acustico, sindrome di Menière ecc.). 

Alcuni test audiometrici, poi, sono utili per il fitting delle protesi acustiche e per la valutazione della loro efficacia.

L’audiometria si distingue in soggettiva, che richiede cioè la collaborazione del paziente, e oggettiva, che prevede la valutazione della risposta dell’apparato uditivo a determinati stimoli acustici. In quest’ultima categoria rientrano esami come l’impedenzometria, il test del riflesso stapediale, le otoemissioni acustiche, i potenziali evocati uditivi.

Gli esami audiometrici principali sono l’audiometria tonale e quella vocale. 

Il test audiometrico vocale ha l’obiettivo di valutare in modo qualitativo la percezione del parlato, cioè la capacità di distinguere le parole a diverse intensità di suono e con rumori di fondo di diverso tipo. 

L’audiometria tonale, invece, è un esame che mira a valutare la capacità uditiva in termini quantitativi, misurando la soglia uditiva, cioè l’intensità minima percepita del suono, attraverso l’utilizzo di toni puri, senza armoniche.

L’audiometria tonale si distingue in:

  • audiometria liminare, che utilizza stimoli sonori con frequenza compresa nel campo delle frequenze percepibili dall’orecchio umano (cioè fino a 8 kHz)
  • audiometria sopraliminare, che impiega segnali acustici con frequenza superiore a 8 kHz.

In pratica, l’audiometria liminare permette, attraverso l’analisi delle frequenze, di determinare la soglia di udibilità, cioè l’intensità acustica minima che l’orecchio di chi si sottopone all’esame è in grado di percepire.

L’audiometria sopraliminare, invece, studia la capacità uditiva utilizzando stimoli sonori di intensità superiore al valore minimo necessario per la percezione, e consente di determinare le soglie di ascolto confortevole e di fastidio, per approfondire lo studio della funzione uditiva e individuare disturbi dell’udito a carico dell’orecchio interno (sofferenze cocleari) o del nervo acustico (sofferenze retrococleari).

Nei paragrafi seguenti verranno approfonditi in particolare i test di audiometria sopraliminare.

Quando eseguire l’audiometria sopraliminare

L’esame audiometrico ha un’importanza fondamentale per la diagnosi di ipoacusia, quindi è raccomandato sottoporsi a test audiometrici quando si nota una riduzione dell’udito o la comparsa di sintomi particolari, come per esempio acufeni, capogiri, vertigini ecc. 

Con il progredire dell’età, poi, è frequente che si manifesti una riduzione dell’udito: in questo caso si parla di presbiacusia.

L’audiometria assume grande importanza anche in età pediatrica, in quanto i disturbi dell’udito influiscono negativamente sullo sviluppo del linguaggio, possono indurre deficit di attenzione e difficoltà di comprensione e di apprendimento, e compromettere altre funzioni cognitive e comportamentali nei bambini. Un’individuazione precoce di un’alterazione dell’udito consente di intervenire tempestivamente con le terapie e le strategie di riabilitazione uditiva adeguate all’età e che possano portare benefici in base alla situazione specifica.

Inoltre, l’audiometria in età pediatrica aiuta a individuare precocemente alcune patologie che presentano tra i sintomi problemi di udito che non dipendono da danni o anomalie a carico dell’apparato uditivo, come per esempio i disturbi dell’elaborazione uditiva (o disturbi della percezione uditiva, APD), che comportano una difficoltà a processare e a interpretare l’informazione che proviene da stimoli sonori in persone con udito normale ai test audiometrici.

Con l’audiometria sopraliminare, in particolare, è possibile approfondire la conoscenza della funzione uditiva in soggetti con sospetta ipoacusia, per individuare disturbi di tipo qualitativo e la sede nella quale è localizzata l’anomalia che dà origine alla riduzione dell’udito. 

L’esame audiometrico si effettua su indicazione di un medico con formazione specialistica in otorinolaringoiatria, a seguito di una visita.

Come si fa

L’audiometria tonale viene eseguita da un tecnico audiometrista. Non ci sono indicazioni particolari su come prepararsiall’esame, che non è invasivo né doloroso e può essere condotto sia negli adulti sia nei bambini.

Il test viene effettuato in un ambiente isolato dai suoni dell’ambiente esterno, solitamente una cabina insonorizzata. Uno strumento specifico, l’audiometro, genera stimoli sonori a toni puri, cioè a frequenza definita, senza armoniche, che vengono inviati a ciascun orecchio del paziente tramite una cuffia (stimolazione per via aerea). Per ogni frequenza vengono inviati segnali sonori a intensità crescente, fino a che il paziente non segnala di averli percepiti: l’intensità minima alla quale viene rilevato il suono rappresenta la soglia di udibilità per ciascuna frequenza.

Successivamente gli stessi stimoli, alle medesime frequenze, vengono inviati per via ossea, tramite un apposito strumento applicato al processo mastoideo che invia vibrazioni direttamente alla coclea.

I risultati di entrambi i tipi di stimolazione vengono riportati su un tracciato chiamato audiogramma, che consente allo specialista di individuare la presenza di un’eventuale ipoacusia. Inoltre, la comparazione delle soglie ottenute fornisce indicazioni sul tipo di ipoacusia: perdita uditiva neurosensoriale, trasmissiva o mista. L’audiometria tonale per via aerea, infatti, consente di valutare la capacità dell’orecchio esterno e medio nel trasmettere i suoni alle strutture interne, mentre quella per via ossea è utile per una conoscenza della funzionalità uditiva estesa anche all’orecchio interno e al nervo acustico.

Per quanto riguarda nello specifico l’audiometria sopraliminare, i test audiometrici mirano a individuare le anomalie cocleari, a livello dell’orecchio interno, e retrococleari, cioè relative al nervo acustico e alle altre strutture dell’area, e a distinguerle tra loro.

Le prove di audiometria tonale sopraliminare che consentono il rilevamento delle sofferenze cocleari sono mirate alla ricerca del fenomeno del recruitment, per il quale è stata osservata una possibile correlazione con l’ipoacusia dovuta a lesioni a carico dell’orecchio interno. Questo fenomeno, ancora poco conosciuto sotto diversi aspetti, consiste in una percezione alterata dell’intensità del suono: a un determinato incremento dell’intensità del suono, anche contenuto, chi presenta lesioni dei recettori cocleari percepisce un aumento di intensità molto più elevato rispetto al normale.

I test utili per la ricerca del recruitment sono:

  • la ricerca della soglia di fastidio
  • il test di Föwler o test di bilanciamento binaurale alternato di loudness (ABLB, Alternate Binaural Loudness Balance)
  • il test di Lüscher o ricerca della soglia differenziale di intensità (DLI, Discriminative Loudness Intensity)
  • il SISI test (Short Increment Sensitivity Index)
  • il test di Reger o MLB (Monolateral Loudness Balance).

La ricerca della soglia di fastidio si basa sull’osservazione che, aumentando progressivamente l’intensità del suono, la sensazione uditiva diventa prima fastidiosa e poi persino dolorosa. Nelle persone con ipoacusia dovuta a lesioni cocleari la differenza tra la soglia di udibilità (determinata dall’audiometria tonale liminare) e la soglia di fastidio è ridotta spesso in modo significativo rispetto a quanto accade normalmente, almeno in corrispondenza di una frequenza.

Il test di Föwler si utilizza in caso di ipoacusia monolaterale oppure quando è stata rilevata una differenza significativa (almeno 20 dB) nella soglia uditiva alla frequenza alla quale si ricerca il recruitment tra i due orecchi. Il test si basa su una valutazione comparativa della sensazione soggettiva.

Durante il test viene inviato uno stimolo sonoro di intensità a livello di soglia e il paziente deve indicare il momento in cui avverte la medesima sensazione di intensità dai due lati. L’intensità viene poi aumentata gradualmente e la registrazione viene ripetuta con le stesse modalità: in presenza di recruitment, è necessario aumentare maggiormente l’intensità dello stimolo nell’orecchio sano per ottenere la stessa sensazione uditiva dai due lati.

Il test di Lüscher si esegue su un solo orecchio, e prevede la misurazione della più piccola variazione di intensità dello stimolo sonoro percepibile a una determinata frequenza.

Viene inviato all’orecchio in esame un segnale sonoro e, in seguito, l’intensità viene modificata leggermente: il paziente deve indicare se e quando percepisce la variazione di intensità. In caso di udito normale, l’orecchio non riesce a percepire aumenti di intensità inferiori a 1 dB, ma se sono presenti lesioni cocleari il paziente potrà avvertire la modulazione anche per incrementi di intensità molto più bassi.

Il SISI test è simile al test di Lüscher e si esegue su un solo orecchio, inviando uno stimolo sonoro a tono puro con un’intensità superiore di 20 dB alla soglia uditiva determinata con l’audiometria tonale liminare. Ogni 5 secondi l’intensità viene aumentata di 1 dB per un periodo 200 millisecondi, per un totale di 20 incrementi successivi, e il paziente deve indicare quando percepisce la variazione dell’intensità. Ogni incremento corrisponde al 5% del totale, e se il paziente percepisce una quantità di incrementi superiore al 60% il test è considerato positivo per la presenza di recruitment, quindi indicativo di lesione cocleare.

Il test di Reger si utilizza nei casi clinici di ipoacusia percettiva in cui si ha una progressiva perdita in pendenza per le frequenze più acute. Si tratta però di un test di difficile utilizzo, in quanto il paziente deve paragonare l’intensità di due stimoli sonori di diversa frequenza.

Per la diagnosi delle sofferenze retrococleari, invece, i test audiometrici sopraliminari sono mirati alla ricercadell’adattamento patologico e della fatica uditiva.

L’adattamento è il fenomeno per cui una persona sottoposta a una stimolazione sonora costante e di intensità normale, dopo un certo intervallo di tempo percepisce lo stimolo in modo più attenuato fino a non avvertirlo più. L’effetto cessa quando lo stimolo si interrompe.

La fatica uditiva, invece, è un fenomeno di diminuzione temporanea della capacità uditiva quando l’orecchio è sottoposto a uno stimolo sonoro di intensità elevata.

I principali esami per la ricerca dell’adattamento patologico sono il test di Carhart o TDT (Tone Decay Test) e il test di Rosenberg, che è una versione semplificata.

Il test di Carhart si esegue su un unico orecchio, attraverso l’invio di uno stimolo a tono puro di intensità superiore di 5 dB alla soglia di udibilità, che viene mantenuto per un minuto: al paziente si richiede di segnalare l’eventuale interruzione della percezione del segnale. A ogni scomparsa della percezione dello stimolo, la sua intensità viene aumentata di 5 dB e la procedura viene ripetuta. In caso di lesione retrococleare sono necessari incrementi di intensità molto significativi per consentire al paziente di percepire lo stimolo per l’intera durata. 

Per la ricerca della fatica uditiva, invece, si utilizzano test audiometrici (per esempio il test di Peyser) mirati a valutare l’innalzamento della soglia di percezione del suono, dopo l’esposizione allo stimolo che provoca affaticamento. 

Interpretazione dei risultati

I risultati dell’audiometria tonale liminare e dell’audiometria sopraliminare devono essere analizzati e il loro significatoviene stabilito dallo specialista otorinolaringoiatra o audiologo, che confronterà quanto registrato nei tracciati con i risultati tipici che si ottengono in condizioni di udito normale o di ipoacusia di diverso tipo. 

In base ai risultati e alla loro interpretazione, lo specialista potrà stabilire la strategia di riabilitazione uditiva più appropriata nel singolo caso, utilizzando le tecnologie avanzate disponibili.

Reference

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4. L. Pignataro et al. Trattato di otorinolaringoiatria ed audiologia. Edises, 2012

5. Livi W, Mezzedimi C. Audiologia pratica. Edizioni Helicon, 2019.


05 Settembre 2024
Autore: Redazione


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