OTOLOGIA
HOME \ AGGIORNAMENTI \ OTOLOGIA \
L’associazione tra ipoacusia e declino cognitivo negli anziani è stata confermata dai risultati di diversi studi, ma il meccanismo attraverso il quale il deficit uditivo provoca la riduzione delle funzioni cognitive è un ambito di ricerca che suscita molto interesse. Le teorie proposte sono diverse e alcune di queste ipotizzano un ruolo di mediazione per l’isolamento sociale, secondo un processo nel quale la riduzione dello stimolo uditivo influirebbe sulle interazioni sociali, riducendo così la stimolazione nei centri cognitivi del cervello e portando al declino cognitivo.
Inoltre, la perdita dell’udito non trattata nella mezza età è stata identificata, in diverse ricerche, come il principale fattore di aumento del rischio di demenza in età avanzata, con l’isolamento sociale considerato come fattore di modificazione del rischio.
Tuttavia, nel definire il ruolo dell’isolamento sociale come variabile intermedia tra ipoacusia e declino cognitivo occorre valutare alcuni importanti aspetti metodologici: prima di tutto, il concetto di isolamento sociale non è stato definito in modo condiviso in letteratura, quindi gli strumenti utilizzati per misurarlo potrebbero essere inadeguati; inoltre negli studi con disegno di tipo trasversale non è possibile distinguere se il declino cognitivo sia causa o effetto dell’isolamento sociale.
Per cercare di identificare i meccanismi e i mediatori coinvolti nella relazione tra riduzione della soglia uditiva e successivo deterioramento cognitivo, un gruppo di ricerca del Regno Unito ha condotto una revisione sistematica dei soli studi con disegno longitudinale prospettico, che rappresentano il metodo più robusto per valutare l’eventuale ruolo causale dell’isolamento sociale.
La ricerca è stata condotta nel 2019 e aggiornata nel 2023: sono state interrogate sei banche dati di letteratura scientifica, utilizzando parole chiave legate all’ipoacusia, all’isolamento sociale, al declino cognitivo e alla demenza. Al termine del processo di selezione sono stati esaminati i dati di 15 studi, 5 dei quali sono stati inclusi nella metanalisi; gli altri 10 sono stati analizzati all’interno della sintesi narrativa complessiva, in quanto l’analisi statistica differiva in modo significativo da quella degli altri studi con outcome simili.
I lavori selezionati mostrano una notevole eterogeneità in termini di numerosità (295-2.236 pazienti), durata (2-24 anni), frequenza (1-6 volte) del follow up e definizione degli outcome (solo diagnosi di demenza in 2 studi, punteggi dei test cognitivi in 12, entrambi in 1).
La sintesi narrativa ha fornito indicazioni a sostegno di un effetto della soglia uditiva sul declino cognitivo o sulla diagnosi di demenza: in 11 studi su 15, infatti, è stata rilevata una relazione causale tra ipoacusia e sviluppo di demenza o deterioramento cognitivo successivo, con un’associazione dose-dipendente.
I risultati della metanalisi dei 5 studi inclusi hanno confermato che l’ipoacusia ha un impatto statisticamente significativo sul declino cognitivo, con un hazard ratio di 1,11, mentre per quanto riguarda lo sviluppo di demenza l’hazard ratio è più alto (1,21).
Per quanto riguarda il ruolo dell’isolamento sociale, solo uno studio ha incluso questo fattore come mediatore tra ipoacusia e deterioramento cognitivo o insorgenza di demenza, senza rilevare un contributo significativo.
Nel lavoro, però, non sono stati riportati in modo completo i risultati dell’analisi di mediazione condotta; inoltre i livelli di coinvolgimento o isolamento sociale sono stati definiti utilizzando come parametri la frequenza dei contatti con amici/familiari e il numero di amici/familiari stretti, misure non convalidate e poco precise. Gli autori dello studio non hanno rilevato differenze significative nelle misure di coinvolgimento sociale tra i soggetti con e senza deficit uditivo, e l’inclusione di questi parametri nei modelli di analisi statistica non ha portato variazioni nelle associazioni osservate. Questo sembra suggerire che anche le persone con ipoacusia che si mantengono socialmente attive possono sperimentare un declino cognitivo accelerato.
«Dall’analisi degli studi emerge che non ci sono prove sufficienti per confermare il ruolo dell’isolamento sociale come mediatore dell’associazione tra ipoacusia e deterioramento cognitivo o insorgenza di demenza» specificano gli autori del lavoro. «Sono necessarie ulteriori analisi epidemiologiche che comprendano valutazioni dell’udito e dello stato cognitivo in diversi momenti temporali, e che misurino l’isolamento sociale attraverso parametri più estesi e appropriati rispetto a quelli utilizzati negli studi analizzati».
Dhanda N, Hall A, Martin J. Does social isolation mediate the association between hearing loss and cognition in adults? A systematic review and meta-analysis of longitudinal studies. Front Public Health. 2024 Jan 16;12:1347794.
09 Luglio 2024
Autore: 1951
2026 © Copyright ORL.NEWS - Eureka Srl - C.F. e P.I. 01841430463
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n.35 del 26/02/2020)
Consulta l'informativa sulla privacy | Contatti