AUDIOPROTESI

Un nuovo approccio al fitting degli apparecchi acustici: quali benefici?

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Un nuovo modello basato sul profilo uditivo è stato messo a confronto con il riferimento: per entrambi i pazienti hanno riferito un beneficio, senza differenze significative.

Gli apparecchi acustici rappresentano il trattamento più diffuso ed efficace per l’ipoacusia, ma nonostante i continui miglioramenti tecnologici, come per esempio l’introduzione dei device digitali, una percentuale significativa di persone, variabile secondo le stime tra il 18 e il 57%, non li utilizza nonostante la riduzione dell’udito per diverse ragioni, tra cui la percezione di un beneficio limitato in situazioni di rumore e la difficoltà di gestione. L’insoddisfazione riguarda in particolar modo le persone con presbiacusia che utilizzano gli apparecchi acustici per la prima volta. 

Sebbene l’obiettivo di questi dispositivi sia compensare la perdita della capacità uditiva, i risultati funzionali e i benefici, per esempio in termini di discriminazione verbale nel rumore, variano notevolmente da un individuo all’altro. 

Il modello BEAR

Per affrontare queste differenze interindividuali, nell’ambito del progetto danese Better HEAring Rehabilitation (BEAR, https://bear-hearing.dk/), un gruppo di ricercatori ha utilizzato una serie di test audiologici in combinazione con un approccio data-driven per identificare quattro profili di pazienti con ipoacusia, con caratteristiche diverse in termini di soglie audiometriche e capacità uditive sopra soglia differenti. In particolare, sono state identificate due tipologie di distorsioni uditive: ipoacusia alle alte frequenze e riduzione della capacità di discriminazione verbale (distorsione di tipo 1), e ipoacusia alle basse frequenze e anomala capacità di loudness (distorsione di tipo 2).

Sulla base di queste tipologie, sono stati definiti i quattro profili: il profilo A è caratterizzato da lievi distorsioni di entrambi i tipi, il profilo B da significative distorsioni di tipo 1, il profilo C da marcate distorsioni di entrambi i tipi e il profilo D da importanti distorsioni di tipo 2.

In relazione alle specifiche caratteristiche dei profili individuati, i ricercatori danesi hanno proposto strategie di setting dell’apparecchio acustico orientate a compensare i deficit specifici individuati per ogni profilo e a soddisfare le diverse esigenze nell’elaborazione del segnale.

Strategie di fitting a confronto

Questo nuovo modello di adattamento dell’apparecchio acustico è stato poi messo a confronto con l’approccio di riferimento indicato nelle linee guida internazionali, caratterizzato da guadagni di prescrizione NAL-NL2 e impostazioni avanzate predefinite, in un gruppo di persone che utilizzavano il dispositivo per la prima volta. L’obiettivo era valutare i benefici riferiti dai pazienti che hanno utilizzato questo nuovo approccio.

Nello studio sono stati inclusi 205 pazienti con età media di 68 anni e ipoacusia neurosensoriale bilaterale, senza esperienze precedenti di utilizzo di protesi acustica.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo che prevedeva l’approccio di adattamento protesico di riferimento o l’applicazione del modello BEAR basato sul profilo.

Due mesi dopo l’applicazione dell’apparecchio acustico i partecipanti hanno compilato due questionari per la valutazione soggettiva dei benefici, che nell’insieme permettono di avere una visione completa dell’esperienza quotidiana dopo un intervento di protesi acustica: International Outcome Inventory for Hearing Aids (IOI-HA) e Speech, Spatial, and Qualities of Hearing Scale (SSQ), nella versione specifica per gli utilizzatori di dispositivi acustici (SSQ12-B).

I risultati dell’analisi statistica hanno indicato un generale beneficio riferito dai partecipanti nell’utilizzo dell’apparecchio acustico.

Il punteggio medio ottenuto nel questionario IOI-HA è stato 4,2, e non sono emerse differenze significative in base alla strategia di fitting utilizzata. Anche per quanto riguarda il punteggio SSQ12-B, i risultati indicano un beneficio associato all’uso del dispositivo indipendentemente dal modello applicato per l’adattamento. Il miglioramento più evidente è stato registrato nell’ambito Speech.

«I risultati hanno mostrato un chiaro beneficio complessivo associato all’utilizzo di apparecchi acustici, tuttavia non sono state rilevate differenze evidenti tra i due approcci di adattamento» commentano gli autori della ricerca. «Tuttavia, va sottolineato che il confronto tra i due approcci è stato possibile solo per i profili A e B, in quanto la numerosità degli altri sottogruppi era troppo bassa per consentire una valutazione. Il modello di adattamento basato sul profilo uditivo merita perciò ulteriori studi con sottogruppi di partecipanti equamente bilanciati, in modo da poter valutare adeguatamente i potenziali benefici».

Reference

Cañete OM, Loquet G, Sánchez-López R, et al. Auditory profile-based hearing aid fitting: self-reported benefit for first-time hearing aid users. Audiol Res. 2024 Feb 8;14(1):183-95.


27 Maggio 2024
Autore: 1951


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