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Misofonia

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Focus sulla misofonia: cause, diagnosi e trattamenti.

Lo stridore del gesso sulla lavagna, il picchiettare su un tavolo con una biro o il rumore dei tacchi delle scarpe sono tutti suoni che possono risultare più o meno fastidiosi per chiunque. Tuttavia, per alcune persone l’irritazione può essere tale da generare reazioni eccessive di rabbia, ansia o addirittura panico. In questi casi è possibile che si sia in presenza della cosiddetta misofonia, un disturbo caratterizzato da una ridotta tolleranza a specifici stimoli sonori e talora visivi.

Cos’è la misofonia

Solo di recente un comitato internazionale di esperti (Misophonia Consensus Committee) ha cercato di arrivare a una definizione univoca di misofonia. L’assenza di una comprensione comune o di una definizione chiara ha infatti ostacolato per anni il progresso della ricerca scientifica per comprendere questo disturbo e sviluppare trattamenti efficaci.

Secondo il Misophonia Consensus Committee, la misofonia è un disturbo caratterizzato da una ridotta tolleranza a suoni o stimoli specifici associati a tali suoni. Questi stimoli, noti come fattori scatenanti, vengono vissuti come spiacevoli o angoscianti e tendono a evocare importanti risposte negative emotive, fisiologiche e comportamentali che non si osservano nella maggior parte delle altre persone. Le risposte a tali suoni non sono suscitate dal volume degli stimoli uditivi, ma dallo schema o dal significato specifico che assumono per il singolo individuo.

Gli stimoli scatenanti

Gli stimoli/suoni scatenanti o misofonici sono spesso ripetitivi e includono soprattutto, anche se non in modo esclusivo, stimoli generati da un altro individuo, in particolare quelli prodotti dal corpo umano (per esempio masticare, respirare, tirare su con il naso, sbadigliare, schiarirsi la gola), o da un gesto ripetitivo (come il rumore delle dita che battono sulla tastiera).

Lo spettro dei suoni che scatenano reazioni eccessive è comunque ampio e comprende anche l’abbaiare del cane, il frinire dei grilli o i rumori come lo squillo del telefono, il ronzio del frigorifero e il ticchettio dell’orologio. Talora i fattori scatenanti sono anche di tipo visivo, per esempio la misofonia può essere indotta dalla vista di altri che muovono le labbra mentre mangiano o fanno oscillare la gamba mentre sono seduti.

Le reazioni agli stimoli

Le risposte allo stimolo misofonico, chiamate risposte misofoniche, possono essere di natura fisica, emotiva e comportamentale. 

Nel primo caso, ossia delle risposte di natura fisica, la persona può avere un’ampia gamma di sintomi come: 

  • costrizione muscolare
  • aumento della frequenza cardiaca 
  • sensazione di pressione al petto, alle braccia, alla testa o in tutto il corpo
  • aumento della temperatura corporea
  • dolore fisico
  • mancanza di respiro.

L’impatto emotivo è anch’esso rilevante e si manifesta con reazioni come:

  • rabbia
  • ansia
  • disgusto.

Gli stimoli scatenanti possono infine evocare forti reazioni comportamentali come: 

  • agitazione e aggressività verso l’individuo che produce lo stimolo
  • comportamenti di evitamento, come fuggire da situazioni in cui si incontrano stimoli scatenanti.

A lungo andare la persona può arrivare a limitare le proprie attività e le relazioni interpersonali, isolandosi nella propria casa e magari lasciando l’ambiente di lavoro con importanti ripercussioni sulla qualità di vita.

I sintomi misofonici variano da una persona all’altra così come la loro gravità. Inoltre, alcuni individui sono consapevoli che le loro reazioni agli stimoli sono sproporzionate rispetto alle circostanze, mentre altri non hanno questa consapevolezza. 

Le cause della misofonia

Le cause della misofonia non sono ben chiare. C’è chi considera questa condizione come un disturbo mentale che rientra nello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi, anche solo come sintomo di accompagnamento, e chi invece ritiene che sia un disturbo uditivo, con caratteristiche simili all’acufene, anche se può svilupparsi sia in presenza sia in assenza di qualsiasi patologia uditiva periferica o centrale. La specificità degli stimoli scatenanti inoltre suggerisce che sia improbabile che i sintomi siano causati da un'alterazione del sistema uditivo.

Nessuna di queste condizioni, psichiatriche o mediche che siano, può dunque spiegare pienamente i sintomi misofonici, suggerendo che la misofonia sia una condizione separata e indipendente. 

L’ipotesi più plausibile è che si tratti di un disturbo neurofisiologico e comportamentale complesso di tipo multifattoriale, caratterizzato da un’aumentata risposta fisiologica ed emotiva prodotta dall’intolleranza a specifici stimoli.

Per quanto riguarda la sua prevalenza, le diverse ricerche hanno fornito dati molto disomogenei, segnalando una prevalenza che va da 6 a 20 persone su 100. Probabilmente molte persone possono avere sintomi misofonici, ma solo una percentuale minore rientra in un quadro importante.

I sintomi di misofonia vengono tipicamente osservati per la prima volta durante l’infanzia o la prima adolescenza, ma la diagnosi arriva spesso molto più in là con gli anni.

La diagnosi della misofonia

Non esistono dei criteri diagnostici universali per la misofonia. Di solito il primo passo è sottoporre il paziente ai test audiologici per verificare l’integrità del sistema uditivo, ma solo dopo aver raccolto la sua storia medica e personale e informazioni relative agli stimoli scatenanti e ai sintomi.

Un altro strumento diagnostico utilizzabile è rappresentato dai questionari di autovalutazione, sebbene la maggior parte di essi non sia validata. Il medico deve considerare anche eventuali sintomi di ansia e depressione, disagio psicologico e compromissione della qualità della vita.

In generale è importante fare una diagnosi differenziale, visto che la misofonia può essere confusa o può coesistere con altri disturbi, sia psichiatrici sia uditivi. Tra i primi rientrano, oltre al disturbo ossessivo-compulsivo, anche l’ansia, la depressione e talora i disturbi alimentari. Diversi autori hanno inoltre scoperto che la misofonia può essere presente in concomitanza con altre patologie come:

  • il disturbo da deficit di attenzione, con e senza iperattività
  • disturbi neurologici, come la sindrome di Tourette
  • disturbi dello spettro autistico
  • malattie del sistema uditivo.

Per quanto riguarda i disturbi uditivi, la misofonia condivide alcune caratteristiche con condizioni uditive come l'acufene e l'iperacusia. Per quanto riguarda in particolare l’iperacusia, i pazienti con questo disturbo reagiscono drasticamente a suoni di volume anche normale, cioè inferiore a 70 o 80 decibel. I sintomi psicologici e fisiologici immediati sono simili a quelli della misofonia.

Le terapie

Negli ultimi anni sono stati studiate e proposte diverse strategie terapeutiche per contrastare la misofonia. Si tratta soprattutto di trattamenti sviluppati attraverso la pratica clinica, per i quali non sono disponibili studi di efficacia esaustivi. In assenza di una cura specifica e univoca, è opportuno gestire la malattia seguendo i consigli di uno specialista esperto, o idealmente di un team multidisciplinare.

Trattamento audiologico

Inizialmente la misofonia era stata riconosciuta come una condizione uditiva, simile all'acufene o all'iperacusia, e quindi trattata utilizzando dispositivi per la riqualificazione del suono scatenante o di generatori portatili di rumore bianco per ridurre al minimo la concentrazione sui suoni misofonici. Per esempio è stata utilizzata la terapia di riqualificazione dell'acufene (TRT), in cui il paziente è sistematicamente esposto, attraverso l’uso di cuffie o speciali apparecchi acustici, ai suoni scatenanti, con l'obiettivo di abituarsi ad essi. Ci sono alcuni dati che mostrano l’utilità di questo approccio, soprattutto nei pazienti che soffrono anche di acufeni, ma con questo approccio non vengono affrontate la complessità delle risposte misofoniche o le cause della sindrome.

Trattamento farmacologico

Non esiste un trattamento farmacologico specifico per la misofonia o protocolli di ricerca a questo riguardo. Negli anni sono stati fatti tentativi con vari tipi di farmaci, soprattutto antidepressivi e ansiolitici utilizzati per alleviare i sintomi e migliorare la qualità del sonno o altre condizioni associate, come ansia o depressione. 

Terapia comportamentale 

Le terapie comportamentali mirano a sviluppare capacità di coping per prevenire e rispondere in modo appropriato ai sintomi. Ad oggi non esistono ancora protocolli di supporto psicologico comprovati, quindi per ora questo approccio terapeutico si basa soprattutto sui principi generali della terapia cognitivo-comportamentale.

Gli studi condotti finora, sebbene non esaustivi, suggeriscono che questa strategia possa offrire una riduzione dei sintomi e un aumento della soddisfazione nella vita quotidiana. In genere si consiglia di ricorrervi nei bambini.

Altri trattamenti

Per contrastare la misofonia sono stati fatti tentativi anche con cure naturali, terapie complementari di varia natura e trattamenti olistici. Tra gli approcci che sono stati utilizzati rientrano le tecniche di mindfulness e di meditazione in generale, gli esercizi di rilassamento, l’ipnosi e lo yoga. Non ci sono studi che ne comprovino l’efficacia, ma spesso i pazienti dichiarano di trarne beneficio. 

Inoltre, più di recente, sono stati sfruttati anche gli strumenti digitali, in particolare specifiche App che per esempio aiuterebbero a rilassare i muscoli in presenza di fattori scatenanti.

Reference

Consensus Definition of Misophonia: A Delphi Study - PMC (nih.gov) https://www.mdpi.com/1660-4601/19/11/6790


13 Maggio 2024
Autore: Redazione


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