ORL PEDIATRICA
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Considerate tra le forme più frequenti di disabilità funzionale nella società attuale, le ipoacusie congenite severe o profonde riguardano ogni anno un bambino su 2.000, che nel 95% dei casi è nato da genitori normoudenti. Alla base di un intervento che consenta di ottenere risultati apprezzabili in termini di capacità uditive e di sviluppo del linguaggio parlato c’è la plasticità neuronale. È stato infatti dimostrato che la stimolazione dei centri uditivi a livello cerebrale rappresenta un fattore determinante e che questo deve avvenire quanto prima e quanto più spesso possibile nelle prime età evolutive, pena il rischio di compromettere la qualità dei risultati che si possono ottenere tramite gli ausili acustici e i diversi tipi di impianto. In questa chiave l’informazione dei genitori – in termini sia tecnici sia di education – rappresenta un passaggio fondamentale, anche perché la finestra per interventi ottimali è temporalmente ristretta (la plasticità delle strutture nervose centrali inizia a ridursi già poco dopi i tre anni di età).
Nella stimolazione della plasticità neuronale finalizzata a uno sviluppo soddisfacente del parlato e della sua percezione, le tecnologie interpretano un ruolo determinante (basti pensare agli impianti cocleari e agli impianti uditivi al tronco encefalico) ed era quindi inevitabile che anche nel delicato campo dell’informazione/education dei genitori ci si rivolgesse prima o poi ai mezzi digitali. È appunto in questa direzione che si è mosso un team di Copenhagen che ha messo a punto una app informativa sul tema, che è stata poi sottoposta alla valutazione di un gruppo di genitori e di stakeholders (specialisti orl, logopedisti e tecnici). La app informativo/formativa aveva una durata complessiva di poco più di 7 minuti e, dopo una breve introduzione sugli aspetti neurologici dell’ipoacusia congenita, comprendeva tre capitoli: “We hear with the brain”, “Anatomy of the brain and brain plasticity” e “Interactive timeline”. La valutazione complessiva è stata positiva, con un gradimento maggiore da parte degli utilizzatori finali, cioè i genitori di bambini coinvolti nel problema.
L’apprezzamento emerso nello studio danese ribadisce dunque l’utilità delle tecnologie digitali come veicolo di informazioni riguardanti la salute e sottolinea che le app digitali possono rappresentare uno strumento efficace anche quando è in gioco un tema complesso come le implicazioni neurologiche dell’ipoacusia congenita. I vantaggi sono evidenti e vanno dalla crescente familiarità del grande pubblico con i mezzi digitali alla credibilità della fonte (in questo caso un centro universitario specialistico), alla possibilità di consultare l’app in qualsiasi momento in caso di dubbi. Come accennato, l’informazione dei genitori è un momento cruciale: più precoci sono la diagnosi e l’intervento riabilitativo, e più assidua è la stimolazione neuronale, maggiori saranno le possibilità di ottenere risultati positivi. La principale incognita è invece rappresentata dagli specialisti, che potrebbero interpretare le applicazioni di questo tipo come un’ingerenza nelle loro competenze informative. Ma gli autori del lavoro danese prendono in esame anche questa eventualità, sottolineando che l’app va intesa come un completamento delle informazioni fornite dallo specialista e non come un’alternativa. Il futuro chiarirà se si tratta di un ostacolo fittizio, e quindi superabile, o meno.
Wischmann S, Kamper NR, Jantzen L, Hammer L, Reipur DB, Serafin S, Percy-Smith L. Explaining neurological factors of hearing loss through digital technologies. Int J Pediatr Otorhinolaryngol. 2024 Jan;176:111825. doi: 10.1016/j.ijporl.2023.111825. Epub 2023 Dec 14. PMID: 38128354.
11 Aprile 2024
Autore: 1952
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