OTOLOGIA
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A partire dalla mezza età e nell’età avanzata, praticare un grado adeguato di attività fisica consente di ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche come il diabete, le patologie cardiovascolari e la demenza. Per contro, crescenti evidenze suggeriscono che gli adulti con deficit dell’udito riducano la propria attività fisica, andando così incontro a un rischio più elevato di sviluppare patologie croniche. In proposito è stato ipotizzato che la sedentarietà aumenti il rischio di ipoacusia tramite gli stessi meccanismi delle malattie non trasmissibili, cioè a causa dell’aumento dello stress ossidativo, dell’infiammazione cronica e del ridotto flusso ematico a livello cocleare. Si stima poi che quasi la metà degli “over 50” si caratterizzi per un certo grado di ipoacusia e promuovere l’attività fisica in questa fascia di età può quindi rappresentare una strategia efficace per ridurre l’impatto delle patologie croniche e dei costi diretti e indiretti che queste comportano.
Si comprende così quanto sia importante approfondire i rapporti che legano l’ipoacusia all’attività fisica: questo consentirebbe, infatti, di individuare i tempi e i modi più indicati per promuovere il movimento e garantire un invecchiamento in salute. Accertare per esempio che l’attività fisica riduce il rischio di ipoacusia consentirebbe di mettere in guardia dai rischi della sedentarietà chi è più esposto al rischio di perdere l’udito come i diabetici. Se invece emergesse che l’attività fisica si riduce in seguito all’ipoacusia, la visita audiologica rappresenterebbe l’occasione più adatta per promuovere un movimento salutare.
Appurare se la sedentarietà rappresenta un fattore di rischio per la perdita dell’udito o se l’ipoacusia rappresenta una causa di riduzione dell’attività fisica è stato appunto l’intento di uno studio longitudinale inglese pubblicato sulla rivista Preventive Medicine.
Il lavoro ha preso in esame più di 11.000 partecipanti di entrambi i sessi e di età ≥50 anni, afferenti all’English Longitudinal Study of Ageing, che sono stati sottoposti a un follow-up biennale per 20 anni. Obiettivi dichiarati: indagare se l’attività fisica all’inizio della valutazione predice il rischio di perdita dell’udito, valutare se chi ha accusato un deficit uditivo ha praticato meno attività fisica, far emergere se l’attività fisica si è ridotta dopo la comparsa dell’ipoacusia. A questo scopo, la coorte è stata suddivisa in due gruppi: coloro che riferivano un deficit uditivo (4.946) e coloro che non riportavano ipoacusia (6.346).
Dai risultati è emerso che l’attività fisica iniziale non era associata alla comparsa di ipoacusia, ma che l’entità dell’esercizio fisico declinava più rapidamente tra i soggetti che dichiaravano un deficit dell’udito (p < 0,001). Gli individui che riportavano ipoacusia, inoltre, erano più anziani, appartenevano al sesso maschile, disponevano di un titolo di studio più basso, presentavano condizioni di salute più scadenti, si caratterizzavano per un BMI ≥25, avevano fumato ed erano spesso soli, depressi e maggiormente sedentari.
Se da una parte il grado di esercizio fisico iniziale non sembra dunque influire sulla comparsa dell’ipoacusia, dall’altra emerge chiaramente che gli individui che hanno riportato un deficit uditivo nei 20 anni di follow up presentavano una riduzione più significativa e più rapida dell’attività fisica. Commentando i dati, gli autori sottolineano che l’ulteriore calo dell’esercizio dopo la comparsa dell’ipoacusia si può attribuire a problemi cognitivi e a difficoltà di comunicazione, ma anche al declino delle condizioni di salute generali per l’invecchiamento. Come viene però fatto notare, nell’anziano l’attività fisica favorisce un invecchiamento fisiologico e questo ci riporta al fatto che l’attività fisica è da considerare un comportamento modificabile che contribuisce a ridurre il rischio e l’impatto delle malattie croniche: proprio per questo i soggetti che presentano deficit uditivi o che sono esposti a un rischio più elevato di ipoacusia necessitano di un invito ulteriore a evitare l’eccessiva sedentarietà.
Goodwin MV, Hogervorst E, Hardy R, Stephan BCM, Maidment DW. How are hearing loss and physical activity related? Analysis from the English longitudinal study of ageing. Prev Med. 2023;173:107609. doi:10.1016/j.ypmed.2023.107609
27 Dicembre 2023
Autore: 1952
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