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Conseguenze sulla salute dell’ipoacusia non diagnosticata

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Utilizzando la banca dati di un ampio studio di comunità condotto nel Regno Unito, un team di ricercatori ha individuato le condizioni cliniche significativamente associate alla riduzione dell’udito.

Che l’ipoacusia sia un disturbo che cresce, in termini di prevalenza, con l’avanzare dell’età è un dato ormai consolidato. Tuttavia, l’epidemiologia rivela anche una importante situazione di sottostima del fenomeno nella mezza età, dovuta a sotto diagnosi e, di conseguenza, a mancato trattamento soprattutto in caso di ipoacusia di grado lieve o moderato.

Si tratta di un aspetto critico in termini di salute globale, perché comporta un aumento del carico di malattia indotto dall’ipoacusia. La riduzione dell’udito, infatti, è un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo di declino cognitivo e demenza, e provoca difficoltà di comunicazione che possono favorire l’isolamento sociale, l’ansia e la depressione. Inoltre, l’ipoacusia è associata a un rischio aumentato di morte. 

Un ampio studio di coorte

Un gruppo di ricerca internazionale ha cercato di approfondire le conoscenze sulle conseguenze dell’ipoacusia sulla salute sfruttando i dati di UK Biobank, uno studio di coorte prospettico condotto nel Regno Unito nel quale sono stati arruolati, tra il 2006 e il 2010, circa 500mila adulti di età compresa tra 40 e 69 anni.

All’interno della coorte complessiva dello studio sono stati individuati i partecipanti per i quali erano disponibili informazioni relative allo stato dell’udito al reclutamento; al termine del processo di selezione sono stati inclusi nell’analisi 14.620 soggetti con ipoacusia rilevata dall’audiometria (tramite test di percezione del parlato nel rumore) e 38.479 individui con riduzione dell’udito autoriferita (tramite la compilazione di un questionario), ma non rilevata con un test oggettivo. L’età media nei due gruppi era di 61 e 58 anni, rispettivamente.

A ogni partecipante con ipoacusia oggettiva sono stati abbinati due soggetti di controllo senza problemi di udito con analoghe caratteristiche in termini di età, genere e condizioni di deprivazione, cioè di svantaggio materiale e sociale; analogamente, a ogni partecipante con ipoacusia autoriferita è stato abbinato un controllo sano.

Considerando un periodo mediano di follow-up di 9 anni, l’analisi statistica dei dati ha consentito di individuare un’associazione statisticamente significativa tra l’ipoacusia oggettiva e l’aumento del rischio di 28 condizioni mediche: quelle con rischio più elevato sono risultate, nell’ordine, la malattia di Alzheimer, altre patologie degenerative del sistema nervoso centrale e altri tipi di demenza.

Per quanto riguarda la perdita dell’udito soggettiva, invece, le condizioni che hanno mostrano un’associazione significativa dal punto di vista statistico sono 57, e le correlazioni più solide sono risultate quelle con i disturbi del sonno, la depressione e le patologie dell’orecchio interno.

Sono state analizzate anche le eventuali associazioni tra l’ipoacusia e alcune cause specifiche di mortalità: un rischio aumentato di morte dovuta a patologie cerebrali è risultato correlato all’ipoacusia oggettiva, mentre non sono stati rilevati legami con la perdita dell’udito soggettiva.

Nel complesso, le comorbilità significativamente associate all’ipoacusia oggettiva sono soprattutto le malattie neurodegenerative, seguite da quelle respiratorie, psichiatriche e cardiometaboliche; l’ipoacusia soggettiva, invece, è correlata a malattie dell’apparato digerente, disturbi psichiatrici, patologie infiammatorie e cardiometaboliche.

L’importanza dello screening

“In base ai risultati dello studio, l’ipoacusia confermata dall’audiometria, se non diagnosticata, può essere associata a un rischio aumentato per diverse malattie importanti, in particolare le patologie degenerative, e per la mortalità” secondo gli autori dello studio. “Il test audiometrico, quindi, potrebbe identificare individui con un rischio aumentato per molteplici condizioni negative per la salute, e questo evidenzia l’importanza dello screening per i disturbi dell’udito nella popolazione di mezza età, per favorire la diagnosi e l’intervento precoci”.

Reference

Xu S, Hou C, Han X, et al. Adverse health consequences of undiagnosed hearing loss at middle age: A prospective cohort study with the UK Biobank. Maturitas. 2023 Aug;174:30-38.


13 Dicembre 2023
Autore: Redazione


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