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Analisi genetica e audiologia insieme per studiare l’ipoacusia infantile

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Secondo uno studio statunitense, l’analisi genetica, insieme ai test audiologici, può essere utile per prevedere l’andamento dell’ipoacusia con esordio in età pediatrica e gli esiti dell’impianto cocleare.

I fattori che possono favorire l’insorgere dell’ipoacusia neurosensoriale sono molteplici, tuttavia in un’ampia percentuale di casi la perdita uditiva con esordio in età pediatrica ha un’origine genetica. Sono stati individuati oltre 120 geni che possono causare forme non sindromiche di ipoacusia, e per molti altri è stato riconosciuto un coinvolgimento in sindromi che includono la perdita dell’udito.

Tuttavia, le caratteristiche di diverse forme rare, o individuate da poco tempo, di ipoacusia genetica non sono ancora adeguatamente conosciute, in quanto lo sviluppo di test genetici in questo ambito è relativamente recente.

Attualmente, gli strumenti a disposizione per trattare i pazienti con deficit dell’udito sono gli apparecchi acustici e gli impianti cocleari. Questi ultimi, in particolare, sono associati a un notevole miglioramento delle soglie uditive, della comprensione del linguaggio e della qualità della vita dei pazienti, anche pediatrici, ma esiste comunque una quota di soggetti che non trae beneficio dal loro utilizzo.

Considerando l’eterogeneità genetica dell’ipoacusia con esordio nell’infanzia, è possibile che la presenza di mutazioni dei geni responsabili della perdita uditiva possa spiegare almeno in parte la variabilità nei risultati ottenuti con gli impianti cocleari.

La diagnosi genetica, quindi, potrebbe fornire informazioni utili per prevedere la gravità e la progressione dell’ipoacusia e per gestire in modo efficace il trattamento individualizzato.

Analisi combinate per caratterizzare l’ipoacusia

Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha concentrato l’attenzione sull’identificazione delle cause genetiche dell’ipoacusia a esordio nell’infanzia, sulla sua caratterizzazione in termini di gravità e di progressione, e sulla possibilità di prevedere il successo dell’impianto cocleare in base al genotipo.

Tra il 2019 e il 2022, i ricercatori hanno condotto un’analisi trasversale basata sulla genomica e un’analisi retrospettiva sui dati delle misure audiologiche in una coorte di 449 bambini con ipoacusia neurosensoriale bilaterale insorta prima dei 18 anni, provenienti da 406 famiglie.

Il campione era abbastanza equamente suddiviso tra maschi (48,8%) e femmine (51,2%). Le 406 famiglie coinvolte avevano origini geografiche diverse (europea, latino-americana o americana mista, dell’Asia orientale e del Sud, africana o afroamericana).

Oltre la metà dei partecipanti aveva un apparecchio acustico bilaterale (244 bambini, 54,3%), 96 (21,4%) un impianto cocleare bilaterale, 47 (10,5%) un impianto cocleare e un apparecchio acustico, 23 (5,1%) un impianto cocleare unilaterale, 7 (1,5%) un apparecchio acustico unilaterale e 32 (7,2%) nessun supporto per l’udito.

Attraverso il sequenziamento genomico e l’analisi delle varianti strutturali del DNA dei partecipanti, i ricercatori hanno effettuato la diagnosi genetica, mentre la gravità e la progressione dell’ipoacusia sono state valutate attraverso i test audiologici. L’efficacia dell’impianto cocleare, infine, è stata misurata mediante test di percezione del linguaggio. Le soglie uditive misurate e i punteggi ottenuti ai testi di percezione del linguaggio sono stati messi in relazione con l’età del paziente al momento dell’impianto cocleare, con il tempo trascorso dall’impianto e con il genotipo.

Per oltre la metà delle famiglie (210 su 406, 52%) l’analisi genomica ha fornito una diagnosi genetica, con percentuali sovrapponibili per tutte le origini geografiche. 

Varianti responsabili dello sviluppo dell’ipoacusia sono state individuate in 43 diversi geni, e tutti i bambini tranne uno presentavano varianti causali in un solo gene.

La gravità della perdita uditiva, le frequenze colpite e la progressione della malattia erano diverse in base al gene coinvolto. In particolare, mutazioni causali nei geni MYO6, OTOA, SLC26A4, TMPRSS3 e alcune varianti particolarmente severe di GJB2, sono risultate correlate a un’ipoacusia progressiva, con perdite di udito superiori a 10 dB ogni 10 anni. 

Nei bambini con impianto cocleare, la percezione del linguaggio è risultata migliore rispetto ai livelli misurati prima dell’impianto, ma con un’entità variabile in base al genotipo.

Le conseguenze nella pratica

“I risultati di questo studio suggeriscono che la diagnosi genetica sia abbastanza avanzata da consentirne l’integrazione in una strategia di trattamento di precisione dell’ipoacusia a esordio infantile” sottolineano i ricercatori. “I test genetici possono costituire un prezioso strumento prognostico per la gestione della patologia e un fattore predittivo per gli esiti dell’impianto cocleare”.

Reference

Carlson RJ, Walsh T, et al. Association of genetic diagnoses for childhood-onset hearing loss with cochlear implant outcomes. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2023 Mar 1;149(3):212-22.


29 Settembre 2023
Autore: 1951


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