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Come migliorare l’elaborazione del parlato nei bambini con ipoacusia

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Secondo uno studio australiano integrare il segnale acustico e quello visivo sarebbe più efficace rispetto al solo stimolo acustico.

Per i bambini con ipoacusia gli apparecchi acustici e gli impianti cocleari, soprattutto se utilizzati a partire dai primi anni, sono spesso molto efficaci nel migliorare la capacità uditiva. Questo vale, però, soprattutto per la percezione del parlato, mentre per quanto riguarda gli aspetti dell’elaborazione del linguaggio i bambini con ipoacusia, anche se utilizzano dispositivi acustici, mantengono comunque performance generalmente inferiori rispetto ai pari età senza problemi di udito. 

Per esempio, i giovani pazienti con impianto cocleare riescono a elaborare il linguaggio parlato più lentamente rispetto ai coetanei con udito nella norma, e questo può avere conseguenze negative sul rendimento scolastico, sul benessere psicologico e sull’inserimento sociale dei bambini, oltre che provocare affaticamento e stress.

Per questo motivo sarebbe importante identificare strumenti e modalità efficaci per migliorare la velocità di elaborazione del parlato nei piccoli pazienti con ipoacusia.

Una possibilità è rappresentata dai segnali visivi del parlato, come per esempio i movimenti dei muscoli del viso di chi parla: gli organi articolatori, in particolare, con il loro movimento possono fornire segnali aggiuntivi utili per identificare i fonemi, e i movimenti della testa e delle sopracciglia possono aiutare a riconoscere i tratti prosodici. 

Accompagnare il parlato con specifici segnali visivi potrebbe quindi rappresentare un vantaggio in termini di percezione e di elaborazione del linguaggio parlato rispetto a una modalità solo acustica anche nei bambini con ipoacusia che utilizzano supporti per l’udito.

Segnali acustici o audiovisivi?

Un gruppo di ricercatori australiani ha provato a verificare questa ipotesi conducendo uno studio sui bambini in età scolare. Gli obiettivi erano molteplici: prima di tutto valutare se i bambini con ipoacusia e con apparecchio acustico o impianto cocleare mostrino un’elaborazione del parlato più rapida con una modalità che preveda segnali audiovisivi rispetto a segnali solo acustici. Inoltre, i ricercatori miravano a capire se ci siano differenze nell’entità del beneficio legato ai segnali audiovisivi tra i bambini con ipoacusia e quelli con udito nella norma. 

Infine, lo studio puntava a chiarire se la variabilità del beneficio della modalità audiovisiva sia legata a qualcuna delle caratteristiche dei partecipanti e/o dell’ipoacusia.

Nello studio sono stati inclusi 26 bambini con ipoacusia, 17 maschi e 9 femmine, di età compresa tra 7 e 11 anni; 22 avevano un disturbo bilaterale, 9 portavano un impianto cocleare e gli altri un apparecchio acustico. Il gruppo di controllo era composto da 19 coetanei, 10 maschi e 9 femmine, con udito normale.

Ai partecipanti è stato proposto un test di monitoraggio dei fonemi, accompagnato da altre 4 attività. Nel test sono state utilizzate 48 frasi, ciascuna delle quali conteneva una sola volta uno dei 4 fonemi target (/b, p, ɡ, k/), posizionato sempre all’inizio della parola bersaglio. Nella modalità audiovisiva, ai bambini veniva mostrato un video dello speaker che pronunciava le frasi, mentre nella modalità acustica veniva fatto ascoltare solo l’audio registrato.

I partecipanti dovevano ascoltare le frasi stimolo mentre guardavano uno schermo, e premere un pulsante più rapidamente possibile quando sentivano il fonema target, concentrandosi sui suoni e non sull’ortografia delle parole.

Tutti i bambini con ipoacusia hanno completato con successo il test, con una media del 96 per cento di rilevazione corretta dei fonemi target. Rispetto al gruppo di controllo dei soggetti con udito normale, l’accuratezza è stata leggermente, ma significativamente più bassa (96% vs 97%).

Nel complesso, nei bambini con ipoacusia la velocità di elaborazione è stata significativamente più lenta rispetto a quella dei controlli, indipendentemente dalla modalità con cui è stato somministrato lo stimolo nel test. Questo effetto era più evidente tra i bambini che utilizzavano dispositivi acustici bimodali.

Tuttavia, l’integrazione del segnale acustico con quello visivo ha migliorato la velocità di elaborazione del parlato, sia nei bambini con ipoacusia sia in quelli con udito normale, nella stessa misura. 

Conoscenze acquisite e prospettive future

«I risultati dello studio suggeriscono che gli stimoli che associano informazioni acustiche e visive consentono ai bambini con ipoacusia di elaborare il parlato più rapidamente, e il vantaggio rispetto agli stimoli solo acustici è paragonabile a quello che si ottiene nei bambini senza disturbi dell’udito. 

Questo può avere effetti positivi nell’ambito scolastico e nelle interazioni sociali» sottolineano gli autori. «Ulteriori ricerche sulle potenziali differenze nella velocità di elaborazione tra soggetti che utilizzano dispositivi acustici diversi sono essenziali per confermare se l’elaborazione rallentata del linguaggio sia effettivamente correlata all’uso di dispositivi bimodali pediatrici. In tal caso, questo suggerirebbe la necessità di un maggiore sostegno per questi bambini».

Reference

Holt R, Bruggeman L, Demuth K. Effects of hearing loss and audio-visual cues on children’s speech processing speed. Speech Communication 2023;146:11-21.


13 Giugno 2023
Autore: 1951


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