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Utilizzo di apparecchi acustici e impianti cocleari riducono il rischio di declino cognitivo

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Il loro impiego è associato a una riduzione del rischio di declino cognitivo conseguente a ipoacusia.

È noto che la perdita dell’udito può essere associata a declino cognitivo. L’utilizzo di apparecchi acustici ed impianti cocleari sembra diminuire i rischi, a lungo termine, di declino cognitivo.

La demenza è un disturbo la cui incidenza si stima sia destinata ad aumentare. Si prevede, infatti, che entro il 2050 si possa arrivare, a livello globale, a 150 milioni di casi. Nonostante l’elevato onere della malattia, attualmente non esiste una cura specifica per trattare la demenza, pertanto il monitoraggio dei fattori di rischio prevenibili risulta cruciale nell’affrontare questa condizione.

Negli ultimi anni la perdita dell’udito è stata identificata come uno dei principali fattori di rischio modificabili per la demenza. Questo è un dato molto significativo visto che la perdita dell’udito interessa circa il 23% degli individui adulti ed il 63% degli individui di età superiore a 70 anni, e considerato che è una condizione trattabile con l’ausilio di dispositivi specifici. Questi rimedi sono rappresentati da impianti cocleari e apparecchi acustici retroauricolari o endoauricolari. Alcuni studi hanno suggerito che l’utilizzo di tali dispositivi, grazie all’intervento sull’ipoacusia, possa prevenire il deterioramento cognitivo

I dispositivi per l’udito ed il loro effetto sul declino cognitivo

Nonostante sembri che gli apparecchi acustici e gli impianti cocleari possano abbassare il rischio di sviluppo di demenza, non tutti gli studi osservazionali finora effettuati sull’argomento sono concordi. Inoltre, ad oggi, nessuna metanalisi ha riunito i dati disponibili in letteratura. Yeo et al., tramite una review sistematica, hanno analizzato i punteggi cognitivi e i dati longitudinali al fine di determinare le associazioni tra dispositivi per l’udito, deterioramento cognitivo e demenza.

La review ha incluso 31 studi per un totale di 137.484 pazienti. La metanalisi di 8 di questi lavori (126.903 partecipanti) ha valutato le associazioni a lungo termine tra l’uso degli apparecchi acustici ed il declino cognitivo, con un follow-up compreso tra 2 e 25 anni. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del rischio di declino cognitivo negli individui che avevano fatto uso di dispositivi per l’udito rispetto ai partecipanti con ipoacusia non trattata. Inoltre, nello studio di Yeo et al. Dall’analisi di 11 lavori la relazione tra ripristino dell’udito ed eventuali cambiamenti nei punteggi dei test per la valutazione dello stato cognitivo generale a breve termine ha evidenziato un miglioramento del 3% degli score dopo l’utilizzo di apparecchi acustici.

Futuri studi e ruolo del counselling

L’analisi di Yeo et al. ha evidenziato che l’utilizzo di apparecchi acustici ed impianti cocleari è associato ad una riduzione del rischio di declino cognitivo conseguente ad ipoacusia. Questi interessanti risultati dovranno essere ulteriormente esplorati in trial randomizzati. Ad ogni modo, si sottolinea l’importanza del ruolo del medico nel counselling del paziente ipoacusico, per incoraggiarlo all’utilizzo dei dispositivi per l’udito

Reference

Yeo BSY, Song HJJMD, Toh EMS, Ng LS, Ho CSH, Ho R, Merchant RA, Tan BKJ, Loh WS. Association of Hearing Aids and Cochlear Implants With Cognitive Decline and Dementia: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Neurol. 2022 Dec 5.


24 Marzo 2023
Autore: 4048


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