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Valutare meglio il rischio di ipoacusia

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L’esposizione prolungata nel tempo a un carico allostatico elevato si associa a un rischio aumentato di deficit uditivo, almeno secondo uno studio pubblicato nell’agosto 2022 su Brain Behav Immun Health.

I problemi di udito sono correlati a un gran numero di effetti negativi sulla salute, tra cui disabilità, depressione, rischio di demenza e riduzione della qualità di vita, e hanno un impatto significativo anche in termini economici sui sistemi sanitari, soprattutto perché la loro incidenza aumenta con l’età e, a causa dell’invecchiamento globale della popolazione, il numero complessivo delle persone colpite è destinato a crescere.

Per cercare di ridurre gli effetti negativi dell’ipoacusia è importante intervenire sulla gestione dei fattori di rischio modificabili, per prevenirne o ritardarne l’insorgenza. Alcuni studi su gruppi non molto numerosi di soggetti hanno individuato correlazioni tra il rischio di compromissione dell’udito e specifici biomarcatori di infiammazione, come livelli ridotti di fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1), proteina C-reattiva elevata e conta dei globuli bianchi aumentata. Tuttavia, i dati in questo senso sono ancora pochi.

Un team di ricercatori inglesi ha cercato di tracciare un quadro più completo studiando la correlazione tra il deficit dell’udito e un indice composito, il carico allostatico, invece che un singolo marcatore.

Un indicatore utile per prevedere gli outcome di salute 

Il carico allostatico è una misura cumulativa dei fattori di stress fisiologici per l’organismo, che si manifestano durante tutto il corso della vita attraverso gli effetti provocati su diversi sistemi biologici nel tempo. Rispetto ai singoli biomarcatori, il carico allostatico consente di valutare l’impatto dei fattori di stress su più sistemi biologici contemporaneamente, fornendo quindi un’informazione più completa per prevedere gli outcome nel tempo; inoltre, essendo un indice composito, è meno soggetto a bias di tipo socio-demografico e può essere utilizzato per prevedere diversi outcome legati all’invecchiamento, come la funzionalità fisica, la fragilità, lo stato di salute riferito dal paziente, il benessere mentale, la demenza e la mortalità.

Gli studi condotti finora hanno individuato diverse correlazioni tra deficit dell’udito e alcune condizioni collegate a un carico allostatico elevato, come diabete, obesità, aterosclerosi subclinica, degenerazione vascolare, dieta povera e abitudine al fumo. Tuttavia, al momento nessuno studio ha indagato in modo specifico l’effetto del carico allostatico sull’ipoacusia.

Il legame tra carico allostatico e deficit uditivo 

Nel disegnare lo studio, i ricercatori si sono posti l’obiettivo di valutare l’eventuale associazione tra carico allostatico e deficit uditivo (sia individuato con audiometria sia riferito dal paziente) e di capire se questa associazione si rinforzasse nel tempo a causa di un carico allostatico elevato e prolungato. 

I dati da analizzare sono stati ricavati dall’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), uno studio che ha valutato la popolazione inglese con età a partire dai 50 anni in tre diversi momenti tra il 2008 e il 2014.

Il carico allostatico è stato valutato al basale e 4 anni dopo tramite un punteggio che comprendeva 13 indici: rapporto tra colesterolo HDL e colesterolo totale, trigliceridi, fibrinogeno, emoglobina glicata, proteina C-reattiva, IGF-1, pressione arteriosa sistolica e diastolica, pressione arteriosa media, frequenza cardiaca a riposo, flusso di picco espiratorio, indice di massa corporea (BMI, body mass index) e circonferenza della vita.

L’acuità uditiva è stata misurata dopo 7 anni di follow-up dal baseline, mentre l’ipoacusia riferita dal paziente è stata valutata al time point definito nello studio.

I dati di 4.373 e 4.430 partecipanti sono stati inclusi nell’analisi cross-sectional e in quella longitudinale rispettivamente. 

L’analisi cross-sectional non ha mostrato correlazioni statisticamente significative tra carico allostatico e deficit uditivo misurato con audiometria o riferito dal partecipante dopo la correzione per tutte le covariate considerate (età, sesso, livello di educazione, attività fisica e fumo).

Nel modello longitudinale, invece, la correlazione tra carico allostatico e deficit uditivo audiometrico si è mantenuta significativa anche dopo la correzione per le covariate considerate, mentre non è avvenuto lo stesso per quanto riguarda il deficit uditivo riferito dal paziente.

Come interpretare i risultati

“Nella popolazione considerata, l’esposizione a lungo termine a un carico allostatico più elevato è associata a una maggiore probabilità di ipoacusia rilevata con l’audiometria, ma non di ipoacusia riferita dal paziente, anche considerando i fattori socio-demografici come età, sesso, istruzione e attività fisica. La mancanza di associazione cross-sectional tra carico allostatico ed evidenze, audiometriche o riferite, di ipoacusia suggerisce che l’esposizione a breve termine a un carico allostatico elevato non è un fattore di rischio significativo per l'ipoacusia” osservano i ricercatori. “In conclusione, lo studio mostra che un carico allostatico elevato e prolungato è associato al rischio di compromissione dell’udito. I singoli componenti del carico allostatico possono essere modificati da cambiamenti dello stile di vita, come la cessazione del fumo, la dieta sana e l’esercizio fisico, che offrono l’opportunità di ridurre il rischio di problemi di udito in età avanzata”.

Reference

Matthews K, Dawes P, Elliot R, et al. Allostatic load and risk of hearing impairment. Brain Behav Immun Health. 2022 Aug 17;25:100496.


13 Aprile 2023
Autore: 1951


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