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L’ipoacusia con esordio in età adulta è oggi considerata sempre di più come una malattia cronica con importanti ripercussioni sulla salute. In particolare, negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata sulla relazione tra la perdita di udito la demenza, nell’ipotesi che l’ipoacusia sia il principale fattore di rischio modificabile per lo sviluppo della demenza negli anziani.
Questa ipotesi è stata esplicitata in due report sulla demenza della commissione della rivista The Lancet, pubblicati nel 2007 e 2010, sulla base, però, dei dati di tre soli studi precedenti.
In considerazione del numero esiguo di studi prospettici e della significativa variabilità nelle valutazioni audiometriche e della demenza utilizzate nelle diverse ricerche, un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto uno studio epidemiologico longitudinale prospettico con l’obiettivo di approfondire la potenziale correlazione tra l’ipoacusia e un rischio aumentato di decadimento cognitivo lieve e di demenza.
Nella ricerca sono stati analizzati i dati di 1.200 partecipanti al Mayo Clinic Study of Aging (MCSA), un ampio studio prospettico che ha l’obiettivo di valutare l’incidenza, la prevalenza e i fattori di rischio per il decadimento cognitivo lieve e la demenza nella popolazione della contea di Olmsted, in Minnesota. Allo studio MCSA hanno preso parte 5.766 persone con almeno 50 anni al momento dell’arruolamento, tra il 2004 e il 2019; di queste, 5.497 presentavano al basale uno stato cognitivo non compromesso o un deterioramento lieve. I partecipanti sono stati sottoposti a esami clinici con test neuropsicologici all’arruolamento e, in seguito, ogni 15 mesi.
I ricercatori statunitensi hanno analizzato i dati di 1.200 partecipanti allo studio MCSA, che erano stati sottoposti almeno a un esame audiometrico tonale e vocale per sospetta riduzione dell’udito o nel corso della valutazione sanitaria completa svolta annualmente. I parametri considerati erano la PTA (pure-tone average) e il punteggio al test di riconoscimento delle parole (word recognition score, WRS). Inoltre, la presenza di possibili problemi uditivi è stata valutata durante il colloquio di arruolamento con le persone indicate dai partecipanti come partner per lo studio: a questi cosiddetti “informatori” veniva chiesto di riferire se il partecipante avesse difficoltà uditive che interferissero con le attività quotidiane, fornendo quindi una valutazione soggettiva.
La coorte considerata nello studio era composta da persone con età media di 76 anni, in leggera prevalenza donne (607 partecipanti, 51%). Al basale, l’87% dei partecipanti (1.041 soggetti) non presentava alcuna compromissione delle capacità cognitive, mentre il 13% aveva una diagnosi di declino cognitivo lieve. Il 36% dei partecipanti (437) aveva una capacità uditiva normale, il 32% (383) un’ipoacusia lieve e il 30% (363) moderata; nella quasi totalità dei casi (741, 97%) l’ipoacusia era di tipo neurosensoriale.
Nella coorte analizzata, 207 pazienti hanno sviluppato demenza durante un periodo medio di 5,6 anni dall’arruolamento.
L’analisi statistica, dopo l’aggiustamento per i possibili fattori di confondimento previsti dal modello predefinito, non ha indicato alcuna associazione significativa tra PTA o WRS e lo sviluppo di demenza. Ognuno dei due parametri, però, è risultato associato in modo significativo a un peggioramento nel corso del tempo delle prestazioni nei test cognitivi: i partecipanti con PTA superiore a 25 decibel di perdita di udito o con WRS inferiore al 100% hanno avuto un declino significativamente più marcato nei punteggi dei test cognitivi.
Al contrario di quanto evidenziato dalle misurazioni audiometriche oggettive, la valutazione soggettiva da parte dei partner “informatori” delle difficoltà uditive è risultata significativamente associata con lo sviluppo di demenza.
«In questo studio, le difficoltà uditive soggettive erano associate allo sviluppo della demenza, mentre le misure audiometriche oggettive erano predittive di prestazioni peggiori nei test cognitivi nel tempo, ma non della diagnosi clinica di demenza» spiegano gli autori dello studio. «Questi risultati suggeriscono che altri deficit dell’elaborazione centrale potrebbero potenziare gli effetti della perdita dell’udito; tuttavia, l’associazione tra la sola ipoacusia periferica, rilevata all’audiometria comportamentale, e lo sviluppo della demenza potrebbe essere meno solida».
Marinelli JP, Lohse CM, Fussell WL, et al. Association between hearing loss and development of dementia using formal behavioural audiometric testing within the Mayo Clinic Study of Aging (MCSA): a prospective population-based study. Lancet Healthy Longev. 2022 Dec;3(12):e817-e824.
15 Marzo 2023
Autore: 1951
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