ORL GERIATRICA

Effetti neurologici e cognitivi della perdita di udito nella depressione farmaco-resistente dell’anziano

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Ricercatori della Columbia University di New York avvertono: possibile circolo vizioso tra deficit uditivo e depressione nell’anziano.

Un recente filone della ricerca ha messo in luce una serie di conseguenze rilevanti a livello cerebrale e neuropsichiatrico della perdita di udito nell’anziano. 

Si tratta di un aspetto importante in ambito geriatrico, che lega in un rapporto che può anche essere di causa ed effetto tre tra le più frequenti disfunzioni organiche che riducono significativamente la qualità della vita nell’ultima parte dell’esistenza. 

Se in età avanzata, infatti, aumenta progressivamente la prevalenza della perdita di udito, l’anziano è particolarmente esposto al rischio di depressione e demenza anche attraverso un circolo vizioso che parte con l’ipoacusia, prosegue con il conseguente isolamento che apre la strada all’interruzione dei rapporti sociali e al crollo dell’umore, aumentando le possibilità di andare incontro al declino cognitivo. 

Com’è evidente, le cose si complicano quando è in gioco una depressione resistente al trattamento. 

Alla ricerca dei danni neurologici

Finora gli studi condotti in questo campo hanno preso in esame soprattutto i legami tra la perdita dell’udito, la depressione nell’anziano e il declino cognitivo, ma non hanno mai considerato gli specifici effetti neurologici e cognitivi della perdita di udito in una popolazione anziana affetta da depressione. 

Per questo assume grande rilievo uno studio in progress che si sta conducendo alla Columbia University di New York, con i risultati preliminari che sono stati pubblicati su un poster della rivista “American Journal of Geriatric Psychiatry”. 

Per l’analisi, il lavoro statunitense ha utilizzato i dati dello studio OPTIMUM (Optimizing Outcomes of Treatment-Resistant Depression in Older Adults), un grande trial multicentrico tuttora in corso, sostenuto dai National Institutes of Health per sottoporre a un nuovo trattamento antidepressivo gli anziani che non hanno risposto ad almeno due precedenti terapie antidepressive. 

In particolare, è stato preso in esame il ramo OPTIMUM-Neuro del trial multicentrico, che prevede una valutazione neurocognitiva e il ricorso a imaging avanzato, oltre a una valutazione audiometrica. 

L’ipotesi era che tra la popolazione anziana affetta da depressione resistente la perdita di udito valutata in termini di media del tono puro (PTA) si associ a un aumento significativo del declino cognitivo – funzioni esecutive e memoria episodica – e ad alterazioni della struttura encefalica (spessore della corteccia uditiva primaria e secondaria, volume dell’ippocampo). 

Poche le correzioni del deficit acustico

I risultati preliminari riguardano 126 soggetti – lo studio è tuttora in pieno svolgimento e conta di arrivare a quota 200 pazienti – attestando che il 47,6% degli anziani considerati presenta un deficit uditivo, che soltanto nel 30% dei casi viene corretto con un apparecchio acustico. 

Di base, il riscontro di un’ipoacusia all’audiometria PTA è risultato associato a ispessimento della corteccia uditiva, ma senza effetti a carico dell’ippocampo. 

In questi casi, le funzioni esecutive appaiono comunque compromesse, con riduzione delle abilità percettive (visuospaziali e costruttive) e un aumento della prevalenza della demenza. 

In buona sostanza, i dati confermano il legame tra perdita dell’udito, depressione resistente e declino delle funzioni cognitive, attestando specifici danni neurologici. 

In proposito – pur nei limiti della sintesi imposta dal formato poster – gli autori sottolineano soprattutto l’importanza che riveste per l’anziano la correzione del deficit uditivo.

Reference

Van Zutphen EM, Brewster K. Neural and Cognitive Effects of Hearing Loss in Treatment-Resistant Late-Life Depression. Am J of Geriatr Psychiatry, Volume 30, Issue 4, Supplement, 2022, Page S83, ISSN 1064-7481, https://doi.org/10.1016/j.jagp.2022.01.212


18 Gennaio 2023
Autore: 1952


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