DISFAGIA E DISFONIA

Proteggere la mucosa: un’opzione terapeutica da promuovere

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Nella malattia da reflusso gastroesofageo le terapie che mirano alla protezione della mucosa esofagea rappresentano una possibilità da valutare in associazione ai trattamenti di riferimento con farmaci antisecretivi. Un nuovo dispositivo medico ha dato risultati positivi in questo senso.

I risultati di diversi studi recenti indicano che in una percentuale significativa di pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo, variabile tra il 20 e il 40%, la risposta al trattamento di riferimento per questo disturbo, cioè la terapia antisecretiva, risulta solo parziale o addirittura assente.

In questi casi, quindi, si rende necessario associare al trattamento standard altre terapie farmacologiche in grado di agire su meccanismi patogenetici differenti dalla secrezione acida. In particolare, i farmaci di barriera mirati alla protezione della mucosa esofagea hanno dato in qualche caso risultati incoraggianti, ma le loro potenzialità sono state fino a pochi anni fa sottovalutate. Uno dei motivi risiede nel fatto che la maggior parte delle formulazioni disponibili non permetteva un’adeguata aderenza alla mucosa esofagea, e quindi non garantivano una persistenza di questi farmaci nel lume esofageo sufficientemente prolungata per un’azione farmacologica completamente efficace.

Nuove strade per la protezione della mucosa

Negli ultimi anni è stato sviluppato un dispositivo medico specificamente concepito per la protezione della mucosa esofagea. Il dispositivo è costituito da acido ialuronico e condroitina solfato, dispersi in un vettore altamente bioadesivo, il poloxamer 407.

L’acido ialuronico ha un ruolo di primo piano nella riparazione delle lesioni e nella rigenerazione della matrice extracellulare, favorendo quindi la guarigione dei danni della mucosa esofagea, mentra la condroitina solfato riduce il danno provocato alla mucosa dall’acido e dalla pepsina presenti nel contenuto gastrico. Il poloxamer 407, infine, è caratterizzato da una elevata bioadesività, che ne consente una lunga permanenza a contatto con la mucosa. Nell’insieme, questi componenti formano un complesso macromolecolare che esercita una funzione di barriera fisica nei confronti di agenti dannosi per la mucosa.

I risultati dello studio ex vivo

L’effetto barriera di questo dispositivo sulla mucosa esofagea è stato valutato in uno studio ex vivo condotto da un gruppo di ricerca italiano su un modello di esofago suino.

Per simulare il danno indotto dal reflusso gastroesofageo, gli esofagi sono stati perfusi per un periodo di tempo variabile tra 15 e 90 minuti con una soluzione a base di acido cloridrico con o senza aggiunta di pepsina.

Il danno indotto alla mucosa è stato valutato istologicamente, mentre le eventuali variazioni nella sua permeabilità, e quindi l’effetto barriera, sono state evidenziate utilizzando uno specifico marker (tintura Evans blue), in grado di colorare il tessuto della mucosa in modo proporzionale al danno subìto.

La mucosa danneggiata è stata suddivisa in tre campioni: il primo, che aveva la funzione di controllo, è stato trattato con il solo marker colorante; il secondo con il dispositivo medico seguito dal marker; il terzo è stato perfuso con il dispositivo, poi sciacquato con soluzione salina e in seguito trattato con il marker, allo scopo di valutare la capacità adesiva del complesso.

I risultati hanno indicato che il danno istologico alla mucosa era direttamente proporzionale al tempo di perfusione e risultava più rapido in presenza di pepsina. Inoltre, il danno era associato a un’aumentata permeabilità della mucosa, evidenziata dalla colorazione.

Il trattamento con il dispositivo è stato in grado di prevenire completamente le alterazioni della permeabilità della mucosa in tutti i campioni analizzati, indipendentemente dall’agente lesivo (acido o pepsina) utilizzato. Questa capacità era mantenuta anche dopo il lavaggio con la soluzione salina, a conferma delle elevate proprietà bioadesive del complesso macromolecolare e della persistenza dell’effetto barriera.

«Sono necessari ulteriori studi per valutare più approfonditamente l’azione di questo dispositivo sulla mucosa esofagea, in particolare le sue proprietà bioadesive e la durata dell’effetto» commentano gli autori della ricerca. «Se questi risultati preliminari saranno confermati clinicamente, sarà utile valutare la possibilità di una nuova opzione terapeutica per la gestione della malattia da reflusso».

Contenuto realizzato in collaborazione con Alfasigma.

cod. ES-2022-006

Reference

  • Bertelè A. La protezione della mucosa esofagea: un’alternativa terapeutica nella malattia da reflusso gastro-esofageo. Simposio Satellite, 23° Congresso FISMAD - Bologna, 30 marzo 2017. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 2017;4(24):44-56
  • Di Simone MP, Baldi F, Vasina V, et al. Barrier effect of Esoxx(®) on esophageal mucosal damage: experimental study on ex-vivo swine model. Clin Exp Gastroenterol. 2012;5:103-7


03 Novembre 2022
Autore: Redazione


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