OTOLOGIA
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Per definizione, la capacità di comprendere il linguaggio parlato coinvolge più di un senso – in particolare l’udito e la vista – e viene quindi considerata multisensoriale. L’integrazione di informazioni uditive, visive e paralinguistiche, per esempio, consente di comprendere il discorso parlato anche in ambienti particolarmente rumorosi. Il linguaggio parlato, però, si compone anche di elementi prosodici come l’accento e l’intonazione, che consentono di gestire le molteplici opportunità comunicative e di far emergere, per esempio, la differenza tra un’affermazione, una domanda o un’esclamazione. A sua volta, la prosodia – che è stata definita la “melodia del linguaggio parlato” – si basa sul ritmo, l’accento e la frequenza del suono, ed è fondamentale per la comprensione del discorso nelle sue diverse sfaccettature. In questo contesto, appare quindi evidente come i difetti uditivi impongano un’adeguata integrazione visiva per supplire al deficit, e se la lettura delle labbra rappresenta la risorsa estrema nei casi di sordità completa, anche i portatori di impianti cocleari sono chiamati a esercitare le proprie capacità multisensoriali per via del taglio delle frequenze determinato dal device. Ad approfondire questo aspetto è stato uno studio condotto all’Università di Tolosa III Paul Sabatier e pubblicato sulla rivista Hearing Research.
Il lavoro francese, in particolare, ha preso in esame la prosodia linguistica, l’ambito cioè che chiama in causa l’intonazione e il ritmo per accentuare le parole e separare le frasi esprimendo un determinato concetto, contando anche su una comunicazione visiva che comprende i movimenti del capo, delle sopracciglia e così via. Partendo da precedenti acquisizioni riguardanti la comprensione del discorso parlato, lo studio intendeva analizzare il modo in cui i portatori di impianto cocleare mettono in pratica le proprie capacità multisensoriali per controbilanciare il taglio delle frequenze imposto dal device. A questo scopo, sono stati coinvolti 19 pazienti con deficit uditivo di diverso grado, corretto con un impianto cocleare – età media 57,8 anni – e 36 controlli normoudenti divisi in due gruppi in base all’età: 23,6 anni e 58,1 anni rispettivamente. Tutti i soggetti coinvolti erano madrelingua francese – l’impatto della componente culturale sulle capacità di percepire le componenti prosodiche del linguaggio è infatti elevato – e presentavano adeguate capacità visive. A tutti è stato chiesto di distinguere una domanda da un’affermazione recitate da due attori – un maschio e una femmina – che avevano ricevuto l’indicazione specifica di ridurre al minimo la mimica facciale per rendere più significativa la valutazione.
I risultati sono eloquenti e confermano che i portatori di impianto cocleare sfruttano maggiormente le capacità multisensoriali di comprensione del linguaggio parlato rispetto ai normudenti. A fronte della prosodia linguistica, infatti, i portatori di device mettono in atto un’integrazione audio-visiva superiore alla norma, più di tre volte maggiore di quella mostrata dai controlli. Decisamente superiore, nello specifico, anche l’attenzione che dedicano ai movimenti labiali rispetto ai normoudenti più giovani che fissano soprattutto gli occhi dell’interlocutore, mentre i controlli di media età mostrano di osservare allo stesso modo sia gli occhi sia la bocca. Come sottolineano gli autori, questo dimostra che chi viene sottoposto a un impianto cocleare sviluppa specifiche e significative capacità di adattamento multisensoriale per aumentare le proprie capacità di comprendere i risvolti del linguaggio parlato, mostrando una strategia visiva che, di fatto, è assente in chi ha un udito normale.
Lasfargues-Delannoy A, Strelnikov K, Deguine O, Marx M, Barone P. Supra-normal skills in processing of visuo-auditory prosodic information by cochlear-implanted deaf patients. Hear Res. 2021;410:108330. doi:10.1016/j.heares.2021.108330
23 Giugno 2022
Autore: 1952
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