ORL PEDIATRICA

Modelli di perdita dell'udito nella sindrome dell'acquedotto vestibolare largo

HOME \ AGGIORNAMENTI \ ORL PEDIATRICA \

Un nuovo studio ha voluto identificare i modelli di perdita dell'udito nei pazienti con sindrome dell'acquedotto vestibolare largo secondo alcune caratteristiche demografiche e cliniche. 

Uno studio recentemente pubblicato su International Journal of Pediatric Otorhinolaryngology ha cercato di identificare i modelli di perdita dell'udito nei pazienti con sindrome dell'acquedotto vestibolare largo (EVA) secondo alcune caratteristiche demografiche e cliniche

Ipoacusia stabile e progressiva in pazienti affetti da EVA

Se le ipoacusie potessero avere un significato clinico nella sindrome dell’acquedotto vestibolare largo (EVA) è stata l’ipotesi dalla quale è partito un team di ricercatori dell’Università del Cleveland - in collaborazione con il Collage di Medicina di New York - concludendo in definitiva che le ipoacusie dell'udito si verificano in modo simile nei pazienti affetti da EVA con ipoacusia stabile e progressiva

Sebbene le ipoacusie nei pazienti affetti da sindrome dell’acquedotto vestibolare largo siano fenomeni ampiamente riportati in letteratura, ad oggi, eziologia, fattori di rischio e implicazioni cliniche rimangono degli aspetti su cui far luce. 

Pazienti pediatrici con EVA dimostrano modelli di perdita dell'udito molto eterogenei caratterizzati da ipoacusie stabili, progressive o da una combinazione  delle due. Inoltre, i modelli di perdita dell'udito possono variare ampiamente da visita a visita, andando da precipitosi cali dell'udito a recuperi parziali, rendendo la prognosi e la riabilitazione della perdita dell’udito estremamente difficile a causa della natura imprevedibile del processo patologico e del decorso clinico.

Data l'interconnessione dell'udito di un bambino con la sua capacità di comunicare, comprendere le implicazioni cliniche di eventuali ipoacusie uditive è estremamente importante. 

Partendo da questa considerazione gli Autori dello studio hanno analizzato diversi modelli di perdita dell'udito in relazione a determinate caratteristiche demografiche e morfologiche, cercando di trovare o chiarire il loro significato clinico.

Disegno dello studio: retrospettivo-longitudinale

Lo studio è stato condotto su 44 soggetti affetti da EVA che hanno soddisfatto i criteri di inclusione (25 femmine e 19 maschi). Di questi 44 pazienti, l'età mediana alla diagnosi era di 8,06 anni (IC 95%: 6,32, 9,40). 16 individui hanno mostrato EVA unilaterale mentre 29 l’avevano bilaterale, per un totale di 74 orecchie totali con EVA. 

I soggetti in studio sono stati classificati in quattro coorti: fluttuante progressiva, progressiva non fluttuante, stabile e stabile non fluttuante. Sono stati eseguiti confronti a coppie e di gruppo con test non parametrici per valutare la morfologia dell'acquedotto vestibolare (VA), le variabili cliniche e demografiche tra le coorti. 

Possibili variabili predittive di ipoacusia

I dati dello studio derivanti dall’analisi delle 4 coorti hanno messo in evidenza differenze statisticamente significative (p = 0,049) nella larghezza dell'opercolo tra i gruppi, mentre non lo erano quelle del punto medio dell’acquedotto vestibolare (p = 0,522). 

Le orecchie con perdita dell'udito progressiva senza fluttuazioni hanno dimostrato una progressione di un 3,20 dB all'anno (p < 0,0019) mentre le orecchie con ipoacusia progressiva con fluttuazioni hanno riportato un tasso di perdita di 3,52 dB per anno (p < 0,001).

Data la mancanza di standardizzazione sia nella definizione sia nella capacità di predire il decorso clinico dei pazienti con ipoacusie dell'udito, questo studio ha cercato di definire se caratteristiche demografiche, cliniche e audiometriche sono correlate e se queste fluttuazioni hanno un impatto reale sul decorso clinico dei pazienti con EVA.

Tuttavia, le analisi conclusive di questa ricerca hanno messo in evidenza che una volta applicato il modello di regressione logistica, né la larghezza dell'opercolo, né le variabili demografiche e audiometriche studiate, tra cui l'età alla diagnosi, il sesso e il tipo di perdita dell'udito, erano fortemente predittivi per le fluttuazioni in esame. Secondo questo modello, l’unica variabile predittiva era la durata del follow-up. 

Reference

Ruthberg JS, Kocharyan A, Farrokhian N et al. Hearing loss patterns in enlarged vestibular aqueduct syndrome: Do fluctuations have clinical significance? Int J Pediatr Otorhinolaryngol. 2022 Feb 22;156:111072. doi: 10.1016/j.ijporl.2022.111072. 


02 Giugno 2022
Autore: 4015


2026 © Copyright ORL.NEWS - Eureka Srl - C.F. e P.I. 01841430463
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n.35 del 26/02/2020)
Consulta l'informativa sulla privacy | Contatti