OTOLOGIA

Biomarcatori per la diagnosi di acufene cronico: nuove evidenze

HOME \ AGGIORNAMENTI \ OTOLOGIA \

L'acufene può essere rilevato sulla base dei potenziali evocati uditivi, della variabilità del segnale dell’attività cerebrale e delle prestazioni cognitive.

L’acufene è un disturbo debilitante la cui neurofisiologia risulta ancora non del tutto compresa. Un recente studio pubblicato su Hearing Research mette in luce nuovi possibili biomarcatori per il rilevamento dell’acufene.

L’acufene è caratterizzato dalla percezione di un rumore in assenza di una corrispondente fonte sonora esterna. Si stima che si verifichi nel 12-30% della popolazione adulta mondiale. 

Tra gli obiettivi dei ricercatori impegnati in questo ambito c’è quello di trovare dei biomarcatori in grado di rilevare e/o perfino prevedere la presenza di questa disfunzione.

La ricerca chiama, tre possibili biomarker rispondono

Per rispondere a questo bisogno lo studio in questione ha avuto lo scopo di determinare se esiste una combinazione di biomarcatori basata su eeg (elettroencefalogramma) e/o misure cognitive in grado di distinguere tra pazienti con acufene e pazienti senza questo disturbo (gruppo controllo). 

A questo scopo gli autori, in una prima parte dello studio, hanno indagato su come i potenziali evocati uditivi, la variabilità del segnale dell’attività cerebrale, le prestazioni cognitive e la comprensione del parlato differiscono tra i pazienti con acufene (20 pazienti affetti da acufene cronico, ma senza perdita dell’udito) e i pazienti del gruppo controllo (20 pazienti non affetti da acufene). 

In una seconda fase dello studio, gli autori, utilizzando i risultati delle singole analisi, hanno costruito un modello di regressione logistica per il rilevamento dei casi di acufene, valutando se tale modello potesse essere in grado di distinguere in maniera accurata i pazienti con acufene dai pazienti del gruppo controllo.

Il primo risultato è stato ottenuto tramite l’analisi dei potenziali evocati uditivi in risposta a uno stimolo rilevante infrequente. Questo test ha evidenziato differenze significative nei potenziali evocati tra i pazienti con acufene e i pazienti del gruppo controllo. 

L’attività nel cluster corrispondente alla componente P300 (onda ERP, potenziale evento-correlato) era significativamente più bassa nei pazienti con acufene. La ridotta risposta della componente P300 è normalmente correlata ad una compromissione nell’elaborazione delle informazioni dall’alto verso il basso (top-down information processing). 

Nei pazienti con acufene questa condizione potrebbe essere correlata ad un’alterata funzionalità nelle strutture chiave nella cosiddetta “salience network”, cioè la corteccia cingolata anteriore e l’insula (regioni deputate alla selezione degli stimoli, che sono detti quindi salienti, rispetto agli altri). 

È possibile che questa ridotta risposta della componente P300 in pazienti con acufene sia dovuta ad una priorità che viene data allo stimolo dell’acufene (che diventa saliente) rispetto agli stimoli esterni, ciò confermerebbe l’importanza dell’elaborazione delle informazioni dall’alto verso il basso nell’elaborazione dell’acufene.

Altro risultato dello studio ha implicato l’utilizzo della cosiddetta entropia multiscala (MSE), indice correlato alla capacità del cervello di elaborare le informazioni. Dai risultati emerge come i pazienti con acufene avevano valori di MSE su scale temporali fini più elevati rispetto ai pazienti del gruppo controllo, segno che i primi si affidano maggiormente a meccanismi di elaborazione dell’informazione basati su interconnessione tra popolazione locali di neuroni nella corteccia piuttosto che su una elaborazione più distribuita.

Prestazioni cognitive

Gli autori hanno poi anche valutato le prestazioni cognitive tramite lo strumento RBANS-H che include 5 domini: memoria immediata; abilità visuospaziali-visuocostruttive; linguaggio; attenzione; memoria differita. I punteggi totali del test RBANS-H - che rappresentano quindi le prestazioni cognitive globali - erano leggermente ma significativamente inferiori nei pazienti con acufene rispetto al gruppo controllo. 

Successivamente sono state valutate le eventuali differenze tra i due gruppi di pazienti rispetto ai 5 singoli domini dello strumento. Solo i punteggi relativi al dominio della memoria ritardata erano significativamente più bassi nei pazienti con acufene.

Per quanto riguarda la comprensione del parlato in ambiente rumoroso nessuna differenza significativa è stata rilevata tra pazienti con acufene e pazienti del gruppo controllo.

Alla luce dei dati ottenuti gli autori hanno costruito un modello di regressione logistica basato quindi su tre parametri: 

  1. Valori medi dei potenziali evocati uditivi in relazione al cluster corrispondente alla componente P300;
  2. Valori medi di MSE normalizzati; 
  3. Punteggi riguardanti l’indice di memoria ritardata dello strumento RBANS-H. 

Dai risultati della regressione logistica si intuisce come il modello abbia un buon grado di accuratezza dimostrando il valore potenziale di questa combinazione di biomarcatori nella corretta classificazione tra pazienti con acufene e pazienti senza.

Importanza dei risultati e prospettive future

Dai dati dello studio si può desumere come i casi di acufene possono essere rilevati con precisione sulla base dei potenziali evocati uditivi, della variabilità del segnale dell’attività cerebrale (utilizzando MSE), e delle prestazioni cognitive

Inoltre, si conferma l’importanza della combinazione di diversi parametri neurofisiologici e cognitivi nel valutare la presenza di acufene, così come si conferma anche il significativo contributo dell’elaborazione delle informazioni dall’alto verso il basso nella percezione dell’acufene. 

Lo studio apre così a ulteriori ricerche che possano contribuire alla comprensione di questo disturbo e al miglioramento della sua diagnosi.

Reference

Cardon E, Vermeersch H, Joossen I, Jacquemin L, Mertens G, Vanderveken OM, Lammers MJW, Van de Heyning P, Van Rompaey V, Gilles A. Cortical auditory evoked potentials, brain signal variability and cognition as biomarkers to detect the presence of chronic tinnitus. Hear Res. 2022 Mar 22;420:108489. doi: 10.1016/j.heares.2022.108489.


20 Maggio 2022
Autore: 4048


2026 © Copyright ORL.NEWS - Eureka Srl - C.F. e P.I. 01841430463
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n.35 del 26/02/2020)
Consulta l'informativa sulla privacy | Contatti