OTOLOGIA
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Nello sviluppo dell’ipoacusia neurosensoriale, insieme al danno a carico delle cellule ciliate dell’epitelio sensoriale della coclea, può essere implicata anche la ridotta densità di innervazione delle cellule ciliate interne da parte delle sinapsi afferenti del nervo acustico. Si parla in questo caso di sinaptopatia cocleare, che può comparire con l’invecchiamento o a seguito di una sovraesposizione al rumore.
La perdita di fibre del nervo acustico non si rileva facilmente con gli esami clinici e le sue conseguenze sull’udito non sono ancora del tutto chiare: è stato ipotizzato che possa causare difficoltà di percezione del suono nel mondo reale, tra le quali l’acufene e la cosiddetta ipoacusia nascosta, caratterizzata da una percezione alterata dei suoni complessi in condizioni di rumore, una condizione che non viene rilevata tramite l’audiogramma.
Al momento, gli studi condotti nell’uomo per verificare l’associazione causale tra perdita delle fibre del nervo acustico e ipoacusia nascosta hanno dato risultati contrastanti a causa di diverse limitazioni nelle misurazioni e fattori confondenti.
Per questo motivo, i ricercatori hanno concentrato l’attenzione sui modelli animali, che sembrano più adatti a valutare l’effetto della perdita delle fibre del nervo acustico sulle difficoltà di percezione del suono nel mondo reale. Questo perché è possibile indurre la lesione del nervo acustico attraverso un’esposizione controllata al rumore, con la chirurgia o con farmaci neurotossici, e il danno può essere quantificato attraverso misurazioni di parametri fisiologici e tecniche istopatologiche dirette. Inoltre, i comportamenti correlati all’udito si possono valutare sia prima sia dopo la lesione del nervo acustico, e questo aumenta la probabilità di rilevare deficit di percezione anche lievi.
Una difficoltà legata allo studio dei modelli animali è rappresentata dalla possibilità di quantificare la percezione: gli animali devono infatti essere addestrati a mostrare una risposta comportamentale in seguito a stimoli acustici apparentemente arbitrari, un processo difficile che richiede tempi lunghi per le procedure di condizionamento e motivazione degli animali e per la raccolta dei dati comportamentali.
In una revisione descrittiva della letteratura sono stati analizzati i dati di studi comportamentali recenti condotti su modelli animali per valutare l’impatto della perdita di fibre del nervo acustico, indotta sperimentalmente, sulla percezione uditiva e sul possibile sviluppo di ipoacusia nascosta.
Dagli studi basati sugli audiogrammi emerge che la sensibilità nella percezione dei toni nel silenzio non è influenzata dalla riduzione di fibre nervose acustiche, a meno che la perdita non superi l’80%: oltre questa soglia, infatti, è possibile che compaiono deficit percettivi anche severi. Per quanto riguarda, invece, i cambiamenti nella percezione dei toni in condizioni di rumore, sono stati registrati risultati eterogenei nell’ambito di ricerche che, nella maggior parte dei casi, sono state condotte su animali con perdita di fibre nervose da moderata a grave (50-70%). Per i toni brevi alcune ricerche nei topi sembrano indicare una sensibilità ridotta, mentre per toni più lunghi il comportamento non sembra influenzato negativamente dal danno al nervo acustico nei topi e nei pappagallini, ma lo è in modo significativo dalla perdita delle cellule ciliate interne nei cincillà.
“Una possibile interpretazione è che la perdita di fibre nervose del nervo uditivo influisca negativamente sulla percezione dei segnali target brevi in condizioni di rumore, ma non su quella dei segnali più lunghi, per i quali esiste una maggiore possibilità di integrazione temporale” spiega Kenneth S. Henry, autore della revisione. “Si tratta comunque di un’ipotesi da approfondire con studi futuri sui modelli animali”.
Henry KS. Animal models of hidden hearing loss: Does auditory-nerve-fiber loss cause real-world listening difficulties? Mol Cell Neurosci. 2022 Jan;118:103692.
02 Marzo 2022
Autore: 1951
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