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Pubblicato su JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery uno studio condotto alla Washington University di St Louis attesta la validità dei test nei pazienti affetti da declino cognitivo di grado lieve.
Per un composito intreccio di meccanismi che non sono stati ancora del tutto decifrati, la perdita dell’udito può riflettersi pesantemente sulle facoltà cognitive e viceversa. Di certo sappiamo che la correlazione tra ipoacusia e deficit cognitivi può contare sul comune denominatore dell’età avanzata. In quest’ottica, se la perdita di udito legata all’età ha una prevalenza sempre più elevata dato il progressivo invecchiamento della popolazione, il declino cognitivo si manifesta più di frequente dopo i sessant’anni e di conseguenza una proporzione considerevole di anziani rischia di trovarsi a dover gestire entrambi i problemi, con tutto ciò che questo comporta in termini sanitari, emotivi e sociali. Da parte sua, la presbiacusia resta sia sottodiagnosticata sia sottotrattata, con un conseguente aumento del rischio di perdita delle capacità cognitive: appare quindi fondamentale accertare la validità dei test di valutazione audiometrica nei pazienti che presentano un deterioramento cognitivo. A fornire una risposta è uno studio trasversale condotto alla Washington University di St Louis e pubblicato su JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery.
La demenza di grado lieve non compromette l’affidabilità dei test
Per verificare la validità dei test audiometrici nei pazienti con demenza, lo studio statunitense ha coinvolto 15 pazienti affetti da declino cognitivo di grado lieve e 32 controlli (età media 74,8 anni), che sono stati sottoposti a una valutazione audiologica completa in due occasioni distanziate di 1-2 settimane, secondo le regole del metodo Test-Retest. In particolare sono state eseguite le seguenti prove: timpanometria, soglia dei riflessi acustici, emissioni otoacustiche, sensibilità uditiva, soglia di percezione vocale (SRT), percezione nel rumore, questionario di valutazione Hearing Handicap Inventory for Adults (HHIA). Nel complesso, i risultati ottenuti nei partecipanti con demenza lieve sono paragonabili a quelli ottenuti nei controlli e suggeriscono che una compromissione cognitiva di tale entità non compromette l’affidabilità della valutazione audiometrica.
Una spinta a condurre screening dell’udito nella popolazione anziana
Come sottolineano gli autori, i risultati dello studio assumono ulteriore valenza anche alla luce del fatto che la batteria di valutazioni audiometriche utilizzata comprendeva anche test che richiedono la partecipazione attiva del paziente, aspetto particolarmente critico in presenza di un degrado cognitivo, seppure di grado lieve. Per quanto il numero dei pazienti fosse oggettivamente ridotto, inoltre, la forza statistica dei dati lascia supporre un esito analogo anche per campioni molto più ampi e rappresentativi.
Riguardo invece alla scelta di focalizzare la propria attenzione su casi di demenza lieve mentre diversi studi precedenti avevano fatto emergere problemi nei pazienti che presentavano un declino cognitivo più severo, gli autori spiegano che l’intento era di verificare l’affidabilità dei test nella fase più precoce della malattia, quando cioè gli screening dell’udito nella popolazione anziana possono far emergere il problema prima che sia troppo tardi. L’intento, infatti, era di stabilire un modello da seguire nella pratica clinica per ottimizzare i possibili approcci terapeutici che correggendo i problemi di udito possano rallentare la progressione della demenza, ma anche di incoraggiare altri studi dello stesso genere per approfondire i legami tra la presbiacusia e il degrado cognitivo.
Reference
McClannahan KS, Chiu YF, Sommers MS, Peelle JE. Test-Retest Reliability of Audiometric Assessment in Individuals With Mild Dementia. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2021;147(5):442-449. doi:10.1001/jamaoto.2021.0012
11 Gennaio 2022
Autore: 1952