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Una revisione della letteratura ha delineato le conoscenze sul ruolo delle valutazioni elettrofisiologiche e genetiche della perdita dell’udito congenita, strumenti fondamentali per indirizzare le terapie e prevederne gli esiti.
Una revisione descrittiva della letteratura ha delineato lo stato di avanzamento delle conoscenze sul ruolo delle valutazioni elettrofisiologiche e genetiche della perdita dell’udito congenita, strumenti che insieme possono fornire informazioni fondamentali per indirizzare le terapie e prevederne gli esiti.
Dal punto di vista genetico, l’ipoacusia congenita è una patologia estremamente eterogenea: sono stati individuati oltre 130 geni responsabili di sordità non sindromica, con più di 8.000 varianti, che danno origine a innumerevoli combinazioni tra genotipi e fenotipi. Inoltre, più di 700 patologie sono associate con la perdita dell’udito.
Per identificare le cause genetiche dell’ipoacusia, le tecniche di sequenziamento di ultima generazione hanno permesso lo sviluppo di pannelli genetici a costo contenuto e ad alto rendimento, che hanno ridotto significativamente i costi dei test.
In un’ottica di medicina di precisione, conoscere nel dettaglio la fisiopatologia dell’ipoacusia è molto importante per definire la prognosi e il trattamento, e per cercare di prevedere gli esiti dell’impianto cocleare, l’intervento standard che si rende necessario nei pazienti che non hanno benefici dall’utilizzo degli apparecchi acustici.
Le più innovative tecniche elettrofisiologiche in fase di studio, come l’elettrococleografia (ECochG) e i potenziali d’azione composti evocati elettricamente (electrically-evoked compound action potentials, eCAP) consentono di identificare la sede della lesione nelle vie uditive e valutare lo stato di salute dell’apparato uditivo residuo.
Nel loro insieme, questi strumenti consentono una valutazione non invasiva delle caratteristiche della funzione uditiva: la combinazione di test genetici e misure elettrofisiologiche permette di caratterizzare la relazione tra genotipo e fenotipo, di identificare e studiare i siti interessati dall’ipoacusia e di valutare se e come l’apparato uditivo residuo sia in grado di rispondere agli interventi per migliorare l’udito, come gli impianti cocleari.
Lo stato dell’arte delle conoscenze
Il possibile ruolo della valutazione genetica ed elettrofisiologica, in un approccio di medicina di precisione all’ipoacusia congenita, è stato delineato in una revisione descrittiva della letteratura, condotta da un gruppo di ricercatori statunitensi.
Nel 70% circa dei casi la perdita dell’udito neurosensoriale nella sordità congenita ha una eziologia genetica: i test genetici di ultima generazione hanno una maggiore capacità diagnostica rispetto ad altre valutazioni, come per esempio la TC e la risonanza magnetica.
I test genetici precoci consentono spesso di arrivare a una diagnosi definitiva, di identificare precocemente la sordità sindromica prima dell’insorgenza di altre manifestazioni, di valutare il rischio di ricorrenza nei familiari e, potenzialmente, di ridurre la quantità di test audiologici ripetuti nel monitoraggio della perdita dell’udito neurosensoriale. Inoltre, una considerevole quantità di evidenze indica che l’identificazione del sito molecolare della patologia può fornire informazioni aggiuntive sugli esiti dell’impianto cocleare.
Le
misure elettrofisiologiche consentono di valutare lo
stato funzionale del sistema uditivo periferico, e questo aspetto è stato verificato in diversi studi recenti. Non consentono, però, di ottenere informazioni diagnostiche per quanto riguarda il sistema uditivo centrale, quindi da sole non possono rendere conto degli esiti estremamente variabili degli impianti cocleari.
Negli ultimi 10 anni è aumentato l’interesse per l’utilizzo dell’
elettrococleografia per
localizzare la patologia uditiva, valutare la neurofisiologia dei disturbi dello spettro della neuropatia uditiva, e prevedere i risultati dell’impianto cocleare.
Le ricerche che descrivono la sordità genetica attraverso l’elettrococleografia sono ancora poche ma in crescita, e probabilmente aumenteranno con la diffusione dei test genetici. Di recente sono stati pubblicati i risultati di alcuni studi condotti con l’elettrococleografia in pazienti con particolari mutazioni genetiche.
In generale, dagli studi emerge che
i test genetici e le valutazioni elettrofisiologiche, usati insieme, migliorano la comprensione dei danni fisiopatologici al sistema uditivo e permettono un approccio personalizzato alle strategie di recupero dell’udito: entrambe questi strumenti, infatti, aiutano a identificare i siti delle lesioni e a valutare la salute del nervo uditivo, consentendo di prevedere con maggiore precisione gli esiti dell’impianto cocleare.
Uno sguardo al futuro
“Nonostante gli enormi progressi nella scoperta di nuovi geni della sordità, gli effetti dei singoli geni sulla funzione uditiva sono ancora poco conosciuti” dicono gli autori. “Comprendere il legame tra fenotipi molecolari, neurali e funzionali è fondamentale per interpretare la quantità sempre crescente di informazioni genetiche disponibili nella pratica clinica, e sarà compito dei futuri operatori sanitari inserire sempre di più le nuove informazioni genetiche e fenotipiche nella medicina di precisione dell’ipoacusia”.
Reference
Zhan KY, Adunka OF, Eshraghi A, et al. Electrophysiology and genetic testing in the precision medicine of congenital deafness: A review. J Otol. 2021 Jan;16(1):40-46.
02 Settembre 2021
Autore: 1951