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La capacità di assistenza dei sistemi sanitari deve essere potenziata per migliorare la qualità della vita dei pazienti con ipoacusia.
Un ampio studio ha stimato la prevalenza, la distribuzione e la gravità dell'ipoacusia a livello globale, valutandone l’impatto in termini di disabilità, con l’obiettivo di individuare interventi appropriati per mitigarne gli effetti
L’ipoacusia ha ripercussioni importanti su numerosi aspetti della vita di chi ne soffre, ostacolando lo sviluppo del linguaggio nei bambini, aumentando il rischio di declino cognitivo e di demenza negli anziani e, in generale, esercitando un effetto negativo sulla comunicazione, sul benessere sociale e sulla qualità di vita complessiva.
Secondo i ricercatori e gli specialisti, per ridurre l’impatto della perdita dell’udito sono necessari interventi multidisciplinari nell’ambito dell’assistenza sanitaria per l’udito, compresi programmi di screening completi, un maggiore accesso ai dispositivi acustici e opportune strategie di riduzione del rumore.
Malgrado gli effetti dell’ipoacusia sulla comunicazione e sul benessere siano ben conosciuti, i dati di letteratura relativi alla prevalenza del disturbo sono relativamente limitati, e questo rende difficile avere un quadro chiaro in base al quale decidere le azioni più opportune e allocare le risorse in modo efficace.
Alla ricerca di dati affidabili sull'ipoacusia
Proprio per approfondire l’epidemiologia relativa all’ipoacusia, sono stati analizzati i dati relativi alla prevalenza, alla gravità e alla distribuzione del disturbo, a partire da quelli raccolti nel
Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors (GBD), un ampio studio che fornisce dati annuali sulla prevalenza e sui livelli di disabilità associati per 369 malattie e 87 fattori di rischio.
L’ultima analisi dei dati relativi nello specifico all’ipoacusia risale al 2010, e aveva preso in considerazione 42 studi condotti in 29 paesi per indicare le stime di prevalenza del disturbo.
Ora, l’analisi è stata aggiornata al 2019, con l’obiettivo di quantificare il contributo della perdita dell’udito rispetto ad altre cause di cattiva salute e di fare previsioni sulla prevalenza futura della malattia fino al 2050.
A questo scopo, i ricercatori hanno effettuato una revisione sistematica delle indagini condotte su campioni di popolazione rappresentativi per la valutazione della prevalenza dell’ipoacusia dal 1990 al 2019. Nel complesso, i dati analizzati provengono da 215 indagini condotte in 77 paesi.
Le stime calcolate indicano che nel 2019 le persone con ipoacusia a livello globale erano 1,57 miliardi, pari a circa una persona su cinque nel mondo (
20,3%).
Di queste, 430,4 milioni hanno una perdita di udito da moderata a completa nell’orecchio con udito migliore senza aggiustamento per l’utilizzo di apparecchi acustici; il dato scende a 403,3 milioni dopo l’aggiustamento.
Tra il 1990 e il 2019,
il numero di persone con perdita dell’udito da moderata a completa è aumentato del 79%, passando da 225,3 a 403,3 milioni.
Il maggior numero di casi è stato individuato nella regione del Pacifico occidentale, mentre in relazione all’età
il 62% delle persone con disturbi dell’udito rientra nella fascia superiore a 50 anni.
Nei bambini al di sotto dei 5 anni, l’otite media è risultata la principale causa di ipoacusia (63,7% dei casi), mentre già a partire dai 50 anni la grande maggioranza dei casi è attribuibile a fattori correlati all’età o di tipo diverso.
La possibilità di accedere alle cure e la loro qualità (espresse attraverso l’indice
HAQ)
sono risultati aspetti determinanti nel definire gli anni vissuti con disabilità, un indicatore calcolato moltiplicando la prevalenza di una condizione con il peso della disabilità associata, e che riflette la severità di una malattia rispetto ad altre condizioni di salute. I paesi con un indice HAQ basso hanno tassi più alti di anni vissuti con disabilità.
Per quanto riguarda le previsioni per il prossimo futuro, secondo gli autori
entro il 2050 le persone con ipoacusia saranno 2,45 miliardi, con un aumento del 56,1% rispetto al 2019.
Le azioni da intraprendere
“I risultati di questo studio indicano che la perdita dell’udito rappresenta una sfida sempre più importante per la salute pubblica, a causa della crescente prevalenza della condizione, dell’alto contributo alla disabilità globale e del bisogno insoddisfatto di apparecchi acustici” commentano gli autori. “Interventi come lo screening infantile, gli apparecchi acustici, il trattamento precoce e la gestione efficace dell’otite media e della meningite, gli impianti cocleari, i tappi per le orecchie e altre tecnologie di riduzione del rumore possono mitigare gli effetti della perdita dell’udito. Inoltre,
la capacità di assistenza da parte dei sistemi sanitari deve essere potenziata per soddisfare le crescenti esigenze, in particolare nei paesi con scarsa qualità e limitato accesso all’assistenza sanitaria, nei quali si concentra la più alta percentuale di persone con ipoacusia grave”.
Reference
GBD 2019 Hearing Loss Collaborators. Hearing loss prevalence and years lived with disability, 1990-2019: findings from the Global Burden of Disease Study 2019. Lancet. 2021 Mar 13;397(10278):996-1009.
09 Agosto 2021
Autore: 1951