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La stimolazione sonora accoppiata all’elettrostimolazione linguale si classifica come una valida alternativa contro il tinnito.
Studio multicentrico pubblicato su Science Translational Medicine attesta la validità della stimolazione sonora accoppiata all’elettrostimolazione linguale e propone un vasto dataset per ulteriori approfondimenti
Nonostante si tratti di un problema che riguarda il 10-15% della popolazione, contro il tinnito non sono disponibili farmaci o dispositivi di efficacia comprovata e l’unico approccio validato è la terapia cognitivo-comportamentale. Un’opzione promettente è la neuromodulazione, la possibilità cioè di modulare l’attività neuronale attraverso una stimolazione elettrica o magnetica. E ancora più efficace, sembra essere la neuromodulazione bimodale, ossia l’accoppiamento dell’elettrostimolazione con un input sonoro che vada a modulare regioni encefaliche specifiche. Alcuni studi sugli animali e sull’uomo hanno infatti mostrato che l’abbinamento di una stimolazione acustica e di un’elettrostimolazione somatosensoriale della superficie linguale è in grado di contrastare i sintomi del tinnito. Il razionale è di determinare un’attivazione e una modulazione neuronale di ampia portata nelle regioni encefaliche legate al problema, inducendo una plasticità con effetti terapeutici.
Lo studio pubblicato su Science Translational Medicine
È appunto su queste basi che al St. James’s Hospital di Dublino, Irlanda, e al Tinnituszentrum dell’Università di Regensburg in Germania è stato condotto uno studio randomizzato in doppio cieco. Pubblicato su
Science Translational Medicine, il trial ha arruolato 326 adulti con tinnito cronico che sono stati randomizzati in tre bracci paralleli. I partecipanti dovevano utilizzare per 60 minuti al giorno, per 12 settimane, un dispositivo che accoppia la stimolazione acustica e l’elettrostimolazione linguale. Due le valutazioni cliniche, alla metà e alla fine del trial, tramite i questionari
Tinnitus Handicap Inventory (THI) e
Tinnitus Functional Index (TFI), dopo di che il follow-up si è protratto per 12 mesi senza il device.
I tre bracci dello studio prevedevano impostazioni diverse della stimolazione. Nel braccio 1 è stato utilizzato un range di toni puri (da 500 a 8.000 Hz) sincronizzati con l’impulso linguale. Dato che gli studi su modelli animali hanno evidenziato che i risultati migliori si ottengono applicando un ritardo tra la stimolazione sonora e quella somatosensoriale, il braccio 2 prevedeva un’impostazione simile a quella del braccio 1, ma con un ritardo random tra le due stimolazioni di 30 e 50 ms. Nel braccio 3 è stato utilizzato un ritardo ancora più accentuato, da 550 a 950 ms, che comportava un ritmo delle stimolazioni 25 volte inferiore rispetto agli altri due bracci. Il range delle frequenze sonore era compreso tra i 100 e i 500 Hz.
Il miglioramento è stato precoce e duraturo
Venendo ai risultati, sottolineato che la compliance è stata elevata (83,7%),
la maggioranza dei partecipanti ha evidenziato un miglioramento al THI o al TFI, con risultati maggiori nei casi più severi di tinnito. Questi benefici sono stati osservati per tutte e tre le impostazioni della stimolazione, che hanno fatto registrare un rapido miglioramento dei sintomi entro le prime 6 settimane di trattamento, con miglioramenti più contenuti nelle successive 6 settimane, probabilmente per via dell’assuefazione. I miglioramenti sono comunque rimasti sostenuti anche durante i 12 mesi di follow-up, tranne per i dati del braccio 3. Anche il numero dei pazienti che hanno mostrato un miglioramento duraturo è stato superiore nei bracci 1 e 2.
Nel complesso lo studio attesta che – indipendentemente dai parametri della stimolazione – più dell’81% dei pazienti ha fatto registrare un miglioramento nei sintomi dopo 12 settimane di trattamento e più del 77% ha mantenuto il miglioramento anche dopo 12 mesi. Proprio i dati sul lungo termine suggeriscono che
la neuromodulazione bimodale più efficace e duratura sia quella che si basa su suoni a frequenze più elevate sincronizzati con la stimolazione linguale o impostata con un ritardo minimo.
Il confronto con la terapia cognitivo-comportamentale
Si tratta di risultati decisamente interessanti, anche perché ottenuti su un’ampia coorte di pazienti. Giusto come paragone,
la terapia cognitivo-comportamentale ha fatto registrare in un classico trial randomizzato
un miglioramento al THI di circa 10 punti dopo 8 mesi di trattamento e una recente review Cochrane ha attestato il miglioramento in 10,9 punti. Nello studio pubblicato su
Science Translational Medicine, invece,
la neuromodulazione bimodale ha consentito di ottenere un miglioramento medio al THI di 14,2 punti in 6-12 settimane, che si è mantenuto a quota 12,7 punti per 12 mesi.
In ogni caso, come sottolineano gli autori, questi dati rappresentano un set tra i più vasti e con un follow-up più protratto tra quelli raccolti negli studi sui dispositivi per il trattamento del tinnito, e sono la base da cui partire per ogni ulteriore approfondimento.
Reference
Conlon B, Langguth B, Hamilton C, et al. Bimodal neuromodulation combining sound and tongue stimulation reduces tinnitus symptoms in a large randomized clinical study. Sci Transl Med. 2020;12(564):eabb2830.
01 Marzo 2021
Autore: 1952