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La pandemia Covid-19 obbliga a sottoporre ogni possibile intervento a una valutazione del rapporto costi-benefici più articolata e complessa.
Con la chirurgia oncologica elettiva ridotta al minimo, una review fa il punto sugli orientamenti internazionali riguardanti gli interventi procrastinabili e il possibile approccio non chirurgico da attuare in attesa che la situazione si normalizzi
Se il trattamento dei tumori di pertinenza Orl è prima di tutto chirurgico, è evidente che in questo campo gli effetti diretti e indiretti della pandemia da Covid-19 si stanno facendo sentire in modo decisamente significativo. Il contingentamento dei posti letto in terapia intensiva e degli anestesisti, ma anche il rischio di contagio costantemente al varco, sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari, stanno infatti riducendo al minimo la chirurgia oncologica elettiva, costringendo a rinviare una quantità non indifferente di interventi, con il rischio di rendere inoperabili molti pazienti. Oggi, di fatto, la pandemia obbliga a sottoporre ogni singolo caso a una valutazione del rapporto costi-benefici più articolata e complessa, che spesso trascende le linee guida standard.
Nel tentativo di fissare nuovi criteri di priorità per la chirurgia oncologica Orl, in questi mesi sono stati pubblicati numerosi studi. A fare il punto sulle indicazioni presenti in letteratura e sulle opzioni non chirurgiche da adottare come ponte, in attesa che la situazione si normalizzi, è una review pubblicata sull’American Journal of Otolaringology da un team dell’Università di Teheran in Iran. Vediamo quali sono alcuni degli orientamenti proposti.
Il rischio di contagio può fare la differenza
Nell’attuale situazione pandemica, per esempio, secondo
gli specialisti del Southern Medical Center dell’Università del Texas nei casi di carcinoma squamocellulare (SCC) primario del tratto aerodigestivo superiore è preferibile adottare l’approccio non chirurgico. Ma bisogna tenere conto del rischio di contagio che comportano la frequentazione dei centri di radioterapia e l’immunosoppressione derivante dai trattamenti. Nelle forme per esempio T1aN0 della glottide o T1N0 tonsillare la chirurgia è da preferire a 7 settimane di radioterapia.
La situazione cambia quando la chirurgia è l’approccio di prima istanza, come nei tumori del cavo orale, nel tumore della laringe T4a, nei tumori avanzati dei seni paranasali e in quelli recidivanti del tratto aerodigestivo superiore.
La valutazione costo-benefici è semplice nei casi a basso rischio di contagio (per esempio asintomatici già sottoposti a quarantena e Covid-19 negativi 48 ore prima dell’intervento) con tumori del cavo orale o dei seni paranasali che prevedono una breve permanenza post-operatoria in ospedale. Ma
se l’approccio chirurgico prevede ricoveri più protratti e/o procedure come il tracheostoma, la laringectomia, il lembo libero, le possibilità di contagio aumentano ed
è ragionevole ricorrere ad approcci non chirurgici come la chemioterapia neoadiuvante ± cetuximab o la chemioterapia neoadiuvante ± immunoterapia, per guadagnare tempo fino a quando sarà possibile effettuare l’intervento in condizioni di sicurezza. Per contrastare i sintomi e guadagnare tempo si può anche ricorrere alla chemioterapia induttiva.
Se non è necessario posizionare un tracheostoma,
la Société Française d'ORL (SFORL) raccomanda l’intervento chirurgico nei casi di carcinoma squamocellulare del tratto aerodigestivo superiore, che andrebbero incontro a una prognosi infausta se l’operazione venisse procrastinata di oltre un mese. Se invece la tracheostomia è indispensabile, la raccomandazione è di rimandare l’intervento o di ricorrere a un approccio non chirurgico.
Gli effetti della pandemia si sentiranno a lungo
Quelli che abbiamo riportato sono soltanto alcuni esempi delle indicazioni riportate nella
review, che comprendono anche l’approccio ai tumori tiroidei e paratiroidei, ai tumori della ghiandole salivari e ai tumori cutanei di pertinenza Orl, ma anche le precauzioni da riservare alla chemio-radioterapia secondo l’American Society of Radiation Oncology (ASTRO) e l’European Society for Radiotherapy and Oncology (ESTRO) e i rischi che comporta il trattamento dei pazienti positivi a Covid-19.
Rimandando alla consultazione dell’articolo originale, davvero denso di informazioni, resta da sottolineare che
gli effetti indiretti della pandemia sono destinati a ripercuotersi a lungo sulla gestione ottimale dei tumori del distretto testa-collo, con conseguenze che sarà possibile valutare soltanto quando la situazione si sarà normalizzata, attraverso il continuo interscambio di esperienze a livello internazionale.
Reference
Salari A, Jalaeefar A, Shirkhoda M. What is the best treatment option for head and neck cancers in COVID-19 pandemic? A rapid review [published online ahead of print, 2020 Sep 18]. Am J Otolaryngol. 2020;41(6):102738
18 Gennaio 2021
Autore: 1952