OTOLOGIA

Ipoacusia e menopausa: esiste una relazione?

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Lo scenario clinico della menopausa comprende diverse modificazioni sia fisiche sia psichiche, tra le quali troviamo le alterazioni uditive.

La menopausa viene definita come la cessazione dei cicli mestruali per esaurimento della funzione follicolare ovarica; può essere spontanea o indotta da chirurgia, chemioterapia e/o radioterapia pelvica. L’interesse nei confronti delle manifestazioni fisiopatologiche connesse con l’età della menopausa è un fenomeno strettamente legato all’aumento della vita media della donna a fronte di un’età di menopausa che non ha subito, invece, alcun cambiamento (fig. 1). Il passaggio dalla fase riproduttiva della vita di una donna allo stato di transizione menopausale e alla postmenopausa comporta molte modificazioni sia fisiche sia psichiche e, in alcuni casi, risulta difficile scindere i cambiamenti indotti dalla menopausa da quelli dovuti all’invecchiamento. È anche vero che diversi cambiamenti connessi al metabolismo ormonale in relazione all’invecchiamento trovano il loro collocamento nel periodo di transizione menopausale. Inoltre, alcune condizioni come l’obesità, il diabete, i disordini tiroidei e l’ipertensione si sviluppano più frequentemente nella mezza età. [caption id="attachment_16020" align="alignnone" width="400"] Fig. 1 Menopausa e senescenza (Rufus A. Johnstone, Michael A. Cant)[/caption] Lo scenario clinico della menopausa comprende una serie di sintomi più o meno evidenti che, generalmente, sono caratterizzati da: fenomeni vasomotori, disturbi del sonno, variazioni del peso e dell’aspetto corporeo, modificazioni degli organi di senso (occhio, olfatto, gusto, udito), della voce, della massa muscolare e ossea, della cute, alterazione dei denti e disturbi dell’umore. Riguardo l’alterazione dell’udito subito dopo la menopausa, i lavori presenti in letteratura non sono molto numerosi. È stato dimostrato che gli estrogeni svolgono un ruolo chiave in molti organi e sistemi e si ritiene che contribuiscano all'elaborazione uditiva centrale. Dopo la menopausa si riscontra uno stato di bassi livelli di estrogeni e molte donne riferiscono una perdita dell'udito, ma non mostrano deficit nella sensibilità dell'udito periferico, il che supporta l'idea che l'estrogeno abbia un effetto sull'elaborazione uditiva centrale. Lo studio presentato da Trott, Shinn e collaboratori ha cercato di valutare le relazioni tra i cambiamenti ormonali e l'udito in relazione alla funzione uditiva superiore nelle donne in pre e postmenopausa. A tale proposito sono state reclutate 28 donne di età compresa tra 18 e 70 anni presso l'Università del Kentucky. Le Partecipanti avevano una normale sensibilità uditiva periferica, sono state divise in gruppi premenopausa e peri- / post-menopausa e sono state sottoposte a una batteria di elaborazione uditiva comportamentale e a valutazione elettrofisiologica. I risultati dello studio hanno dimostrato differenze statisticamente significative tra i gruppi, in cui le donne in postmenopausa avevano difficoltà nelle capacità uditive spaziali. Inoltre, le misure sulla risposta uditiva del tronco cerebrale e la risposta alla latenza media riflettevano differenze statisticamente significative tra i gruppi con le donne in menopausa che avevano latenze più lunghe. In conclusione i risultati dello studio hanno dimostrato differenze significative tra i gruppi, in particolare l'ascolto del rumore. Gli Autori concludono che le donne che presentano disturbi uditivi nonostante le normali soglie uditive dovrebbero sottoporsi a una valutazione audiologica più ampia per valutare ulteriormente i possibili deficit centrali. Un altro studio effettuato da Svedbrant J, Bark R et al. ha cercato di valutare se il declino uditivo fosse correlato alla menopausa e/o ai livelli ematici di cortisolo. Questo lavoro ha coinvolto 100 donne (età media circa 50 anni) seguite per 10 anni e controllate mediante audiometria tonale e analisi dei livelli ematici di cortisolo a 2, 7 e 10 anni. Durante il periodo di follow-up è stato riscontrato un calo continuo dell'udito a tutte le frequenze, con maggiore evidenza a 1 e 3 KHz, dove il calo uditivo si è dimostrato più rapido dopo la menopausa rispetto a prima. Al contrario, i livelli sierici di cortisolo non hanno dimostrato alcuna correlazione con il calo dell’udito. Kim JY, Lee SB et al. hanno suggerito la possibile relazione tra la diminuzione della densità minerale ossea (BMD) nell'osso temporale e la perdita dell'udito principalmente di tipo neurosensoriale. L’obiettivo dello studio era determinare la connessione tra BMD e ipoacusia e valutare lo stato sistemico di Ca++ e vitamina D in relazione alla sensibilità uditiva nelle donne in postmenopausa alle quali è stata diagnosticata osteoporosi primaria. A tale scopo, sono state coinvolte 324 pazienti valutate per cinque anni. In base ai punteggi della BMD, i soggetti sono stati divisi in tre gruppi (simili come distribuzione di età): BMD normale (n = 102), osteopenia (n = 106) e osteoporosi (n = 116). La sensibilità dell'udito è stata valutata con test audiometrici, insieme al livello sierico di Ca++ e vitamina D. I risultati hanno evidenziato che la clearance sierica media di Ca++, vitamina D e creatinina rientrava negli intervalli di riferimento standard in tutte le pazienti. Non c'era differenza nella proporzione di carenza di vitamina D tra i gruppi. L’ipoacusia rilevata era neurosensoriale (SNHL, sensorineural hearing loss) e le pazienti con BMD ridotta hanno mostrato una maggiore prevalenza di SNHL rispetto a quelle con BMD normale. La media delle soglie di tono puro era significativamente più alta in tutte le frequenze nelle donne con osteopenia/osteoporosi rispetto alle donne con BMD normale. In assoluto, l'età e la BMD lombare erano associate alla presenza di perdita dell'udito (> 25 dB). I risultati suggeriscono che la presenza di una diminuzione della BMD nelle donne in postmenopausa potrebbe essere associata alla maggiore prevalenza di SNHL correlata all'età. Gli stessi risultati sono stati ottenuti da Seong-Su Lee, Kyung-do Han, Young-Hoon Joo (fig. 2). [caption id="attachment_16019" align="aligncenter" width="595"] Fig. 2 Valori medi del livello uditivo in base alla densità minerale ossea (BMD) per le donne in premenopausa (A), donne in postmenopausa (B) e uomini (C). Dopo la categorizzazione dei soggetti in quattro gruppi in base alla BMD (dal quartile 1 con il livello più alto, al quartile 4 con il più basso) nella colonna lombare, femore totale e collo del femore, è stata riscontrata una tendenza verso la diminuzione significativa dell'udito in funzione del quartile. La diminuzione della BMD tra le donne in postmenopausa P <0,05 è stata considerata statisticamente significativa.[/caption] Uno studio effettuato su giovani donne (fascia di età compresa tra 37 e 46 anni) comparando lo stato audiologico e la gravità della perdita dell'udito nelle diverse frequenze tra i periodi premenopausale e postmenopausale ha coinvolto 28 soggetti in premenopausa e 27 in postmenopausa . Ne è emerso che  la soglia media delle giovani donne in postmenopausa in confronto a quella del gruppo in premenopausa non dimostrava differenze statisticamente significative. In conclusione, la carenza di estrogeni potrebbe non elevare le soglie uditive nel primo periodo postmenopausale. Nello stesso tempo, però, alcuni ricercatori hanno dimostrato che le donne in menopausa alle quali viene somministrata una terapia ormonale sostitutiva hanno un udito leggermente migliore rispetto a quelle non in terapia e che le donne con sindrome di Turner (45, X), che sono biologicamente carenti di estrogeni, mostrano latenze ABR più lunghe e presbiacusia precoce. Questi risultati sono supportati anche da esperimenti sugli animali. Così come si è cercato di comprendere se la carenza di estrogeni, nel lungo periodo, possa determinare un rischio di calo uditivo, nello stesso tempo si sono cercati eventuali effetti collaterali della terapia ormonale sostitutiva sul sistema uditivo. A tal proposito, in un ampio studio si è cercato di rilevare una associazione tra la terapia ormonale (HT) e il rischio di ipoacusia neurosensoriale improvvisa (SSNHL) nelle donne in postmenopausa. Questo studio ha arruolato 13.112 donne in postmenopausa, di età compresa tra 45 e 79 anni, che hanno utilizzato la HT tra il 2000 e il 2010 selezionate dal National Health Insurance Research Database of Taiwan e 39.336 partecipanti che non hanno utilizzato la HT, arruolate come controlli, sovrapponibili per età e tempo postmenopausale. I risultati non hanno evidenziato alcun aumento significativo nella percentuale di donne in postmenopausa con terapia ormonale (p = 0,814) che hanno sviluppato SSNHL rispetto a quelle senza HT. Nessuno studio di grandi dimensioni ha ulteriormente valutato l'associazione tra HT e il rischio di SSNHL nelle donne in postmenopausa. La prescrizione di terapie ormonali ha lo scopo di migliorare la qualità della vita nella donna con sintomatologia legata allo stato di [caption id="attachment_16017" align="alignright" width="239"] Antonio R. De Caria
Audiologo
U. O. di Otorinolaringoiatria –Ospedale “G. da Saliceto” - Piacenza[/caption] menopausa. Particolare attenzione deve essere posta agli effetti collaterali delle terapie ormonali, che si possono manifestare su alcuni organi come per esempio la mammella, l’utero, l’occhio e l’orecchio. Rimane essenziale, nell’approccio alle problematiche della menopausa, valutare gli effetti degli interventi preventivi e terapeutici, riconoscendo le difficoltà e considerando gli effetti e i limiti di alcune scelte terapeutiche alternative.  

Reference

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17 Dicembre 2020
Autore: 2290


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