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La citologia nasale consente di distinguere tra i diversi processi infiammatori tipicamente associati a specifici disturbi, come nel caso della rinite allergica e non allergica.
A partire da una revisione della letteratura, un gruppo di esperti di diversi centri italiani ha formulato delle raccomandazioni sull’impiego della citologia nasale, un metodo diagnostico valido ma ancora poco diffuso nella pratica clinica.
Tra le molte innovazioni introdotte negli ultimi decenni che hanno migliorato l’approccio clinico alla diagnosi della rinite rientra anche la citologia nasale, un metodo semplice da applicare, economico e non invasivo che consente di definire con maggiore precisione le caratteristiche fenotipiche di questa patologia.
La citologia nasale, infatti, permette di rilevare e quantificare la popolazione cellulare della mucosa nasale in un preciso momento, e quindi di distinguere tra condizioni diverse e di valutare gli effetti dei vari stimoli e del trattamento.
Nonostante rappresenti uno strumento aggiuntivo molto utile da affiancare alla diagnostica standard, la citologia nasale è tuttora poco utilizzata nella pratica clinica; ciò è dovuto, almeno in parte, alla mancanza di raccomandazioni ufficiali riguardo il suo impiego.
Per cercare di rispondere a questo unmet need, un gruppo di ricercatori provenienti da diversi centri italiani ha condotto una revisione della letteratura, fornendo indicazioni su quando realizzare la citologia nasale e su come interpretarla.
Le indicazioni della letteratura
La citologia nasale permette di distinguere tra i diversi processi infiammatori che sono tipicamente associati a specifici disturbi, come nel caso della rinite allergica e non allergica.
Nel caso della
rinite infettiva, applicando questa tecnica è possibile riconoscere le specie di microrganismi coinvolte e individuare i processi infiammatori legati all’infezione.
Per la
rinite allergica, invece, la tecnica permette di distinguere la forma stagionale da quella perenne, ma anche, insieme ad altri outcome, di valutare gli effetti del test di provocazione con uno specifico allergene, anche in ambito occupazionale.
Nella
rinosinusite cronica, la citologia nasale permette di distinguere le forme con o senza polipi nasali, che hanno profili infiammatori e outcome di trattamento diversi. In questo senso, quindi, la citologia nasale può essere impiegata in un’ottica di medicina di precisione.
Il suo utilizzo è però particolarmente indicato nelle situazioni in cui le informazioni cliniche disponibili – segni, sintomi, decorso, sensibilizzazione allergica – non sono sufficienti per distinguere il fenotipo della rinite.
In particolare, la citologia nasale è l’unico mezzo per distinguere, all’interno del gruppo delle riniti non allergiche, quelle dovute a infiammazione da
eosinofili (NARES), da
neutrofili (NARNE), da
mastociti (NARMA) e la
forma mista eosinofilo-mastocitaria (NARESMA). Anche le riniti sovrapposte, la presenza di biofilm e la ciliocitoftoria sono condizioni che possono essere diagnosticate solo con la citologia nasale.
Inoltre, questa tecnica è utile per raccogliere
informazioni sull’attività dei farmaci e l’efficacia dei trattamenti utilizzati per la rinite, come gli
antistaminici, i
corticosteroidi topici, gli
steroidi sistemici, i
decongestionanti, gli
antileucotrieni e l’
immunoterapia.
Per quanto riguarda la tecnica di raccolta del campione, il metodo raccomandato per gli adulti è il
raschiamento, mentre il
tampone è consigliato nei neonati e nei bambini; le altre tecniche dovrebbero essere impiegate solo per scopi specifici. In ogni caso, la raccolta del campione deve essere fatta dopo almeno 7 giorni dalla fine del trattamento con spray nasali o corticosteroidi orali.
Gli ostacoli all’implementazione
«La citologia nasale rappresenta il gold standard diagnostico per alcune condizioni ed è una metodica semplice ed economica. Può quindi essere considerata parte integrante della diagnostica rino-allergologica» sostengono gli autori delle
review, pubblicata nel 2018 su
Clinical & Experimental Allergy. «Tuttavia, l’esecuzione dell’esame e la lettura e interpretazione dei risultati devono essere eseguite da personale adeguatamente formato. Questo limita il suo impiego della pratica clinica ai centri specializzati, nei quali costituisce un valore aggiunto alla diagnostica utilizzata di routine».
Reference
Heffler E, Landi M, Caruso C, et al. Nasal cytology: Methodology with application to clinical practice and research. Clin Exp Allergy. 2018;48(9):1092-106.
14 Settembre 2020
Autore: Redazione