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Un deficit del sistema uditivo danneggia l’ambito comunicativo, sociale, e cognitivo. E di conseguenza riduce la qualità della vita.
Il 5% della popolazione mondiale soffre di ipoacusia invalidante. Il sintomo più importante che accomuna tutti i soggetti è la ridotta capacità di identificazione verbale.
A pagarne le conseguenze sono le capacità comunicative, le interazioni sociali e l’emotività stessa delle persone. Tuttavia, le ripercussioni negative della sfera sociale ed emotiva non sono l’unica conseguenza dell’innalzamento della soglia uditiva: dal momento che vengono a mancare al sistema nervoso centrale importanti informazioni sensoriali periferiche si assiste a una progressiva riduzione, da parte del cervello, della capacità di orientare, riconoscere, separare e focalizzare l’attenzione su uno stimolo acustico specifico.
Un deficit del sistema uditivo si traduce in un danno graduale nell’ambito comunicativo, sociale, e cognitivo. E, come vedremo, aumenta anche il rischio di fragilità fisica. Questa triade sintomatologica, nel tempo, riduce sistematicamente la qualità della vita.
Una “reazione a catena” di alterazioni e disfunzioni
Numerosi studi hanno confermato che una perdita uditiva altera non soltanto le aree corticali specifiche, il fenomeno si chiama
reclutamento cross-modale delle regioni uditive: in pratica a livello delle aree corticali di pertinenza uditiva avvengono modifiche per cui tali regioni cerebrali vengono attivate da stimoli di altra natura sensoriale, in particolare da stimoli visivi. Ciò determina
adattamenti anatomo-funzionali a “effetto domino” che, nel tempo, causano un’alterazione dell’equilibrio sinaptico in tutto l’encefalo, il peggioramento delle funzioni esecutive con il rischio di sviluppare declino cognitivo fino a cinque volte superiore rispetto ai normoudenti.
Inoltre, ipoacusia e peggioramento cognitivo attuano un ciclo continuo di disfunzioni, in cui si rischia di non distinguere più le cause dalle conseguenze. Come nel caso dell’affaticamento fisico e mentale: l’ascolto, anche nelle circostanze meno competitive, richiede uno sforzo cognitivo maggiore e questo causa, nei soggetti con ipoacusia, un aumento della probabilità (+47%) di sviluppare sintomi depressivi.
L’entità dell’ipoacusia sembra per altro essere in diretta correlazione con la riduzione della capacità di controllare la
postura: un deficit di 25 dB causa un rischio di perdere il controllo posturale e di cadere fino a tre volte maggiore rispetto ai normoudenti. Rischio che cresce progressivamente con il peggioramento dell’ipoacusia.
Gli apparecchi acustici migliorano la qualità della vita
L’utilizzo di apparecchi acustici diminuisce il
rapporto segnale-rumore in tutte le situazioni acustiche, riducendo la fatica di ascolto e migliorando le capacità di intrattenere relazioni sociali nel 98% dei casi.
L’amplificazione degli apparecchi acustici, inoltre, riduce il tempo di elaborazione centrale dei suoni, migliorando sia la reattività verbale, sia le prestazioni correlate direttamente alle abilità cognitive. È ormai evidente che il
successo riabilitativo è fortemente influenzato da un avvio alla
protesizzazione precoce, ossia non appena si è instaurata l’ipoacusia.
Ciò consente di ridurre, in quantità e qualità, le alterazioni anatomo-funzionali che avvengono a livello del sistema nervoso centrale. Diagnosi precoce e utilizzo continuativo degli apparecchi acustici si traducono, nel 95% dei casi, in un miglioramento della qualità di vita percepito.
Per approfondire questo argomento leggi anche
Perdita uditiva e rischi correlati: come migliorare la qualità di vita del paziente ipoacusico
Vincenzo Grancagnolo
Consulting Publishing Editor
22 Luglio 2020
Autore: Redazione