ONCOLOGIA

Prevedere la prognosi nei tumori testa-collo: l’importanza dei marker infiammatori 

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Valori elevati di specifici marcatori infiammatori indicano una maggiore mortalità, indipendentemente dal tipo di trattamento ricevuto.

Uno studio retrospettivo condotto in Galles ha dimostrato che, in pazienti con carcinoma cervico-cefalico, valori elevati di specifici marcatori infiammatori indicano una maggiore mortalità, indipendentemente dal tipo di trattamento ricevuto. Negli ultimi vent’anni sono state raccolte evidenze sempre più solide sullo stretto rapporto tra infiammazione e tumori. Nel caso del carcinoma cervico-cefalico, in particolare, è nota la correlazione con l’infiammazione dovuta al fumo di sigaretta, all’assunzione di alcol e al papillomavirus. Di recente, i risultati di diversi studi hanno messo in relazione marker infiammatori sierici con gli outcome di sopravvivenza per numerose patologie oncologiche, per esempio il carcinoma ovarico, il tumore della vescica, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas e alcuni tumori della pelle. Anche le piastrine sono coinvolte nei processi di sviluppo ed evoluzione di alcuni tumori, mentre i neutrofili e i linfociti sono risultati marcatori prognostici della sopravvivenza per alcuni tipi di cancro. Nel caso dei carcinomi della testa e del collo, però, i risultati degli studi sul ruolo prognostico dei marker infiammatori sono controversi.

Lo studio retrospettivo

Con l’obiettivo di raccogliere maggiori informazioni sul ruolo dei marker antinfiammatori rilevabili nel sangue prima del trattamento come eventuali fattori prognostici di sopravvivenza e di controllo della malattia nel caso dei tumori del distretto cervico-cefalico, un gruppo di ricercatori del Glangwilli General Hospital a Carmarthen, nel Regno Unito, ha condotto un’analisi retrospettiva su 147 pazienti trattati in un ospedale del Galles tra il 2014 e il 2018. I marcatori infiammatori considerati nell’analisi sono il rapporto tra le piastrine e i linfociti (platelet/lymphocyte ratio, PLR) e il rapporto tra i neutrofili e i linfociti (neutrophil/lymphocyte ratio, NLR). Entrambi possono essere rilevati con esami del sangue effettuati di routine prima della terapia e sono stati messi in relazione con i dati clinici di progressione del tumore e con gli outcome del trattamento. L’età mediana dei pazienti inclusi nello studio è di 66 anni e le principali localizzazioni del tumore sono l’orofaringe (55 pazienti, 37,4%) e la laringe (54 pazienti, 36,7%). Nel 34% dei casi (50 pazienti) i pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, seguito o meno da chemioterapia, radioterapia o entrambi i trattamenti; nel 66% dei casi (98 pazienti) hanno ricevuto chemioterapia, radioterapia, chemio-radioterapia o trattamenti non chirurgici. Il follow up mediano è di 15 mesi. La sopravvivenza (overall survival, OS) è risultata dell’82% a 1 anno, del 69% a 2 anni e del 53% a 3 anni, con un tasso di mortalità del 26% (38 pazienti) e un tasso di recidiva del 15,6% (23 casi). I valori “soglia” scelti per i due marcatori sono di 200 per PLR e 2,85 per NLR. Il livello di PLR è risultato superiore alla soglia in 46 pazienti, quello di NLR  in 85 pazienti. Dopo le correzioni per età, stadio di malattia e tipo di trattamento, l’analisi statistica dei dati ha indicato che i pazienti con valori di PLR superiori alla soglia avevano un rischio di morte circa 3 volte più elevato rispetto ai pazienti con valori normali del marcatore. Analogamente, i pazienti con valori di NLR superiori alla soglia avevano una mortalità circa 2,5 volte più alto.

Il valore prognostico dei marcatori infiammatori nel sangue

«I risultati dello studio dimostrano che, nei pazienti con tumori della testa e del collo, valori di PLR e di NLR superiori alla soglia indicano una probabilità significativamente maggiore di morte rispetto ai pazienti per i quali questi valori sono risultati normali» commentano gli autori dello studio, pubblicato a maggio 2020 su ORL Journal for otorhinolaryngology and its related specialties. «I dati sono simili a quelli osservati per altri tumori di organi solidi, e questo indica che i marcatori infiammatori considerati costituiscono un valido strumento prognostico per la sopravvivenza dei pazienti con cancro. Se la loro validità sarà confermata da ulteriori studi con campioni di dimensioni più ampie, questi marcatori potrebbero essere utili per prevedere la sopravvivenza e impostare una terapia su misura». Reference Abelardo E, Davies G, Kamhieh Y, Prabhu V. Are Inflammatory Markers Significant Prognostic Factors for Head and Neck Cancer Patients? ORL J Otorhinolaryngol Relat Spec. 2020 May 12:1-10.


29 Giugno 2020
Autore: Redazione


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