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Impianto cocleare: per cosa è utile l’elettrococleografia

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In 90 anni di impiego, l’elettrococleografia si è dimostrata utile per svariati scopi nella pratica clinica.

Per quanto sia un intervento molto praticato, il posizionamento dell’impianto cocleare non è privo di rischi. I traumi alle strutture intracocleari, infatti, possono compromettere l’udito residuo; ecco perché è crescente l’interesse verso le tecniche in grado di prevenirli, in particolare l’elettrococleografia. In 90 anni di impiego, l’elettrococleografia si è dimostrata utile per svariati scopi nella pratica clinica. In tempi recenti ha attirato l’interesse la sua applicazione all’impianto cocleare. Nel corso dell’intervento, infatti, questa tecnica può essere impiegata durante l’inserimento dell’elettrodo per ridurre i possibili danni intracocleari e migliorare la sensibilità e il tempo di acquisizione delle misurazioni. L’elettrococleografia, inoltre, si è dimostrata promettente per lo studio dei fattori genetici della perdita dell’udito, per migliorare la selezione dei pazienti da candidare all’impianto cocleare e per predirne le performance. Tuttavia, le ricerche sull’applicazione dell’elettrococleografia all’impianto cocleare sono molto eterogenee e non permettono di tracciare un quadro chiaro delle conoscenze.

Una visione d’insieme della letteratura sul tema

Un gruppo di ricercatori dell’ospedale universitario di Foggia e del The Ohio State University Wexner Medical Center (negli Stati Uniti), guidati da Eleonora Trecca, ha condotto una revisione sistematica degli articoli pubblicati in letteratura, con l’obiettivo di analizzare l’utilizzo dell’elettrococleografia nelle diverse fasi dell’impianto cocleare. La ricerca nei database ha incluso solo trial randomizzati controllati condotti nell’uomo o sugli animali, pubblicati in lingua inglese, con almeno quattro partecipanti e focalizzati sull’uso dell’elettrococleografia in relazione all’impianto cocleare. Al termine della selezione, nella revisione sistematica sono stati inclusi 60 studi pubblicati tra il 2003 e il 2019: 46 sull’uomo, di cui 9 condotti solo nel setting pediatrico, 12 sugli animali e 2 relativi a più set di dati. In 11 studi l'elettrococleografia è stata valutata nella fase diagnostica, 43 descrivono diversi aspetti relativi al monitoraggio intraoperatorio e in 10 l’attenzione è focalizzata sul follow up; inoltre, 4 studi prendono in considerazione più di una fase.

Le buone prospettive dell’elettrococleografia

I risultati dell’analisi indicano che l’interesse dei ricercatori nei confronti dell’elettrococleografia nell’impianto cocleare è cresciuto in modo considerevole negli ultimi anni. La conservazione dell’udito è l’aspetto maggiormente studiato: i risultati dei 25 studi che lo hanno analizzato indicano che il monitoraggio con l’elettrococleografia durante l’intervento può aumentare la probabilità di preservare l’udito residuo e, potenzialmente, di migliorare la percezione del parlato. D’altra parte, un efficace monitoraggio intraoperatorio potrebbe allargare l’indicazione all’intervento a un maggior numero di pazienti. Un’altra applicazione, indagata in 11 lavori, riguarda la valutazione delle neuropatie uditive e l’individuazione del sito di lesione, importante per prevedere l’esito dell’impianto cocleare, che è generalmente peggiore nei pazienti con questo tipo di disturbo. In altri 6 lavori, l’elettrococleografia è stata impiegata per indagare le performance dei pazienti dopo l’impianto cocleare e valutare il livello dell’udito durante il follow up. Un impiego particolarmente innovativo, infine, riguarda lo studio del posizionamento dell’elettrodo durante l’intervento, affrontato, però, solo in 3 lavori. «L’elettrococleografia può essere utile in diversi ambiti relativi all’impianto cocleare; questa revisione mette in luce per la prima volta i progressi fatti con questa tecnica in un periodo di tempo relativamente breve» commentano gli autori della revisione, pubblicata su Otology & Neurotology. «In futuro saranno necessarie ulteriori ricerche per rendere l’elettrococleografia più accessibile e per capire come, insieme ad altri sistemi innovativi, possa aiutare a prevedere in modo più efficace gli outcome postoperatori». Reference Trecca EMC, Riggs W, Mattingly Jk et al. Electrocochleography and Cochlear Implantation: A Systematic Review. Otol Neurotol 2020;41.


22 Giugno 2020
Autore: Redazione


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