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Un recente position paper ha fatto il punto sulle indicazioni per la gestione della disfunzione olfattiva per una diagnosi precoce e accurata.
La disfunzione olfattiva colpisce un adulto su cinque nel mondo, con conseguenze importanti dal punto di vista sanitario. La compromissione dell’olfatto, infatti, può indurre disordini alimentari, deficit del comportamento legati all’olfatto, esposizione a rischi ambientali e, nel 40% circa delle persone che ne soffrono, sintomi depressivi.
Inoltre, la disfunzione olfattiva è un indicatore precoce di diversi disturbi neurodegenerativi, tra cui la malattia di Alzheimer e di Parkinson, mentre l’anosmia ha una correlazione con la mortalità a 5 anni più forte rispetto ad altre importanti patologie, come l’infarto del miocardio, il diabete, l’insufficienza cardiaca e il cancro.
Per queste ragioni, la diagnosi precoce di questa condizione è importante per quantificare la compromissione, definire il trattamento, valutarne gli effetti e la disabilità residua.
Di recente su JAMA Otolaryngology Head & Neck Surgery è stato pubblicato un position paper che raccoglie le indicazioni basate sulle evidenze disponibili relative alla diagnosi e alla gestione della compromissione olfattiva.
Linee guida per la gestione della disfunzione olfattiva
Si stima che le possibili cause di disfunzione olfattiva siano oltre 200; tuttavia, in base ai dati registrati dai centri specialistici, circa due casi su tre sono dovuti a patologie dei seni paranasali o hanno una causa post-infettiva o post-traumatica.
Per quanto riguarda l’
iter diagnostico, le indicazioni che emergono dagli studi suggeriscono l’opportunità di sottoporre tutti i pazienti a un’attenta valutazione, tramite anamnesi completa ed esami clinici approfonditi, tra i quali l’endoscopia nasale (se è possibile effettuarla).
Inoltre, la diagnosi dovrebbe basarsi anche su valutazioni olfattive di tipo soggettivo, se possibile tramite questionari validati, eseguite sempre in associazione con test psicofisici, anch’essi validati. Questi ultimi dovrebbero includere test di valutazione della soglia degli odori, ma anche, se possibile, test di identificazione o discriminazione degli odori. L’impiego di test multicomponente migliora la sensibilità diagnostica e potrebbe aiutare a diagnosticare la patologia sottostante.
Per quanto riguarda l’
imaging del tratto olfattivo e del
cervello, le evidenze ne indicano l’utilità quando vi è un sospetto forte di una
patologia intracranica.
Tra i possibili trattamenti, l’allenamento olfattivo può risultare utile per vari sottotipi di compromissione ed è quindi raccomandato.
L’efficacia delle terapie farmacologiche – per esempio con farmaci inibitori della fosfodiesterasi, citrato di sodio per via intranasale o corticosteroidi per disfunzioni correlate alla rinosinusite non cronica – non è sostenuta, al momento, da prove sufficientemente solide.
Sono necessari ulteriori studi anche per quanto riguarda il possibile ruolo delle
procedure chirurgiche per le disfunzioni correlate alla rinosinusite non cronica.
Diagnosi e trattamento: cosa è efficace
«La valutazione multifattoriale, con test soggettivi e psicofisici, e l’allenamento olfattivo del paziente possono migliorare l’accuratezza e l'affidabilità con cui viene diagnosticata e monitorata la disfunzione olfattiva» commentano gli autori dello studio, Katherine L. Whitcroft e Thomas Hummel del Technische Universität Dresden in Germania. «Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche di buona qualità per sviluppare e validare trattamenti medici e chirurgici per l’olfatto compromesso».
Reference
Whitcroft KL, Hummel T. Clinical diagnosis and current management strategies for olfactory dysfunction: a review. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2019 Jul 18.
18 Maggio 2020
Autore: Redazione