ONCOLOGIA

COVID-19: quali strategie per i pazienti con difficoltà uditive?

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Sull’American Journal of Otolaryngology, gli ORL dell’Università degli Studi di Foggia fanno il punto della situazione dei pazienti ipoacusici nella fase di emergenza.

Oltre 160 mila i casi di COVID-19, circa 104 mila le persone ancora positive. Con oltre 20mila decessi l’Italia è maglia nera a livello mondiale nonostante le misure restrittive imposte dalle autorità al fine di minimizzare quanto più il contatto tra le persone e, di conseguenza, il diffondersi del contagio. A risentirne maggiormente, oltre alle nostre abitudini quotidiane, tutto il sistema sanitario con, tra le varie misure, cancellazioni di visite e interventi chirurgici non urgenti. Importante è poi da considerare l’impatto di questo isolamento forzato a livello psicologico. Aumenti di disturbi dell’umore e del comportamento quali depressione, ansia, attacchi di panico sono preventivabili, soprattutto in persone con impedimenti fisici e/o mentali. Tra questi le persone con difficoltà uditive che trovano nell’uso delle mascherine (seppur essenziali in questa situazione) un ostacolo considerevole. La distorsione e l’attenuazione della voce nonché l’impossibilità di leggere le labbra ne compromettono infatti la comprensione. Per i portatori di apparecchi acustici inoltre, l’indossare questi dispositivi di protezione personale può rappresentare un disagio anche fisico.

L’esperienza di Foggia: dati preliminari

Per capirne meglio la situazione, 59 persone con perdita uditiva da lieve a profonda (37 maschi, 22 femmine, età media 60 anni) sono stati interrogati dall’ospedale Universitario di Foggia riguardo le loro sensazioni durante l’utilizzo di mascherine e nell’interazione audiovisiva con le altre persone. Il 13.6% (n=8) non ha riportato alcuna difficoltà nella comunicazione durante la pandemia in relazione all’utilizzo di dispositivi di protezione personale, il 25.4% (n=15) difficoltà lieve, il 37.3% (n=22) difficoltà moderata e il 23.7% (n=14) grave. Per il 44.1% (n=26) l’attenuazione della voce rappresenta un problema superata dall’impossibilità di leggere le labbra con un 55.9% (n=33) di soggetti interessati. Tra le soluzioni proposte, ma ancora da implementare nella pratica clinica di routine, troviamo l’utilizzo di app per convertire il suono in parole scritte (“speech-to-text”), scrivere per interagire, mascherine con interfaccia di plastica per permettere la lettura delle labbra. L’ottimizzazione delle condizioni per le persone con difficoltà uditive in condizioni di emergenza come quella che stiamo vivendo richiede perciò ancora ulteriori ricerche e accorgimenti. «Come reparto di ORL» spiega Eleonora Trecca, autrice assieme ai colleghi Michele Cassano e Matteo Gelardi della letter to the editor pubblicata sull'American Journal of Otolaryngology «ci siamo resi conto di questa problematica sicuramente nell’interazione diretta con pazienti affetti da disturbi uditivi di vario grado, ma anche tra noi colleghi abbiamo notato quanto la comunicazione fosse diventata più complessa, soprattutto in ambienti non totalmente silenziosi quali ad esempio le sale operatorie». [caption id="attachment_14083" align="aligncenter" width="600"] I tre autori della letter to the editor (da sinistra) Eleonora Trecca, Matteo Gelardi, Michele Cassano.[/caption] E aggiunge: «Sebbene maggiori studi clinici siano necessari, molte sono le strategie che si possono adottare, a partire da piccoli accorgimenti alla portata di tutti, quali instaurare un contatto visivo con l’interlocutore, parlare lentamente e chiaramente, aiutandosi con la gestualità ed evitando che ci siano rumori di sottofondo. Inoltre, è importante non spazientirsi per non mettere a disagio il paziente ed essere disposti a ripetere la frase più volte e/o a scrivere. In tal senso, anche la tecnologia ci viene in aiuto con app che trasformano la voce in testo e viceversa». Ma cosa succederà una volta terminata la fase 1 dell’emergenza coronavirus? Come dovranno comportarsi i pazienti ipoacusici? «Dato che il ritorno alla normalità sarà lento e graduale» conclude Trecca «è importante sensibilizzare non soltanto la comunità scientifica, ma anche la collettività, poiché è soprattutto nella vita quotidiana che si verificano le maggiori difficoltà per i pazienti ipoacusici. Per quanto riguarda gli individui portatori di apparecchi acustici, è importante che continuino a indossarli e che non smettano di essere attenti all’igiene e alla manutenzione. A livello affettivo è inoltre fondamentale che si sentano supportati e non isolati, né emotivamente soli. Soprattutto nel caso di persone anziane, in cui è più alto il rischio di un declino cognitivo». Reference Eleonora M.C.Trecca et al. COVID-19 and hearing difficulties. American Journal of Otolaryngology Available online 19 April 2020, 102496. https://doi.org/10.1016/j.amjoto.2020.102496  


01 Maggio 2020
Autore: Redazione


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