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Correlazione tra regime alimentare e ipoacusia nelle donne

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Un gran numero di studi condotti negli ultimi decenni ha confermato che seguire un regime alimentare sano porta benefici in termini di prevenzione dei disturbi cardiovascolari, del diabete, di diversi tipi di tumore e di altre importanti malattie croniche. Anche per quanto riguarda la perdita dell’udito esistono dati che indicano che regimi alimentari corretti ne riducono il rischio; tuttavia finora nessuno studio aveva valutato in modo prospettico l’eventuale associazione tra l’aderenza a una dieta sana e la soglia uditiva misurata tramite audiometria.

Uno studio “al femminile”

I ricercatori, guidati da Sharon Curhan del Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti), hanno valutato gli effetti dell’alimentazione sull’udito misurando gli indici di aderenza ai regimi alimentari DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) e AMED (Alternate Mediterranean) e il punteggio AHEI-2010 (Alternate Healthy Eating Index) . Sia DASH sia AMED sono regimi alimentari che si basano sui principi della dieta mediterranea, con la differenza che AMED prescrive l’uso esclusivo dell’olio di oliva come condimento e permette un consumo moderato di vino. AHEI-2010 è invece un indice della qualità del regime alimentare basato sui fattori dietetici che sono risultati associati a una riduzione del rischio di malattie croniche in studi clinici ed epidemiologici. Nello studio sono state coinvolte 3.135 donne con età media di 59 anni, che hanno preso parte tra il 2012 e il 2018 allo studio CHEARS (Conservation of Hearing Study), nell’ambito dell’ampio Nurses’ Health Study II. Le abitudini alimentari delle partecipanti sono state indagate attraverso specifici questionari validati, compilati ogni 4 anni. Per ognuno degli oltre 130 alimenti e delle 20 bevande previsti dal questionario, le partecipanti dovevano indicare il consumo medio nell’anno precedente. I dati raccolti sono stati utilizzati per calcolare il punteggio di aderenza ai diversi regimi alimentari considerati. La sensibilità uditiva è stata invece valutata al baseline (tra il 2012 e il 2015) e al follow up dopo 3 anni (tra il 2015 e il 2018) tramite un esame audiometrico durante il quale erano stati utilizzati come stimoli toni puri. L’eventuale riduzione della sensibilità uditiva è stata valutata per frequenze basse (a 0,5, 1 e 2 kHz), intermedie (a 3 e 4 kHz) e alte (a 6 e 8 kHz).

I risultati dello studio

I ricercatori hanno poi indagato la possibile correlazione statistica tra l’aderenza al regime alimentare (valutata tramite il relativo punteggio) e il rischio di riduzione della soglia uditiva tonale alle diverse frequenze, definito come un peggioramento di almeno 5 dB HL del PTA (Pure Tone Average) al follow up. A 3 anni, la sensibilità uditiva risulta peggiorata:
  • nel 19% delle partecipanti (590 donne) alle basse frequenze
  • nel 38% (1.196 donne) alle frequenze intermedie
  • nel 49% (1.532 donne) alle alte frequenze.
I punteggi più elevati degli indici di aderenza considerati (DASH, AMED e AHEI-2010) risultano associati a un minor rischio di perdita dell’udito alle frequenze intermedie; questa correlazione si mantiene alle alte frequenze solo per l’indice DASH, mentre per AMED e AHEI-2010 il risultato non è statisticamente significativo. Nessuno dei regimi alimentari considerati, inoltre, risulta significativamente associato a una riduzione del rischio di perdita dell’udito alle basse frequenze. Il dato statistico è stato corretto anche per un ampio numero di variabili potenzialmente confondenti, senza modifiche significative dei risultati. «Nello studio, punteggi elevati degli indici DASH, AMED e AHEI-2010 sono associati in modo indipendente a un minor rischio di riduzione della soglia uditiva misurata con l’audiometria a 3 anni. In particolare, per le frequenze intermedie il rischio di perdita dell’udito è più basso del 30% circa per le donne che adottano un’alimentazione simile a quella prevista dai regimi alimentari sani considerati nello studio» sottolineano i ricercatori coordinati da Gary Curhan dell’Harvard Medical School a Boston, negli Stati Uniti. «Seguire una dieta sana può quindi essere utile per ridurre il rischio di perdita dell’udito».

Reference

Curhan SG, Halpin C, Wang M, et al. Prospective Study of Dietary Patterns and Hearing Threshold Decline. Am J Epidemiol. 2019 Oct 14.


25 Febbraio 2020
Autore: Redazione


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