ORL PEDIATRICA

Protocolli combinati per la diagnosi di perdita uditiva nei neonati

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Le prime 12 settimane dopo la nascita sono particolarmente importanti per identificare tempestivamente un’eventuale riduzione della capacità uditiva nel neonato e impostare programmi di trattamento precoci, che risultano più efficaci se attuati entro i 6 mesi di vita. Un gruppo di ricercatori ha raccolto e analizzato tramite uno studio osservazionale e retrospettivo i dati relativi a un percorso di screening audiologico neonatale adottato per dieci anni all’ospedale Virgen de la Luz di Cuenca (Spagna) per la diagnosi precoce di una riduzione dell’udito. Il percorso, organizzato in tre fasi successive, prevede l’integrazione di due tecniche di valutazione della funzionalità uditiva:

  • le emissioni otoacustiche (OAE, OtoAcoustic Emissions)
  • i potenziali uditivi evocati (ABR, Auditory Brainstem Response).
Nella prima fase, condotta nei reparti di ostetricia o di neonatologia di solito entro le prime 48 ore di vita, è stata effettuata la valutazione con la tecnica delle emissioni otoacustiche sul neonato addormentato, utilizzando stimoli di intensità compresa tra 80 e 87 dB. Una riduzione dell’udito superiore a 30 dB è stata valutata come “invalidante”. In caso di superamento del test, il neonato è stato dimesso, altrimenti la valutazione è stata ripetuta, con la stessa tecnica e nelle medesime condizioni. Se anche il secondo test non è stato superato, il neonato è stato valutato con la tecnica dei potenziali uditivi evocati presso il servizio di neurofisiologia clinica; a questa terza fase accedono direttamente anche i bambini con importanti fattori di rischio per perdita dell’udito identificati alla nascita. Sono stati utilizzati stimoli con intensità decrescente a partire da 95 dB; i casi che hanno presentato una soglia uditiva superiore a 30 dB sono stati nuovamente sottoposti al test nei 6 mesi successivi.

I risultati di un’esperienza decennale

Tra il 2007 e il 2017, nell’ospedale spagnolo sono state condotte 9.390 valutazioni di prima fase con emissioni otoacustiche su un totale di 9.968 neonati (97,1%): 1.145 neonati (12,1%) hanno fallito il test e sono passati alla seconda fase della valutazione, che ha consentito di individuare 136 casi da analizzare con la tecnica dei potenziali uditivi evocati. Alla terza fase di valutazione sono stati ammessi direttamente anche 181 neonati con importanti fattori di rischio alla nascita, per un totale di 317 bambini ammessi alla terza fase. Di questi, solo 255 (80%) sono stati inclusi nello studio. Durante l’intero percorso sono stati persi in totale 227 neonati (2,3%). Per il 43,9% dei neonati sottoposti alla valutazione con i potenziali uditivi evocati, il test ha indicato una soglia uditiva superiore a 30 dB, confermata in oltre la metà dei casi (51,8%) nella rivalutazione effettuata entro i successivi 6 mesi. Al termine delle tre fasi, è stata ottenuta una diagnosi entro il quarto mese di vita in più del 90% dei casi: la perdita uditiva è risultata lieve nel 60% dei neonati, moderata nel 36,8% e severa nel 3,9%. «La nostra esperienza indica che questo protocollo in tre fasi, che integra tra loro le tecniche considerate il “gold standard” per lo screening audiologico neonatale, migliora la diagnosi precoce di perdita dell’udito nei neonati» commentano i ricercatori coordinati da Jorge Mateo Sotos, della Universidad de Castilla-La Mancha a Cuenca, in Spagna. «Inoltre, i dati ottenuti sottolineano l’importanza di una collaborazione interdisciplinare, che ha consentito di confermare la diagnosi entro i primi 6 mesi di vita, permettendo di intervenire precocemente per prevenire future disabilità».

Reference

Escobar-Ipuz FA, Soria-Bretones C, García-Jiménez MA, et al. Early detection of neonatal hearing loss by otoacoustic emissions and auditory brainstem response over 10 years of experience. Int J Pediatr Otorhinolaryngol. 2019 Dec;127:109647.


17 Marzo 2020
Autore: Redazione


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