Si stima che dopo uno stroke acuto la prevalenza della disfagia oscilli tra il 28 e il 65 per cento dei casi, con conseguente aumento del rischio di malnutrizione e polmonite ad ingestis, e incremento del tasso di mortalità. La disfagia post-ictale è stata associata a parametri come l’età avanzata, la stadiazione secondo la valutazione NIHSS (National Institute of Health Stroke Scale), il volume della lesione, una storia pregressa di ictus. In letteratura, la fisiopatologia della disfagia conseguente a uno stroke è stata anche messa in relazione con la sarcopenia – la perdita di massa muscolare – valutata tramite Tac a livello del ventre anteriore del muscolo digastrico, del muscolo genioideo e del muscolo temporale. Se però la disfagia rappresenta un fattore prognostico importante nello stroke acuto, la Tac viene eseguita solo in una minoranza di pazienti e la misurazione del volume dei muscoli coinvolti nella deglutizione può risultare problematica. Appunto per questo, per determinare il rapporto tra disfagia e sarcopenia, uno studio retrospettivo condotto alla Tokio Dental School ha valutato lo spessore del muscolo temporale utilizzando i dati della risonanza magnetica, che viene utilizzata spesso in questi pazienti.
Pubblicato sugli “Archives of Gerontology and Geriatrics”, lo studio giapponese ha coinvolto 70 pazienti, 43 maschi e 27 femmine, età media 75.6 anni: nell’80% dei casi la diagnosi era di ictus ischemico, nel 20% era di emorragia cerebrale. Lo spessore del muscolo temporale (TMT, temporal muscle thickness) è stato misurato tramite risonanza magnetica in T2 entro sette giorni dal ricovero, mentre la severità della disfagia è stata valutata attraverso il questionario FOIS (Functional Oral Intake Scale (FOIS). É così emerso che 20 pazienti presentavano disfagia grave (28.6%) e 31 manifestavano disfagia lieve (44.3%), mentre in 19 pazienti la deglutizione è risultata normale (27.1%). L’analisi di regressione lineare ha mostrato che la riduzione di spessore del muscolo temporale rappresenta un fattore significativo per la severità della disfagia conseguente a uno stroke, assieme all’età e al punteggio NIHSS.
Lo studio giapponese propone dunque la valutazione Rm dello spessore del muscolo temporale come biomarker indipendente dell’entità della disfagia nei pazienti che sono andati incontro a uno stroke acuto. Sottolineando le molteplici ripercussioni che comportano l’atrofia e la perdita di massa muscolare, gli autori sottolineano il circolo vizioso della disfagia sarcopenica – in cui la perdita muscolare riguarda anche i muscoli della deglutizione e va ad aggravare ulteriormente le difficoltà di alimentazione – ma fanno notare che nei casi di stroke la perdita muscolare sembra coinvolta secondariamente nella disfagia, come attestano i risultati dello studio.
Da parte sua, la misurazione dello spessore del muscolo temporale tramite Rm viene considerato un dato strettamente correlato allo Skeletal Muscle Index (SMI), l’indice di massa muscolare scheletrica che viene utilizzato per la valutazione della sarcopenia. Si tratta quindi di una valutazione tanto semplice quanto affidabile, di facile accesso in ogni stroke unit, che può rappresentare un prezioso fattore prognostico. Il tema, secondo gli autori, merita comunque di essere approfondito in ulteriori studi che utilizzino anche parametri per le capacità di deglutiuzione – per esempio la videofluoroscopia e/o la videoendoscopia – e che siano eventualmente impostati su altri possibili metodi alternativi di valutazione oltre alla Rm, come per esempio l’imaging ultrasonografico.
Sakai K, Katayama M, Nakajima J, et al. Temporal muscle thickness is associated with the severity of dysphagia in patients with acute stroke. Arch Gerontol Geriatr. 2021;96:104439. doi:10.1016/j.archger.2021.104439
Silvano Marini
12 Aprile 2022
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