DISTURBI DEL SONNO
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Caratterizzata da pause intermittenti e ricorrenti della respirazione durante il sonno per l'ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree, la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS, Obstructive Sleep Apnea Syndrome) ha una prevalenza attorno al 3-23% nelle donne e al 9-49% negli uomini, in aumento con l’età. I principali fattori di rischio sono l’età avanzata, il genere maschile, l’elevata circonferenza del collo e l’obesità. Per l’ipossiemia che comporta, le sue conseguenze sono molteplici, con aumento del rischio ipertensione, demenza, stroke, infarto miocardico e mortalità. Da queste ripercussioni multisistemiche appare evidente quanto sia fondamentale formulare una diagnosi precoce che porti a un trattamento tempestivo.
Il gold standard diagnostico è la polisonnografia, che nella sua forma classica viene condotta in specifici reparti ospedalieri, ma il progressivo aumento dell’età media della popolazione e il concomitante incremento dei casi di obesità stanno rendendo sempre più popolari opzioni semplificate e meno costose per una valutazione preliminare, come i device portatili per il monitoraggio domiciliare del sonno. È anche la possibilità di discriminare il semplice russamento e altri disturbi del sonno dalla vera OSAS senza andare ad affollare ulteriormente i laboratori del sonno che sta rendendo sempre più frequente il ricorso ai dispositivi domiciliari. Tra questi, per uno screening di massima si segnalano anche gli smartwatch in grado di effettuare misurazioni biometriche.
Condotto in Turchia, uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Neuroscience ha valutato l’efficacia di uno smartwatch in grado di misurare la fotopletismografia e fare da accelerometro, registrando la saturazione ematica di ossigeno e il ritmo cardiaco, individuando le varie fasi del sonno e fornendone l’architettura complessiva. Nel lavoro, impostato secondo un disegno prospettico osservazionale, sono stati arruolati 115 partecipanti di entrambi i sessi – età media 49,24 anni, il 61,7% maschi – con sospetta OSAS e ricoverati in un laboratorio del sonno in attesa di polisonnografia. Di questi, 75 (65,22%) sono risultati affetti da OSAS, dei quali 29 (25,22%) in forma severa.
Venendo ai risultati del confronto, una volta sincronizzati con i dati forniti dalla polisonnografia classica, i dati registrati dallo smartwatch hanno mostrato adeguate sensibilità (75% e 96%), specificità (79% e 91%) e accuratezza diagnostica (AUC 0,84 e 0,93) nell’individuazione le apnee e le apnee severe rispettivamente. Va sottolineato che la maggiore concordanza tra i dati della polisonnografia e quelli dello smartwatch ha riguardato i casi più severi di OSAS.
I risultati della valutazione attestano dunque che la coerenza con i dati forniti dalla polisonnografia fa considerare gli smartwatch alla stregua di strumenti efficaci e convenienti per uno screening preliminare dei casi di sospetta OSAS, e che per la semplice integrazione nella vita quotidiana del paziente questi device si possono prendere in considerazione per un utilizzo di routine. Pur sottolineando pregi come l’accessibilità, la rapidità e la comodità, che rendono questi strumenti adatti anche per test ripetitivi, il lavoro non manca di elencarne i potenziali svantaggi nella diagnosi di OSAS, che vanno dalla mancanza di personale in grado di individuare e correggere gli eventuali artefatti o di intervenire in caso di problemi, alla difformità dei sensori dei device o all’assenza di controllo del processamento dei dati registrati. Attualmente, altri problemi potrebbero derivare dalla carente classificazione delle fasi del sonno e della frammentazione della struttura ipnica per l’individuazione di disordini di carattere non respiratorio. Ma, come tengono a sottolineare gli autori dello studio, gli algoritmi sono in continuo perfezionamento e appaiono estremamente promettenti in un futuro che appare sempre più vicino.
Cinar Bilge P, Keskintıg Fatma E, Cansu S, et al. Scanning of obstructive sleep apnea syndrome using smartwatch: A comparison of smartwatch and polysomnography. J Clin Neurosci. 2024;119:212-219. doi:10.1016/j.jocn.2023.12.009
28 Giugno 2024
Autore: 1952
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