DISTURBI DEL SONNO

Il nesso tra rinite allergica e apnee notturne persistenti in ambito pediatrico

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Pubblicata su Sleep Medicine, una sottoanalisi della multicentrica Childhood Adenotonsillectomy Trial (CHAT) conferma il ruolo dell’atopia anche dopo l’intervento di adenotonsillectomia.

Le apnee ostruttive del sonno rappresentano nel bambino un problema piuttosto frequente che, se non viene diagnosticato tempestivamente e affrontato in modo appropriato, non solo può comportare complicanze che vanno da un anomalo sviluppo del distretto maxillo-facciale a disturbi comportamentali e dell’apprendimento, ma sul lungo termine può anche aprire la strada a una serie di ripercussioni anche sulla salute del futuro adulto, in termini di ipertensione e maggiore esposizione al rischio cardiovascolare. Allo stesso tempo, si ritiene che in ambito pediatrico la rinite allergica interpreti un ruolo importante nello sviluppo della sindrome delle apnee ostruttive del sonno, in quanto aumenta la resistenza delle prime vie aeree e alimenta l’ipertrofia di tonsille e adenoidi. 

Il trattamento di prima linea della sindrome delle apnee ostruttive del sonno è l’adenotonsillectomia ma, come attestano i risultati della multicentrica statunitense Childhood Adenotonsillectomy Trial (CHAT), dopo l’intervento una percentuale di bambini che si stima attorno al 21% non presenta una risolutiva normalizzazione del tracciato polisonnografico. Una sottoanalisi cinese del CHAT, pubblicata di recente sulla rivista Sleep Medicine, è andata a verificare se la presenza di rinite allergica determina una maggiore persistenza delle apnee dopo l’adenotonsillectmia e se comporta una sintomatologia più accentuata e maggiori interferenze sulla qualità di vita del bambino.

I nuovi dati confermano che la rinite allergia è un’aggravante

La valutazione cinese ha preso in esame 372 maschi e femmine di 6 anni in media. Il 25% circa presentava rinite allergica e i bambini atopici si caratterizzavano per punteggi più elevati al Pediatric Sleep Questionnaire (PSQ) e forme più accentuate di apnee notturne. Dopo l’intervento adenotonsillectomia, nel gruppo dei bambini atopici è stato registrato un tasso di risoluzione decisamente più ridotto delle apnee notturne (aOR, 0,43; 95% CI, da 0,19 a 0,96), con uno score al PSQ che risultava persistentemente più elevato. I dati della sottoanalisi di Sleep Medicine confermano dunque che la presenza di rinite allergica incrementa l’entità delle apnee notturne e va a incidere più pesantemente sulla qualità di vita del bambino, comportando anche una persistenza dei sintomi più frequente dopo l’intervento di adenotonsillectomia.

L’importanza di gestire l’allergia dopo l’adenotonsillectomia

Commentando i risultati, gli autori ricordano che la rinite allergica rappresenta una delle più frequenti patologie croniche dell’età pediatrica, che si stima coinvolga dal 2 al 25% dei bambini su base mondiale, con una prevalenza in crescita soprattutto nella fascia di età 13-14 anni. Il rapporto dell’atopia con la sindrome delle apnee ostruttive del sonno è attualmente al centro delle attenzioni della ricerca e i dati della sottoanalisi del CHAT rappresentano la conferma che la rinite allergica rappresenta un fattore di rischio significativo per la persistenza delle apnee notturne e che questo, in attesa di studi prospettici che circostanzino ulteriormente il problema, ribadisce quanto sia importante in questi casi un’appropriata gestione dell’allergia respiratoria dopo l’intervento di tonsillectomia.

Reference

Wang C, Sun K, Liu K, Yu Z. Association of allergic rhinitis with persistent obstructive sleep apnea: A secondary analysis of the childhood adenotonsillectomy trial. Sleep Med. 2024;115:246-250. doi:10.1016/j.sleep.2024.02.029


14 Giugno 2024
Autore: 1951


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