OTOLOGIA

Invecchiamento, udito e declino cognitivo: il ruolo della sostanza bianca cerebrale

HOME \ AGGIORNAMENTI \ OTOLOGIA \

Un nuovo studio su NeuroImage rafforza il valore del DTI nell'indagare il legame tra funzione uditiva e cognitiva.

Nel panorama della ricerca sull’invecchiamento cerebrale, uno studio pubblicato sulla rivista NeuroImage offre nuove prospettive sull’interazione tra perdita uditiva, declino cognitivo e integrità della sostanza bianca. La ricerca, intitolata White matter integrity of hearing and cognitive impairments in healthy aging, è stata guidata da Samaneh Nemati, affiliata al Department of Communication Sciences and Disorders dell’Università della Carolina del Sud.

L’integrità della sostanza bianca

L’obiettivo dello studio era ambizioso, ma chiaro: esplorare in che modo l’integrità della sostanza bianca sia associata alle funzioni uditive e cognitive in individui che invecchiano in modo sano. Per garantire un campione rappresentativo di “healthy aging”, i ricercatori hanno adottato criteri di esclusione rigorosi, escludendo qualsiasi condizione neurodegenerativa o patologia acuta o cronica potenzialmente confondente.

Il metodo di indagine si è basato sull’imaging a tensore di diffusione (DTI), una tecnica che permette di valutare la microstruttura della sostanza bianca attraverso parametri come l’anisotropia frazionata (FA) e la diffusività media (MD). Una riduzione della FA è considerata un segno di perdita di organizzazione direzionale delle fibre nervose, mentre un aumento della MD suggerisce un deterioramento dell’integrità strutturale del tessuto.

Il campione comprendeva 126 partecipanti, con un'età compresa tra 20 e 79 anni (92 donne), reclutati dallo Aging Brain Cohort Study dell’Università della Carolina del Sud. Le funzioni cognitive sono state misurate tramite il Montreal Cognitive Assessment (MoCA), mentre la funzione uditiva è stata valutata utilizzando sia le soglie tonali pure (PTT) sia le soglie di riconoscimento delle parole in presenza di rumore (WIN).

Cosa è emerso dallo studio

I risultati hanno evidenziato correlazioni significative tra peggiori performance uditive e cognitive e una riduzione della FA accompagnata da un aumento della MD. Questo quadro suggerisce un marcato declino dell’integrità della sostanza bianca in presenza di deficit sensoriali e cognitivi. Le alterazioni microstrutturali erano particolarmente evidenti in regioni chiave come la corona radiata (anteriore e superiore), il corpo calloso, il fornice, il tratto talamico posteriore e il fascicolo longitudinale superiore. Tutte aree note per essere cruciali nell’elaborazione e nell’integrazione dei segnali uditivi e cognitivi.

Un’analisi di sottogruppo condotta sugli over 60 ha rivelato un dato particolarmente interessante: in questa fascia d’età non sono emerse differenze significative nei valori di FA tra chi presentava una funzione uditiva normale e chi mostrava una compromissione. Tuttavia, la MD risultava significativamente aumentata in diverse aree, tra cui il peduncolo cerebellare medio bilaterale, il cingolo sinistro (area ippocampale), il fornice sinistro e la commissura anteriore. Questo pattern suggerisce che la perdita uditiva nell’anziano può riflettersi in cambiamenti microstrutturali non rilevabili con parametri di coerenza delle fibre, ma evidenziabili attraverso la maggiore diffusività della sostanza bianca.

La ricerca ha inoltre messo in luce una vulnerabilità selettiva della sostanza bianca prefrontale e delle fibre callosali anteriori. Si tratta di percorsi neurali coinvolti nell’elaborazione uditiva di ordine superiore e in compiti cognitivi che richiedono una stretta coordinazione tra gli emisferi cerebrali. È proprio in queste aree che la perdita uditiva legata all’età (ARHL, Age-Related Hearing Loss) sembra esercitare il suo impatto più marcato.

Conclusioni

Lo studio rafforza il valore del DTI come strumento utile per indagare il legame tra funzione uditiva e cognitiva nel contesto dell’invecchiamento sano. Tuttavia, gli autori sottolineano che i dati rilevati non possono essere interpretati in termini di causalità. Saranno necessari studi longitudinali per comprendere se la compromissione della sostanza bianca sia una conseguenza della perdita sensoriale, un fattore predisponente al declino cognitivo, o entrambe le cose.

Per rendere visiva questa relazione, gli autori propongono una metafora efficace: la sostanza bianca può essere vista come una rete stradale all’interno del cervello. Quando queste “strade” sono ben mantenute, il traffico di informazioni – siano esse legate al pensiero o all’elaborazione dei suoni – scorre fluido. Con l’età e la perdita uditiva, però, alcune di queste vie iniziano a deteriorarsi. Le informazioni impiegano più tempo a “viaggiare”, come accade su una strada dissestata. Ed è proprio questo rallentamento che, progressivamente, può compromettere anche la funzione cognitiva.

Reference

Nemati S, Arjmandi M, Neils-Strunjas J, Newman-Norlund RD, Newman-Norlund SE, Droege L, Bonilha L, Fridriksson J. White matter integrity of hearing and cognitive impairments in healthy aging. Neuroimage. 2025 Apr 15;310:121135. doi: 10.1016/j.neuroimage.2025.121135. 


06 Agosto 2025
Autore: Redazione


2026 © Copyright ORL.NEWS - Eureka Srl - C.F. e P.I. 01841430463
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n.35 del 26/02/2020)
Consulta l'informativa sulla privacy | Contatti