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L’invecchiamento della popolazione pone la questione dell’aumento dell’incidenza della demenza a livello globale, e sottolinea quindi l’importanza di agire sui possibili fattori di rischio modificabili, come per esempio la perdita dell’udito.
Di recente, alcuni studi hanno dimostrato che il miglioramento dell’udito negli anziani con ipoacusia, ottenuto grazie agli apparecchi acustici o agli impianti cocleari, è associato a un significativo miglioramento della funzione cognitiva. Le ricerche condotte finora, però, non hanno fornito sufficienti informazioni sui pazienti che presentavano segni di declino cognitivo prima di ricevere l’ausilio uditivo.
Uno studio condotto in Belgio ha concentrato l’attenzione sulla valutazione, prima e dopo l’impianto cocleare, della funzione cognitiva negli anziani con ipoacusia grave a rischio di decadimento cognitivo lieve. Questa condizione, infatti, consente ai pazienti di svolgere in autonomia le attività quotidiane, ma in oltre la metà dei casi evolve in demenza entro 5 anni.
Nello studio, longitudinale prospettico di coorte, sono stati inclusi 21 pazienti con età media di 72 anni, in maggioranza uomini (13 soggetti, 62%), con ipoacusia severa e candidabili all’impianto cocleare, arruolati consecutivamente tra il 2015 e il 2021. Per l’inclusione nello studio era necessario che i partecipanti avessero almeno 55 anni e avessero ottenuto un punteggio totale inferiore alla media riferita all’età, di almeno una deviazione standard (corrispondente a una valore inferiore o uguale al 16° percentile) nel test cognitivo RBANS-H (Repeatable Battery for the Assessment of Neuropsychological Status specifico per pazienti con ipoacusia) eseguito prima dell’intervento; questo range di valori, infatti, identifica soggetti a rischio di decadimento cognitivo lieve.
La valutazione della funzione cognitiva con questo strumento è stata ripetuta dopo 12 mesi dall’attivazione dell’impianto cocleare, per identificare le eventuali variazioni nel punteggio rispetto alla condizione preoperatoria.
Per la maggioranza dei partecipanti (16 pazienti, 76%), il percentile complessivo ottenuto al test RBANS-H eseguito dopo 12 mesi dall’impianto cocleare è migliorato rispetto al dato precedente all’intervento; per 4 soggetti il percentile è diminuito e in un caso è rimasto stabile.
Per 8 partecipanti (38%), a 12 mesi dall’intervento il punteggio al test cognitivo ha superato il 16° percentile indicativo di declino cognitivo lieve, ma il valore mediano complessivo è comunque rimasto inferiore a questa soglia.
Nello studio è stata valutata anche la variazione della capacità di riconoscimento del parlato in condizioni di rumore, e i dati hanno indicato un miglioramento di questo parametro dopo l’impianto cocleare, che a sua volta è risultato associato al miglioramento della funzione cognitiva.
Gli anni di istruzione, il sesso dei partecipanti e la presenza di sintomi di ansia e depressione, invece, non hanno mostrato alcuna correlazione con la variazione del punteggio ottenuto al test cognitivo.
«I risultati di questo studio suggeriscono un’associazione tra la riabilitazione dell’udito mediante l’impianto cocleare e il miglioramento cognitivo dopo 12 mesi dall’intervento in soggetti a rischio di deterioramento cognitivo lieve» osservano gli autori della ricerca. «Pertanto, l’impianto cocleare dovrebbe essere preso in considerazione negli anziani con performance inferiori al previsto nei test cognitivi e l’intervento non dovrebbe essere inutilmente ritardato in questi soggetti a rischio».
Andries E, Bosmans J, Engelborghs S, et al. Evaluation of cognitive functioning before and after cochlear implantation in adults aged 55 years and older at risk for mild cognitive impairment. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2023;149(4):310-16.
18 Settembre 2023
Autore: Redazione
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