ONCOLOGIA

La terapia manuale riabilitativa nei pazienti con trisma da radioterapia

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Pubblicata sulla rivista JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery, una valutazione retrospettiva di una serie di casi clinici attesta l’utilità dell’approccio anche nei casi più complessi e datati.

Il trisma – inteso come contrattura dolorosa e protratta dei muscoli masticatori che ostacola l’apertura della bocca – rappresenta, dopo la xerostomia, una delle più frequenti e gravose complicanze locali che si manifestano dopo il trattamento dei tumori della testa e del collo. 

La sua prevalenza – per quanto estremamente variabile in base ai criteri di valutazione utilizzati – oscilla tra il 5 e il 42%. 

Il trisma da radioterapia, in particolare, si può ricondurre a cause come la fibrosi, la formazione di tessuto cicatriziale, il danno a carico dei nervi e/o l’atrofia muscolare che impediscono l’appropriato funzionamento dei muscoli masticatori. 

Le conseguenze sono pesanti e comportano problemi di alimentazione, deglutizione e comunicazione (l’articolazione dei suoni e delle parole viene inevitabilmente penalizzata), ma viene ostacolato anche un appropriato accesso alla bocca per l’igiene orale, le cure dentali, eventuali episodi di emesi o necessità di intubazione. 

Sul versante terapeutico, la fisioterapia riabilitativa manuale si basa su tecniche che comprendono il drenaggio linfatico tramite manipolazione, il massaggio miofasciale e lo stretching attivo o passivo, nell’intento di migliorare la massima apertura della bocca, aumentando la distanza interincisiva. 

Sui pazienti che hanno affrontato un intervento per un tumore della testa e del collo, però, la letteratura è piuttosto limitata. Di recente, una valutazione retrospettiva di una serie di casi clinici condotta all’University of Texas e pubblicata su JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery ha proposto alcuni spunti sul tema.

Miglioramenti già alla prima sessione di riabilitazione manuale

Lo studio texano ha coinvolto 49 soggetti – età media 63 anni – che erano stati sottoposti a radioterapia, con o senza terapia adiuvante, per un tumore della testa e del collo, che al momento della valutazione erano liberi da malattia e avevano affrontato una o più sessioni di fisioterapia riabilitativa manuale contro il trisma. 

Dai risultati è emerso che in seguito a una sola sessione di fisioterapia manuale la massima apertura interincisiva è aumentata in media (SD) di 4,1 (1,9) mm (effect size 0,45) e che dopo una serie di sessioni è aumentata di 6,4 (4,8) mm (effect size 0,7). 

Come viene sottolineato dagli autori, si tratta di riscontri che attestano come l’approccio riabilitativo manuale determini un miglioramento di entità da intermedia a significativa del trisma da radioterapia già dalla prima sessione e che gli effetti del trattamento migliorino a fronte di sessioni ripetute. 

Tali dati, peraltro, non risentono di variabili individuali come per esempio una storia di malattia in fase avanzata, l’aver affrontato molteplici linee di terapia oncologica o il tempo trascorso dal trattamento (anche ≥ 5 anni).

Fisioterapia manuale: approccio di prima linea o adiuvante

La casistica della Texas University, dunque, ribadisce la validità dell’approccio manuale al trisma da radiazioni di entità da moderata a grave. 

Nel lavoro viene fatto notare che la maggioranza degli studi che hanno approfondito il tema ha preso in esame l’efficacia degli esercizi attivi e non la fisioterapia manuale, con risultati in genere estremamente variabili e che non appaiono comunque conclusivi.

I risultati texani fanno invece emergere che la fisioterapia riabilitativa manuale si può considerare come un approccio di prima linea o come un metodo adiuvante non invasivo contro il trisma da radiazioni, che per ottimizzare i risultati si può utilizzare in abbinamento ai dispositivi di stretching orale e agli esercizi attivi di riabilitazione.

Reference

McMillan H, Barbon CEA, Cardoso R, et al. Manual Therapy for Patients With Radiation-Associated Trismus After Head and Neck Cancer. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2022;148(5):418-425. doi:10.1001/jamaoto.2022.0082


27 Giugno 2023
Autore: 1952


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