RINOLOGIA
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A livello encefalico, il bulbo olfattivo è il primo centro di elaborazione delle informazioni veicolate dai neuroni olfattivi e si ritiene faccia da deposito per le cellule progenitrici, i neuroblasti. Attraverso la risonanza magnetica è possibile valutare le disfunzioni olfattive in relazione al volume del bulbo olfattivo, con tanto di cut off che consentono di differenziarne le dimensioni fisiologiche da quelle ipoplastiche. È stato infatti dimostrato che, dopo trattamenti appropriati, i cambiamenti in termini di volume si associano al miglioramento della funzione olfattiva e che questo tipo di stima di carattere volumetrico fornisce quindi informazioni utili di carattere diagnostico e prognostico su base morfologica. Finora, però, gli studi in questo campo hanno approfondito esclusivamente le dimensioni e il volume del bulbo olfattivo, trascurando la relazione tra la forma di quest’ultimo e la funzione olfattiva. A colmare questa lacuna è stato un recente lavoro pubblicato sulla rivista Brain Sciences.
Condotto alla Technische Universität di Dresda, lo studio retrospettivo trasversale ha messo a confronto i dati riguardanti 192 pazienti di età compresa tra i 24 e gli 81 anni affetti da varie forme di anosmia, con un gruppo di 77 soggetti sani. La valutazione comprendeva l’esame endoscopico delle cavità nasali, la raccolta anamnestica, una batteria di test dell’olfatto e una scansione RmT2. In base a una serie di variabili predefinite, la forma del bulbo olfattivo è stata classificata in convessa e non convessa, facendo emergere risultati decisamente interessanti. La struttura non convessa, infatti, è stata osservata molto più di frequente nei pazienti affetti da anosmia che nei controlli sani e la forma del bulbo olfattivo è risultata correlata alla funzione olfattiva indipendentemente dall’età, dal genere e dal volume stesso. La forma – che sembra modificarsi con l’età nei soggetti sani – è risultata inoltre associata a cause specifiche di disturbo olfattivo (una forma irregolare, per esempio, ricorreva in modo significativo nelle perdite dell’olfatto d’origine traumatica).
Lo studio tedesco suggerisce quindi che la forma del bulbo olfattivo può rappresentare un biomarker inedito dell’anosmia e mette per la prima volta in evidenza il legame tra la conformazione del principale centro dell’olfatto e le disfunzioni olfattive, proponendo allo stesso tempo un nuovo modello di inquadramento morfologico. Dalla tipica conformazione “a oliva”, che riflette una funzione fisiologica, si possono infatti manifestare forme diverse – regolare o irregolare, convessa o non convessa con varianti specifiche – potenzialmente correlabili a corrispettivi problemi riguardanti il senso dell’olfatto. Per certi aspetti, questa spiccata variabilità strutturale può essere l’espressione della plasticità del bulbo olfattivo, ma il possibile rapporto delle diverse forme con specifiche disfunzioni olfattive potrebbe tradursi in una notevole utilità clinica. La valutazione volumetrica, infatti, non viene utilizzata di routine in quanto richiede software dedicati e tempi lunghi. La valutazione di eventuali deformazioni, invece, è molto più semplice e immediata. Allo stesso tempo, lo studio tedesco solleva una serie di quesiti: la valutazione della forma è complementare a quella volumetrica? È utile in termini prognostici? I trattamenti appropriati determinano cambiamenti morfologici? Le risposte sono affidate a studi ulteriori.
Yan X, Joshi A, Zang Y, Assunção F, Fernandes HM, Hummel T. The Shape of the Olfactory Bulb Predicts Olfactory Function. Brain Sci. 2022;12(2):128. Published 2022 Jan 18. doi:10.3390/brainsci12020128
25 Gennaio 2023
Autore: 1952
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