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Si sta studiando, ormai da qualche tempo, il possibile coinvolgimento della carenza di vitamina D nell’insorgenza di deficit dell’udito. Se così fosse, l’avitaminosi D andrebbe ad aggiungersi al lungo elenco di fattori legati a uno stile di vita scorretto che favoriscono l’ipoacusia, come il fumo, l’abuso di alcolici o l’eccesso ponderale, ma anche a carenze nutrizionali specifiche (omega-3, PUFA, folati, betacarotene, riboflavina, niacina, retinolo, vitamine A, E, B12, C).
Anch’esse indirettamente legate a un’alimentazione scorretta; tra i fattori che predispongono al danno uditivo si possono citare anche forme patologiche tipo il diabete, le malattie cardiovascolari e le nefropatie.
La vitamina D, in effetti, si caratterizza per una presenza ubiquitaria nell'organismo, dove svolge molteplici azioni a livello sia osseo sia extraosseo.
A spiegare il suo possibile coinvolgimento nell’ipoacusia ci sono la sua presenza nei recettori del sistema uditivo e la funzione a favore dell’omeostasi del calcio e del metabolismo dell’apparato osseo locale, responsabile della trasmissione del segnale acustico al sistema nervoso centrale assieme ai fluidi dell’orecchio interno, alle cellule ciliate e al tessuto nervoso.
Nonostante meccanismi biologici plausibili, il nesso tra carenza di vitamina D e ipoacusia nell’adulto anziano è stato preso in esame da pochi studi epidemiologici, perlopiù inficiati da impostazioni inadeguate. Di recente, Nutrition Research ha pubblicato uno studio statunitense che porta ulteriori contributi al tema. Si tratta di uno studio trasversale condotto sul database NHANES (National Health and Nutrition Examination Surveys), che aveva l’obiettivo principale di verificare se la carenza di vitamina D si associa a un difetto uditivo, in particolare all’ipoacusia neurosensoriale, nella popolazione “over 50”.
A questo scopo, sono stati complessivamente valutati i dati di 3.489 soggetti (età media 61,5 anni), mostrando che la carenza di vitamina D è estremamente frequente nell’adulto anziano (62,4%), così come i deficit dell’udito (40,5%) e che l’avitaminosi D aumenta del 45% il rischio di sviluppare ipoacusia neurosensoriale bilaterale.
Anche questo nuovo studio conferma quindi l’ipotesi che esista un’associazione significativa tra la carenza di vitamina D e l’insorgenza di ipoacusia bilaterale nell’adulto anziano, sottolineando il ruolo significativo che questa vitamina-ormone interpreta anche a livello del sistema uditivo. In effetti, come viene ricordato nel lavoro, la vitamina D è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica e svolge una funzione importante a livello dei neurotrasmettitori cerebrali.
Nei modelli animali, per esempio, è stato dimostrato che influenza la proliferazione e la differenziazione delle cellule staminali e delle cellule progenitrici, contribuendo alla loro trasformazione nei vari tipi neuronali presenti a livello encefalico e del sistema nervoso uditivo.
Agendo anche come steroide neuroattivo, la sua carenza può inoltre portare al declino dei nervi cranici legati alla funzione uditiva, oppure può causare demineralizzazione con perdite di calcio e alterazioni del microcircolo a livello della coclea, con conseguente deterioramento funzionale.
Lo studio sottolinea anche che la forma attiva della vitamina D viene convertita dal rene e che le nefropatie che compromettono la filtrazione glomerulare sono state recentemente associate alla comparsa di ipoacusia. I meccanismi eziologici del nesso avitaminosi D-ipoacusia richiedono comunque ulteriori approfondimenti.
Bigman G.Deficiency in Vitamin D is Associated with Bilateral Hearing Impairment and Bilateral Sensorineural Hearing Loss in Older Adults. Nutrition Research, 2022, doi:https://doi.org/10.1016/j.nutres.2022.05.008
29 Giugno 2022
Autore: 1952
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