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Otite media acuta nei bambini: il ruolo delle colture nasofaringee

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Le colture nasofaringee possono aiutare i clinici a monitorare e gestire i casi di fallimento terapeutico o di recidive frequenti di otite media nei bambini.

I risultati di uno studio retrospettivo svedese forniscono utili indicazioni per inquadrare meglio il possibile contributo delle colture nasofaringee nella gestione del trattamento della patologia In un contesto in cui l’utilizzo crescente degli antibiotici per le infezioni batteriche delle vie aeree superiori, in particolare di quelli ad ampio spettro, rende sempre più urgente il problema dell’antibioticoresistenza, il trattamento dell’otite media acuta assume un ruolo di primaria importanza. Si tratta, infatti, dell’infezione batterica per la quale oggi viene fatto il maggior numero di prescrizioni di antibiotici nella popolazione infantile. L’agente patogeno causa dell’infezione viene identificato nelle colture dei fluidi dell’orecchio medio, ottenuti tramite timpanocentesi; tuttavia, l’intervento è impegnativo e non consigliato nei casi non complicati. Per questo motivo, per quanto la correlazione con la crescita batterica nell’orecchio medio non sia perfetta e dipenda molto dal tipo di patogeno, in molti casi le linee guida indicano l’utilizzo delle colture nasofaringee per identificare il ceppo batterico che con maggiore probabilità è alla base dell’otite media acuta nei bambini. Tuttavia, sebbene le colture nasofaringee siano spesso utilizzate nella pratica clinica, le indicazioni su quando e come vengono utilizzate e i dati raccolti riguardo la loro ricaduta nella gestione dell’otite media acuta sono limitati.

Tanti aspetti da approfondire

Per chiarirne meglio il ruolo nella gestione della patologia, un gruppo di ricercatori svedesi ha condotto un’analisi retrospettiva su tutte le colture nasofaringee effettuate nella pratica clinica nella contea di Skåne, in Svezia, su bambini di età compresa tra 0 e 12 anni tra il 2017 e il 2018. Sono stati analizzati anche i dati clinici relativi ai 2 mesi precedenti e successivi le colture, contenuti nelle cartelle cliniche, per verificare il motivo che ha portato a effettuarle, il risultato e la sua ricaduta sulla gestione del paziente. Nei 2 anni considerati nello studio sono state effettuate 978 colture nasofaringee, nella maggioranza dei casi (633) da parte di medici di medicina generale. I bambini erano in maggioranza maschi (540, 55%) e nel 70% dei casi (684 bambini) di età compresa tra 0 e 2 anni; l’età media era 2,4 anni. La ragione più frequente per il ricorso alla coltura nasofaringea è risultata la rapida ricaduta dopo un precedente episodio di otite media, registrata nel 40% dei casi (393 pazienti), ma non è stata individuata alcuna correlazione con un particolare patogeno. Le colture nasofaringee sono state effettuate, inoltre, a causa del fallimento del trattamento nel 22% dei casi (217 pazienti), del sospetto di complicanze nel 3% (28 casi) e di un’allergia agli antibiotici nel 1% (7 casi). L’agente patogeno individuato con maggiore frequenza è risultato Moraxella catarrhalis, presente nel 53% delle colture nasofaringee esaminate, seguito da Haemophilus influenzae nel 30% e da Streptococcus pneumoniae nel 14%. I dati indicano inoltre una correlazione positiva tra Moraxella catarrhalis e Streptococcus pneumoniae. Tre bambini su 4 erano in trattamento antibiotico o lo avevano ricevuto nei 2 mesi precedenti la coltura, nell'80% dei casi con penicillina V. I tassi di resistenza sono risultati bassi. Nel 21% dei casi (206 bambini), il risultato della coltura ha portato a una modifica della gestione del paziente, con un un controllo aggiuntivo nel 15% dei casi o con un cambiamento dell’antibiotico utilizzato nell’11%. Questi casi sono risultati più frequenti in casi di infezione da Haemophilus influenzae, specie se resistente agli antibiotici betalattamici. 

Le ricadute nella pratica clinica

“Nonostante la correlazione con la crescita batterica nell’orecchio medio non sia perfetta, le colture nasofaringee possono aiutare i clinici a monitorare e gestire i casi di fallimento terapeutico o di recidive frequenti di otite media nei bambini” commentano gli autori dello studio. “Inoltre possono fornire indicazioni utili per la definizione del trattamento adeguato quando gli antibiotici di prima scelta o la vigile attesa falliscono, e rappresentano anche un modo per monitorare la prevalenza di ceppi resistenti”.

Reference

Jinhage M, Hermansson A, Gisselsson-Solén M. Nasopharyngeal cultures in children with AOM – A retrospective study on bacteriological findings and impact on management. Int J Pediatr Otorhinolaryngol. 2021 Jul 19;149:110848.


04 Ottobre 2021
Autore: 1951


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