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Demenza: il rischio aumenta se più sensi sono compromessi

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Il deficit contemporaneo della vista e dell’udito è associato a un rischio aumentato di sviluppare demenza e malattia di Alzheimer.

In base ai risultati di un recente studio statunitense, il deficit contemporaneo della vista e dell’udito è associato a un rischio aumentato di sviluppare demenza e malattia di Alzheimer rispetto all’assenza o alla presenza di un’unica compromissione sensoriale L’ipoacusia e i deficit visivi sono compromissioni sensoriali che colpiscono con maggiore frequenza le persone anziane, e sono associate a un aumento del rischio di limitazioni funzionali e di morte. Diversi studi prospettici hanno fornito prove piuttosto solide riguardo l’effetto di questi deficit sensoriali sulle capacità cognitive, indicando che la compromissione della vista e quella dell’udito sono correlate in modo indipendente a un aumento del rischio di declino cognitivo e di demenza negli anziani. Non è ancora chiaro, invece, il legame tra una situazione di compromissione contemporanea della vista e dell’udito (dual sensory impairment, DSI) e il rischio di sviluppare demenza. Infatti, nella maggior parte dei casi gli studi condotti sono focalizzati sul declino cognitivo e non sono disponibili in letteratura dati da studi prospettici che abbiano indagato l’associazione tra DSI e rischio di demenza.

Lo stretto legame tra deficit sensoriali e demenza

Per raccogliere evidenze sulla possibile correlazione tra la duplice compromissione sensoriale e il rischio di sviluppare demenza in età avanzata, un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto uno studio prendendo in considerazione un gruppo di pazienti arruolati nel Ginkgo Evaluation of Memory (GEM) study, un trial controllato randomizzato in doppio cieco condotto tra il 2000 e il 2008, che aveva l’obiettivo di valutare l’efficacia del Ginkgo biloba nella prevenzione della demenza. Nonostante il risultato negativo, lo studio ha fornito una base di dati utili per altre analisi relative alle capacità cognitive e alla demenza. Nello specifico, lo studio statunitense ha incluso 2.051 pazienti del trial originario con più di 75 anni, per i quali erano disponibili i dati relativi alle capacità visive e uditive al momento dell’arruolamento, riferiti dai pazienti, e le valutazioni della presenza di demenza nel corso del follow up, effettuate ogni 6 mesi con strumenti riconosciuti e secondo criteri standardizzati. Per essere inclusi, i pazienti al baseline non dovevano presentare sintomi di demenza ma potevano avere una diagnosi di lieve declino cognitivo. La maggior parte dei pazienti non presentava alcuna compromissione sensoriale (1.480 pazienti, 72,1%), mentre il 22,8% (467 persone) aveva deficit visivo o ipoacusia e il 5,1% entrambe le condizioni (104 persone). Rispetto a chi non presentava problemi sensoriali, il sottogruppo dei pazienti con duplice compromissione aveva un’età media più elevata (79,1 vs 78,4 anni), comprendeva una maggiore percentuale di maschi (67,3% vs 55,9%), una più elevata incidenza di comorbilità (malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e diabete), una più alta percentuale di ex fumatori (58,7% vs 54,9%) e un maggiore consumo settimanale medio di alcol. Dall’analisi statistica è emerso che la contemporanea compromissione della vista e dell’udito era associata con un rischio aumentato di sviluppare demenza per tutte le cause (hazard ratio, HR: 1,86) e, nello specifico, malattia di Alzheimer (HR: 2,12) rispetto alle condizioni di assenza di deficit sensoriali e di presenza di un unico deficit; i risultati erano statisticamente significativi. Non è stata rilevata alcuna correlazione significativa, invece, con il rischio di sviluppare demenza vascolare. Inoltre, il deficit visivo, ma non quello uditivo, è risultato associato in modo indipendente con un aumento del rischio di demenza per tutte le cause (HR: 1,32). Infine, è stata evidenziata una correlazione tra la severità della duplice compromissione sensoriale e lo sviluppo di demenza.

Le prospettive future

La duplice compromissione sensoriale potrebbe aiutare a identificare gli anziani ad alto rischio di sviluppare demenza” commentano gli autori. “Ulteriori studi potranno definire in modo più preciso il ruolo dei deficit sensoriali e stabilire se i trattamenti che migliorano le funzioni sensoriali, come gli interventi chirurgici, i dispositivi e le protesi, possano modificare questo rischio”.

Reference

Hwang PH, Longstreth WT Jr, Brenowitz WD, et al. Dual sensory impairment in older adults and risk of dementia from the GEM Study. Alzheimers Dement (Amst). 2020;12(1):e12054.


23 Novembre 2020
Autore: 1951


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