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Uno studio di popolazione condotto in Puglia ha fornito nuove evidenze sulla correlazione tra il disturbo di elaborazione uditiva centrale negli anziani e la comparsa di perdita cognitiva lieve e di demenza.
La perdita di udito legata all’età, con il conseguente isolamento sociale, è considerata un fattore di rischio potenzialmente modificabile per la demenza; d’altra parte, i sintomi della presbiacusia possono manifestarsi diversi anni prima della comparsa dei sintomi cognitivi della malattia di Alzheimer.
In particolare, il disturbo di elaborazione uditiva centrale (central auditory processing disorder, CAPD) legato all’età è stato di recente riconosciuto come fattore di rischio specifico per la presbiacusia.
Caratteristica di questo disturbo è un’alterazione della percezione del parlato, in particolare la scarsa comprensione in ambienti rumorosi o con discorsi sovrapposti, che, come emerge da alcuni studi, causa negli anziani con CAPD prestazioni peggiori nei test neuropsicologici e un aumento del rischio di demenza, anche se la causa precisa di questa associazione non è ancora del tutto chiara.
I risultati di alcuni studi epidemiologici hanno suggerito che il disturbo di elaborazione uditiva centrale correlato all’età possa avere un ruolo fondamentale nell’aumentare l’incidenza di perdita cognitiva lieve (mild cognitive impairment, MCI) e di demenza. Tuttavia, i dati di letteratura su questa associazione sono pochi.
Per approfondire questo aspetto, un gruppo di ricercatori italiani guidato da Nicola Quaranta dell'Università Aldo Moro di Bari, ha condotto uno studio sulla popolazione anziana del paese di Castellana Grotte, in Puglia.
Lo studio sulla popolazione pugliese
I partecipanti allo
studio sono stati selezionati all’interno del più ampio studio di popolazione GreatAGE: 1.647 persone sane con più di 65 anni sono state incluse nell’analisi condotta tra il 2013 e il 2018. Sono stati valutati la presenza di perdita cognitiva lieve e il CAPD correlato all’età, sono state condotte valutazioni neurologiche e neuropsicologiche e sono stati dosati diversi biomarcatori metabolici sierici. L’età media dei partecipanti era circa 74 anni.
Il disturbo di elaborazione uditiva centrale è risultato:
- presente nel 14% circa dei partecipanti
- più diffuso tra gli uomini (55%)
- caratterizzato da una prevalenza che aumenta con l’età.
Una perdita cognitiva lieve è stata riscontrata nel 16% circa dei partecipanti, mentre la demenza riguardava il 4% circa del campione.
Nel gruppo di partecipanti con perdita cognitiva lieve, circa il 20% aveva un disturbo di elaborazione uditiva centrale; questa percentuale è salita al 42% circa nel gruppo di pazienti con demenza.
L’analisi statistica ha indicato un’associazione del CAPD correlato all’età con la perdita cognitiva lieve (odds ratio: 1,50) e con la demenza (odds ratio: 2,23).
Un passo avanti nelle conoscenze
«La principale indicazione che emerge dai risultati dello studio è che il disturbo di elaborazione uditiva centrale legato all’età ha una forte associazione con la diagnosi di perdita cognitiva lieve e di demenza» sottolineano gli autori dello studio, pubblicato su
Otolaryngology–Head and Neck Surgery. «Nella pratica clinica, questo suggerisce l’opportunità di una valutazione del CAPD legato all’età nei pazienti anziani con perdita cognitiva e difficoltà di percezione del parlato in ambienti rumorosi o con discorsi sovrapposti. La valutazione della funzione uditiva centrale dovrebbe quindi diventare parte integrante della valutazione geriatrica complessiva».
Reference
Sardone R, Battista P, Donghia R, et al. Age-Related Central Auditory Processing Disorder, MCI, and Dementia in an Older Population of Southern Italy. Otolaryngol Head Neck Surg. 2020;194599820913635.
24 Agosto 2020
Autore: Redazione