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Sempre meno chirurgia e chemioterapia nel trattamento del carcinoma orofaringeo mediato dal papillomavirus umano. Ma qual è la strategia migliore?
Quando è mediato dal papillomavirus umano (HPV, Human Papilloma Virus), il carcinoma orofaringeo colpisce in prevalenza una popolazione più sana e più giovane, può essere trattato con successo con diversi approcci ed è associato ad outcome di sopravvivenza migliori.
Per i pazienti con carcinoma orofaringeo mediato da HPV, quindi, è molto importante definire e attuare una strategia terapeutica il più possibile improntata a mantenere un corretto equilibrio tra trattamenti necessari per la sopravvivenza e rischio di tossicità, con particolare attenzione al mantenimento di funzioni come la deglutizione, alla riduzione della dipendenza da gastrostomia o tracheostomia e alla qualità di vita.
La difficoltà di definire il trattamento iniziale più appropriato
Il trattamento ideale da impiegare come primo approccio al carcinoma orofaringeo mediato da HPV è un tema
ancora controverso negli Stati Uniti.
Nei centri oncologici si rileva una certa variabilità nei trattamenti iniziali impiegati: la
chirurgia transorale, quando utilizzata nei centri di riferimento come prima terapia, ha dimostrato risultati molto soddisfacenti per quanto riguarda gli outcome clinici e di mantenimento delle funzionalità, permettendo anche di definire una terapia adiuvante appropriata.
Il trattamento che prevede la
chemioradioterapia adiuvante dopo l’intervento rappresenta potenzialmente un sovratrattamento, gravato da possibili tossicità, che dovrebbe essere riservato a coorti adeguatamente selezionate di pazienti.
Tuttavia, precedenti studi condotti sui dati raccolti nel
National Cancer Data Base (NCDB) statunitense indicano una percentuale elevata di casi in cui margini chirurgici positivi richiedono una chemioradioterapia adiuvante, a sostegno di una probabile selezione inappropriata dei pazienti da sottoporre a tale intervento.
Uno studio sugli aspetti critici del carcinoma orofaringeo
Un gruppo di ricercatori guidato da
Kevin Zhan dell’Ohio State University, negli Stati Uniti, ha analizzato i
dati raccolti nel NCDB per individuare i fattori che influenzano a livello nazionale la scelta della strategia terapeutica per i pazienti con carcinoma orofaringeo mediato da HPV. Per l’analisi è stato preso in considerazione il periodo tra il 2010 e il 2014.
Sono stati individuati 13.363 pazienti con patologia primaria trattati con intento curativo: la popolazione era composta in grande maggioranza da uomini (86,2%), con età mediana di 58 anni e con poche comorbilità. Il trattamento primario più diffuso è risultato di tipo non chirurgico (66,7%), principalmente la chemioradioterapia (58,9%); nel 19% dei casi il percorso scelto è stato quello chirurgico seguito dalla chemioradioterapia.
Valutando l’andamento nel periodo considerato, i ricercatori hanno osservato una
riduzione dell’impiego della chirurgia seguita da chemioradioterapia (da 23,7% a 16,9%), l’
aumento dell’utilizzo della radioterapia da sola (da 5,9% a 9,8%) e della
chirurgia con radioterapia adiuvante (da 7,9% a 9,2%). In generale, l’approccio chirurgico come primo trattamento si è ridotto dal 36,1% al 31,3% dei casi.
L’analisi statistica ha indicato un’associazione fra le strutture con un maggiore volume di attività e un tasso inferiore di interventi con margini positivi; inoltre, nei pazienti operati sono risultati fattori predittivi indipendenti dell’impiego della chemioradioterapia l’età più giovane, un volume inferiore di attività del centro in cui sono stati assistiti, la presenza di malattia nodale, i margini chirurgici positivi e l’estensione extranodale del tumore.
«La strategia di trattamento del carcinoma orofaringeo mediato da HPV è cambiata nel corso del periodo analizzato, con una significativa riduzione dell’impiego sia della chemioradioterapia adiuvante sia dell’intervento chirurgico come primo trattamento» commentano gli autori dello studio, pubblicato a marzo 2020 su Cancer. «Numerose variabili, però, influenzano la scelta del trattamento primario, suggerendo potenziali aree di indagine riguardo una possibile disparità di accesso alle cure».
Reference.
Zhan KY, Puram SV, Li MM, et al. National treatment trends in human papillomavirus-positive oropharyngeal squamous cell carcinoma. Cancer. 2020 Mar 15;126(6):1295-1305.
04 Maggio 2020
Autore: Redazione